Femminicidio, realtà di ieri, di oggi, e di domani?

Dopo l’ennesimo servizio di cronaca letto su un giornale locale, nel quale si parla dell’uccisione di una donna, perpetrata in modo efferato, per mano del marito, mi sono chiesta se è mai possibile che nel 2012 siamo ancora soggette a questa barbarie, come è possibile? Così mi sono un po’ documentata e questo è ciò che ho trovato in rete.
127 donne uccise dai loro compagni, fratelli, mariti nel 2010, 137 nel 2011 e già 63 nel 2012. I media li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. Si tratta invece di una pratica violenta non patologica ma culturale. Il nome che la identifica è femminicidio, neologismo in uso già da anni anche in Italia, che indica la distruzione fisica, simbolica, psicologica, economica, istituzionale della donna. Il termine femminicidio non nasce per caso, né perché mediaticamente d’impatto, e tantomeno per ansia di precisione. Dietro questa parola c’è una storia lunga più di venti anni, una storia in cui le protagoniste sono le donne, alcune ne escono vincitrici, altre purtroppo no.
Il femminicidio è un problema strutturale, che va aldilà degli omicidi delle donne, riguarda tutte le forme di discriminazione e violenza di genere che sono in grado di annullare la donna nella sua identità e libertà non soltanto fisicamente, ma anche nella loro dimensione psicologica, nella socialità, nella partecipazione alla vita pubblica. Pensiamo a quelle donne che subiscono per anni molestie sessuali sul lavoro, o violenza psicologica dal proprio compagno, e alla difficoltà, una volta trovata la forza di uscire da quelle situazioni, di ricostruirsi una vita, di riappropriarsi di sé.
Rivendicando che la violenza maschile sulle donne è una violazione dei diritti umani e che spetta alle Istituzioni attivarsi per prevenire il femminicidio, attraverso un’azione di carattere culturale e un’adeguata protezione delle donne che scelgono di uscire da tutte le forme di violenza (dalla tratta, alla violenza domestica). Sono crimini di Stato tollerati dalle pubbliche istituzioni per incapacità di prevenire, proteggere e tutelare la vita delle donne, che vivono diverse forme di discriminazioni e di violenza durante la loro vita. In Italia, sono stati fatti sforzi da parte del Governo, attraverso l’adozione di leggi e politiche, incluso il Piano di Azione Nazionale contro la violenza, questi risultati non hanno però portato ad una diminuzione di femicidi o sono stati tradotti in un miglioramento della condizione di vita delle donne e delle bambine.Ormai è impossibile tacere, troppe donne uccise ammazzate quasi ogni giorno e dopo le denunce delle associazioni nazionali e internazionali come l’ONU, l’Italia non può nascondere che il femminicidio è nel nostro paese un’emergenza.
 La violenza e il femmicidio sono solo gli effetti più dolorosi e pesanti di una cultura e di un sistema che ci ha sempre voluto troppo deboli e succubi. Se andiamo a vedere i diversi ruoli e il livello occupazionale delle donne, la disparità salariale, le dimissioni in bianco, i servizi sempre più scarsi, la pochissima rappresentatività politica, sembra il nostro un paese proprio pensato perché la nostra situazione di cittadine deboli e sottomesse non cambi affatto. Non dimentichiamo che il primo ostacolo che trova una donna nell’abbandonare il proprio compagno, anche se violento, è proprio la mancanza di servizi di supporto e l’insufficiente autonomia economica. Questi drammi sono noti ai servizi antiviolenza territoriali, che ad oggi sono le uniche strutture che cercano di dare un aiuto e un appoggio alle donne vittime di violenza. Ma cosa sta succedendo oggi, mentre in Italia finalmente cresce la voglia di denunciare questa ingiustizia? Molti centri antiviolenza e case-rifugio per mamme e bambino stanno chiudendo per mancanza di fondi. Quindi, come la mettiamo??

È ora di riconoscere che esiste al mondo una grave piaga, e si chiama femminicidio. Che l’Italia, paese civile, occidentale, democratico ne detiene il primato a livello europeo. È ora che la politica si faccia carico delle possibili soluzioni e dia il suo appoggio a tutte le realtà istituzionali e locali che difendono le donne vittime di violenza. La grandezza di uno Stato dipende anche dalla prontezza con cui si prende cura degli inermi.

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