Una valigia pesante

La prima volte che mi son preparata la valigia da sola, ero una ragazzina, prima ci pensava sempre mamma. Avevo 14 anni, io e mamma dovevamo partire per la Calabria con un’amica/collega  di mamma e la sua famiglia, due ragazzine di 12 e 13 anni, un bimbo di 8 anni e il marito. ragazza con la valigia

Siamo partite per una vacanza di 15 giorni,  mi ero portata una valigia tutta per me. Era una valigia abbastanza capiente e avendola riempita in modo esagerato, era pesantissima e al tempo non avevano le rotelle.

Dopo un viaggio allucinante in treno della durata di un numero spropositato di ore, un caldo soffocante, (non c’era l’aria condizionata) una notte da incubo in sette in uno scompartimento con la pelle che si attaccava ai sedili di plasticona, finalmente siamo arrivati a destinazione. Scendiamo dal treno in una piccola stazione, afferro la mia valigia, mia mamma la sua, che non era da meno della mia, e ci dicono che la casa dove dovevamo andare distava alcuni km, verso la collina. Realizzo: dovrò trascinarmi questa valigiona in salita, per km. Mi viene un coccolone.

Sotto il sole cocente di un torrido Agosto inizio ad arrancare lungo strade semideserte. Dietro finestre socchiuse vedo volti di donne rugose e occhi che ci guardano sospettosi, quando riconoscono la famiglia che ci accompagna allora sorridono, salutano, ma io e mia mamma siamo guardate di traverso.

Dopo giorni di occhiatacce, ho chiesto il perchè all’amica di mia mamma. Le donne sole, senza marito al seguito, erano malviste,  dato che io e mia mamma eravamo lì senza papà, pensavano che mia mamma fosse separata, quindi era mal giudicata. Mamma poi è sempre stata una bella donna e si vestiva sempre bene, questo non faceva che peggiorare la situazione. Fiat 600 gialla

Pian piano ci incamminiamo, il sudore scende copioso, la stanchezza del viaggio in treno pesa sulle spalle tanto quanto la valigia che ho in mano. Ad un certo punto arriva una macchina, una vecchia 600 gialla, alla guida un signore, scambia qualche parola col marito dell’amica di mamma, gli da le chiavi e se ne va. Saliamo in 7 in macchina, tre davanti quattro dietro, le valige sul portapacchi ben  legate con lo spago e arranchiamo per curve e salite.

Arriviamo ad  una bella villetta con due appartamenti grandi e luminosi, entrambi arredati e completi di stoviglie. Scopriamo poi che piatti, bicchieri, posate, lenzuola e non ricordo cos’ altro, erano stati sottratti all’ospedale di Niguarda, mia mamma e la signora lavorano lì negli anni ’70/80. Mia mamma era infermiera in pediatria, la signora lavorava in cucina e se non ricordo male era addetta alla distribuzione pasti ai degenti.

Siam rimaste davvero basite, non ci potevamo credere, pian piano ha sottratto cose portandosele a casa nascoste chissà dove, per poi portarle fino in Calabria. Forse pensavano di essere stati furbi, invece erano stati solo dei ladri. Che grande delusione.

Durante quella vacanza mi sono depilata per la prima volta le gambe, anche perchè le ragazzine, pur essendo più piccole di me, si depilavano già da tempo e mi prendevano in giro, pur avendo pochi peli e per giunta biondi. Ricordo che l’ho fatto senza dire nulla a mia mamma, con la loro complicità, così a a secco, con un rasoio usato da non so chi.

Durante questa vacanza ho pescato il mio primo ed unico pesce. Ho chiesto a mia mamma di immortalare l’evento. Abbiamo scoperto poi al rientro dalle vacanze, quando abbiamo fatto sviluppare le foto, che aveva impugnato la macchina fotografica usa e getta, al contrario, fotografandosi l’occhio. Come mi sono incavolata. Povera, non era per niente una buona fotografa. nei nostri album ci sono molte foto con piedi mozzati o mezze teste, per non parlare di quelle sfocate o mosse. Già si facevano poche foto perchè a svilupparle costava una cifra e non sapevi mai il risultato.

