Partire

Cosa spinge una persona a lasciare la sua terra natia? Cosa la spinge a lasciare tuttmamma con bambino di spallei gli affetti, gli amici, i parenti, i luoghi pieni di ricordi,  i punti fermi. Cosa spinge una persona a fare progetti, ad acquistare un biglietto, a prepararsi le valige, a recarsi in aeroporto, dare un’ultima occhiata ai visi conosciuti, abbracciarli forte, piangere, ma nonostante tutto girare le spalle e partire?

Ognuno ha un suo perchè. Ognuno ha le sue motivazione che i parenti e gli amici possono trovare più o meno valide, più o meno accettabili, ma la voglia di partire è più forte della voglia di restare.

Si vuole cambiare vita, si cerca un’opportunità, si parte per amore, per lavoro, per avere un clima migliore. Si parte perchè si è infelici e si pensa che un nuovo progetto, una nuova terra, un nuovo lavoro possano darti quella spinta, che quella voglia di vivere che è venuta a mancare. Si parte perchè non si sopportano più le leggi, le vessazioni, i soprusi a cui si è sottoposti nonostante il gran lavorare. Si parte perchè si è sottopagati, i titoli di studio non sono riconosciuti o  non si trova lavoro perchè si è troppo qualificati. Si parte perchè un lavoro non c’è, non si trova, perchè la tua terra non ha opportunità da offrirti.

M. è partita dalla sua terra natia a malincuore, con lei c’erano sua sorella e il suo nipotino,( il marito e un’altra figlia sono rimasti  a casa), non era sola, ma la maggior parte degli affetti, la mamma, il papà, i fratelli, tutti i cugini, gli zii e le zie,  li lasciava lì, in quella terra divenuta inospitale, in quella terra che aveva ben poco da offrire. Non so le ragioni per le quali è arrivata nella mia città, il mondo è vasto, eppure è arrivata qui, forse qualcuno che conosceva era giunto qui prima e gliene aveva parlato bene e le aveva trovato lavoro.

M. si è ambientata subito nonostante le differenze, nonostante il clima, nonostante le fatiche, quando rientrava a casa c’era sua sorella e il nipotino, un affetto sicuro e sincero, un grande conforto.

M. conosce l’amore, dopo poco resta incinta, lui non lo vuole. M. decide di crescere il suo bimbo con l’aiuto della sorella. Nonostante le difficoltà, nonostante l’abbandono M. resta n Italia e prosegue la sua vita, i progetti prima di partire erano altri, ma si sa che le cose cambiano in corsa e la corsa diventa più faticosa, ma non ci si può fermare, mai.

Passa il tempo e la sorella vuole tornare a casa,  tornare dal marito, dalla figlia, sono anni che non lo vede, lui richiede la sua presenza, vogliono rimettere insieme la famiglia. M. decide di tornare a casa col suo bimbo, dalla sua famiglia, dalla sua mamma.

Nel frattempo però si accorge che il  bimbo ha difficoltà nel comunicare, dice solo poche paroline, non la guarda mai negli occhi, non fa le stesse cose dei bimbi della sua età. La pediatra minimizza, in casa parlano una lingua, alla scuola dell’infanzia un’altra e il bimbo si confonde, ogni bambino ha i suoi tempi, sostiene lei. M. non si arrende, il suo istinto di madre la spinge ad andare avanti e lo porta a fare test più approfonditi che portano ad una diagnosi difficile da digerire, da accettare, da metabolizzare, il piccolo ha problemi legati allo spettro autistico. Inizia psicomotricità, logopedia, viene affiancato qualche ora al giorno a scuola da un’insegnate di sostegno.

M. ci pensa, ci pensa davvero tanto, vorrebbe tornare a casa, ma per il ben del suo bimbo resterà in Italia, da sola, senza più il supporto di sua sorella. Qui sa che il bambino verrà seguito bene, verrà aiutato e tutto gratuitamente, tutto a carico del servizio sanitario, mentre se tornasse a casa, dovrebbe pagare ogni visita, ogni esame, ogni test e non hanno certo le  competenze che hanno qui. Un giorno tornerà a casa, ma non adesso.

Una scelta difficile, non poco sofferta, ma cosa non si fa per il bene di un figlio?

Le auguro ogni bene , tanta forza e coraggio, un lavoro che la sostenga e compatibile con le esigenze del figlio.

Forza M.

 

 

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5 pensieri su “Partire

  1. maris

    Moky, tu sai…non c’è bisogno che ti dica cosa mi sento dentro leggendo questo post.
    Forza M., davvero, mamma coraggiosa e sensibile, e che il suo bimbo possa raggiungere traguardi uno dopo l’altro sempre più positivi e importanti nel percorso riabilitativo!

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