Stessa spiaggia, stesso mare

Per noi non era solo una canzone, era una regola, la meta dei miei genitori era Jesolo. fiat-500-f-blu-Ho passato ben 13 estati lì.

La partenza era fissata alle 4 del mattino, si partiva quando i più erano addormentati nei loro letti scaldati dall’afa estiva, si doveva viaggiare col fresco, non c’era  l’aria condizionata.

Avevamo  una 500 blu col portapacchi agganciato sopra e le nostre valigie fissate col tirante. Si tenevano i finestrini abbassati, ma non troppo, mia mamma soffriva di otite e aveva paura di prendersi qualche sventolata di troppo, c’era però un mini finestrino di forma angolare che restava sempre aperto.

Io soffrivo il mal d’auto, quindi il più delle volte viaggiavo seduta davanti in braccio a mia mamma, con la bocca appoggiata al finestrino piccolo per prendere profonde boccate d’aria  e tenevo sempre un sacchettino in mano, pronto all’uso. Alla faccia della sicurezza, non c’era certo tutta l’attenzione che abbiamo adesso, non c’erano le cinture  e i seggiolini per bambini non esistevano ancora.

Dopo ben 4 ore arrivavamo a Jesolo.  Stanchi e accaldati occupavamo l’appartamento che per 15 giorni avremmo chiamato casa. Una piccola cucina, una stanza  con quattro letti e un bagno infondo al corridoio in comune con altre famiglie.

La spiaggia era a cinque minuti di cammino, una vera comodità. Ogni pomeriggio si prendeva un ghiacciolo al baracchino a metà della spiaggia, io sempre di colore rosso. Si faceva un bagno la mattina e due il pomeriggio, con mia mamma che ci teneva d’occhio  dal bagnasciuga e ci chiamava se ci allontanavamo troppo. Tra un bagno e l’altro si passava il tempo a giocare a biglie sulla sabbia, a bocce, a carte,  ero brava a Scala Quaranta e a Scala Reale.

Mi scottavo sempre il naso, le guance e le spalle, non era nostra abitudine metterci la crema con costanza e non credo ci fossero le creme solari con filtri alti. C’erano bambini con ustioni pazzesche che venivano lasciati sotto sole con una noncuranza assurda.

Accanto alla nostra spiaggia c’era una colonia diretta dalle suore. I bambini erano tenuti nei recinti di corde, mi facevano pena, ripensavo alle mie lacrimose vacanze nelle colonia Fiat e sospiravo tristemente.

La sera si saliva alle 18, i ristoranti erano già pieni di tedeschi che cenavano. Dopo aver mangiato e sistemato la cucina si faceva sempre una bella passeggiata nella via centrale di Jesolo e puntualmente diventavo cibo per zanzare.  Non mancavamo mai di mangiare un bel cono gelato, i miei gusti preferiti erano limone e fragola, sempre quelli, per ben 13 anni. Che fantasia!!! Una volta la settimana andavamo alle giostre in Piazza Drago e lì ci si divertiva tantissimo.

Un anno è successa una tragedia pazzesca, la ricordo come fosse ieri. La nostra vicina di ombrellone, una ragazza gentile e delicata, dopo un tuffo dagli scogli non è più riemersa. E’ stato terribile. Ricordo l’arrivo dei genitori in spiaggia, di corsa,  la loro disperazione. L’hanno ritrovata dopo ore incastrata con un piede. Ho ancora ben impresso nella memoria i suoi riccioli dorati, la sua cicatrice sul petto che ricordava il suo intervento al cuore, quello che gli aveva salvato la vita, quello che gli aveva permesso di sperare in un futuro. Un futuro che non c’è stato.

Quanti ricordi.

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2 pensieri su “Stessa spiaggia, stesso mare

  1. maris

    Che bello questo tuo post! Potrei averlo scritto io in un certo senso, fatte le dovute differenze di luogo e di abitudini. Potrei averlo scritto io perchè incarna lo spirito e la forza dei miei ricordi delle vacanze mitiche della mia adolescenza e giovinezza a San Benedetto del Tronto, con la mia famiglia, che sono tra i ricordi più belli che ho in assoluto.
    Un abbraccio, cara MoKy!

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