Durante questa vacanza ho ballato per la prima volta in una discoteca e per giunta sulla spiaggia, sono andata su un gommone in mezzo al mare ad una velocità spropositata, ho aszaino trolleysaggiato piatti tipici del posto, il cui sapore, il nome e l’aspetto, si sono persi nella memoria.

E’ stata una vacanza indimenticabile, in cui ho fatto tante cose per la prima volta.

Una cosa ho imparato da quel viaggio, a fare valigie meno pesanti. Ora viaggio solo con bagaglio a mano, tutto deve stare in un piccolo zaino/trolley, ciò che non ci sta, rimane a casa e ciò che mi sta è ciò che veramente mi serve.

Tutto il resto l’ho imparato crescendo.

Chi ha bisogno di più di una valigia è un turista, non un viaggiatore.

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18 pensieri su “Una valigia pesante

  1. Francesca

    Che bel racconto… Mi ha colpita, tra le altre cose, la storia dei piatti sottratti all’ospedale 😊 hai messo insieme tanti bei racconti e mi è piaciuto il modo in cui l’hai raccontato.

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  2. Silvia Fanio

    Che bello, sembrava di leggere l’inizio di un romanzo estivo, di quelli che leggi sotto l’ombrellone…
    La prima valigia non si scorda mai!

    La mia non è stata una valigia, bensì uno zaino scout riempito a 13 anni, che non conteneva tutto quello che dovevo portare, per cui mi sono ritrovata a saltate a piè pari dentro allo zaino per comprimere bene le cose e creare spazio.
    Col passare degli anni ho raffinato la tecnica e non ho mai smesso di comprimere il contenuto dello zaino, tentando la compenetrazione dei solidi… 😄

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  3. Mamma avvocato

    Un racconto bellissimo! Quanti ricordi legati ad una valigia…appassionante. Però che tristezza la disonestà di quella donna, spero che i suoi tre figli non siamo cresciuti anche loro da ladri! Hai ragione sulla valigia ma ogni volta che devo partire, e’ un lotta interiore tra portare e non portare, mentre mio marito non ha mai dubbi e gli basta mezzo trolley!!,

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    1. Sempre Mamma Autore articolo

      Oh, mio marito è ancora più sobrio di me, il suo zaino è ancor più piccolo, ma si sa noi donne abbiamo i coordinati intimi, due o tre paia di scarpe, gli assorbenti, non dimentichiamo quelli che portano via il suo posto anche loro!!!!

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  4. drusilladeserto

    Veramente bello questo tuo racconto, ho avuto come la sensazione di essere al tuo fianco.
    Io se vado in vacanza ho imparato a viaggiare con poco, ma in questo momento sto affrontando la preparazione delle valigie per l’Arabia Saudita ed è puro delirio e chili di roba.

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  5. Gilda Serafini

    Che bel racconto!
    Anche a me ha un pò turbato la storia dei piatti rubati all’ospedale,ma credo che ,soprattutti a quei tempi in cui c’erano meno controlli e non esistevano di certo le telecamere,queste cose erano ovunque all’ordine del giorno!

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  6. Zion

    Il tuo racconto è pazzesco, ma sono contenta di condividere lo stesso sgomento che si vede hai provato tu, sia per l’essere “mal giudicate” sia per la storia delle posate. A volte penso che non si finisce MAI di conoscere le persone che ci circondano…e a volte si scoprono propensioni infelici degli altri.
    La storia della valigia che hai imparato a fare leggera è meravigliosa, vorrei poter imparare lo stesso, ma la verità è che essendo tanto comode da portare in giro, le riempio sempre troppo.
    Spero le tue siano vacanze felici. Abbracci e a presto!

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  7. Pingback: Luoghi comuni o scomode verità | Sempre Mamma

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