Ciudad Juarez, un femminicidio protratto per anni

Un Femminicidio, denunciano le associazioni di donne: un genocidio contro le donne. L’attacco è realizzato da persone conosciute o sconosciute, violenti, violentatori, assassini individuali o di gruppo, occasionali o professionali e conduce sempre alla morte crudele della vittima. Tutti questi atti hanno in comune una visione della donna che è considerata come un oggetto “usa e getta” che si può violare ed eliminare.
Dal 1994 nello stato di Chihuahua, alla frontiera con gli Stati Uniti, a Ciudad Juarez hanno iniziato ad apparire nel deserto cadaveri di ragazze, mutilati e seviziati. Il Centro de Asesoría de las Mujeres ha cominciato ad investigare. Le ragazze erano tutte molto simili fisicamente e provenivano da famiglie povere; in genere erano impiegate nelle maquilas . Tutte sono state vittime di violenze sessuali e strangolate. Moltissime rimangono ancora senza nome.
Alcuni cadaveri sono stati ritrovati nei quartieri del centro cittadino, altri scoperti in zone incolte della periferia, ma una cosa è certa: tutte le donne sono state uccise da qualche altra parte, a volte dopo esser state sequestrate per intere settimane. Gli omicidi si ripetono, si assomigliano, le sevizie sono le stesse e riguardano non solo donne adulte ma anche adolescenti, e addirittura bambine di 10 o 12 anni.
Hanno fatto un collegamento tra gli omicidi e la natura povera e violenta della città, propria delle realtà di frontiera. Su 1.500.000 abitanti 800.000 sono immigrati, messicani e latinoamericani in generale, che si affollano sul confine aspettando l’occasione per entrare negli Stati Uniti. Quelli che non riescono a passare la frontiera si fermano nelle periferie più povere e, se ci riescono, cominciano a lavorare nelle maquilas. Le imprese tendono a contrattare sempre più manodopera femminile che è meno costosa e quindi, c’è un universo maschile sempre più destabilizzato, povero e dipendente. E’ in questo panorama che sono cominciati gli assassinii.
Pensano che uno o più maniaci possano essere stati la causa scatenante ma che poi si sia innestato un fenomeno di emulazione perversa che ha coinvolto altri soggetti criminali.
C’è l’ipotesi di produzione di snuff movies (film in cui la vittima viene violentata, torturata e uccisa di fronte alla macchina da presa n.d.r.) o di “tratta delle bianche”. A tutto questo si aggiunge il narcotraffico.
Pensano che la polizia sia implicata nelle morti delle ragazze perchè esiste una rete di complicità e impunità, con i poteri criminali.
Ciudad Juarez è un luogo molto pericoloso per le ragazze e quelle senza mezzi, sprovvedute, sono le più vulnerabili. La situazione è molto incerta, c’è in atto una specie di psicosi collettiva che sta portando le stesse ragazze a rinchiudersi, a evitare di uscire, di lavorare. Questo è proprio lo scopo che il conservatorismo vuole raggiungere. Avvocati, giudici, procuratori, giornalisti hanno ricevuto minacce di morte per costringerli ad abbandonare le inchieste sugli omicidi delle donne. La serie dei delitti non s’interromperà di certo visto che, secondo le Nazioni unite, il tasso di impunità in Messico è quasi del 100%.

Fonte

Per saperne di più: The New York Times

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