L’attacco a Nadia Toffa

Pochi giorni fa Nadia Toffa ha rilasciato un’intervista nella quale dichiara che per lei il cancro è stato un dono. Non l’avesse mai detto, non l’avesse mai scritto, le hanno augurato le peggior cose. Io sono rimasta allibita. odio

 

Quando la sorella di mia madre è mancata nel giro di 2 mesi per un cancro al fegato a soli 46 anni sono entrata nel panico, mi sono sentita sopraffatta, mi sono sentita sfortunata. Non ho mai pensato che il cancro fosse un dono, mai, anzi, che fosse una brutta bestia, l’ho odiato.

Quando a mia madre hanno diagnosticato il cancro e dopo 2 soli mesi è mancata, come sua sorella, sono entrata nel panico, mi sono sentita sopraffatta, mi sono sentita  sfortunata. Non ho mai pensato che il cancro fosse stato un dono, mai anzi, che fosse una brutta bestia, l’ho odiato.

Quando alle altre due sorelle di mia madre hanno trovato il cancro al seno e per fortuna in tempo, quindi posso godere ancora della loro compagnia, sentire le loro risate e abbracciarle forte forte, io sono entrata nel panico, mi sono sentita sopraffatta, mi sono sentita una sfigata. Non ho mai pensato che il cancro fosse un dono, mai anzi, che fosse una brutta bestia, l’ho odiato.

Quando mi hanno riscontrato, a seguito dell’ago aspirato, un carcinoma papillare maligno, io sono entrata nel panico, mi sono sentita sopraffatta, mi sono sentita una sfigata. Dopo l’intervento e la radioterapia, non ho smesso di sentirmi tale. Dopo 5 anni da tutto questo, nonostante gli esami fossero sempre ottimi, mi sentivo alla stessa maniera. Dopo quasi 10 anni, non ho cambiato opinione.

Avrei fatto volentieri a meno di tutto questo, avrei fatto volentieri a meno di esami, visite, ecografie continue, Tac, Risonanze e tutto ciò che serve. Non ho mai pensato che il carcinoma fosse stato un dono, mai.

Eppure quando ho letto le sue parole ho capito cosa volesse dire Nadia. L’ho ammirata perchè pensava questo. Io non ci sono mai riuscita, mai e credo che mai ci riuscirò.

Ha subito un attacco violento, su più fronti, persino dalla stampa. Assurdo.

Ho letto una lettera su Repubblica che ha scritto una mamma, l’ho trovato bellissima, nonostante la  sua storia triste, vorrei che molte di quelle persone che hanno scritto, attaccato, augurato la morte alla povera Nadia, la leggano:

Caro direttore, chi sta combattendo la sua battaglia per la vita merita rispetto. Se non siete capaci di starvene in silenzio, allora riflettete, pensate, e poi tacete per sempre. Anche se la stessa battaglia l’avete combattuta e persa, o se l’avete vinta con altre armi, non avete un contratto in esclusiva che indichi i punti cardinali del sopravvivere. Chi siete? Tutti lì a ricordare a una giovane donna, imperdonabilmente bella, brava e famosa, che lei ha il cancro. Tutti a ripetere, come in un film di Troisi, di ricordarsi che forse morirà. Qualcuno spingendosi oltre e passando ad augurarle questa fine.

Perché il cancro è un dono. È un dono, avete letto. E questo vi ha fatto imbestialire. E a dirlo, poi, una sciacquetta famosa curata sicuramente in qualche clinica privata. Il sottotesto non vi interessa.

La strada faticosa per arrivare a quella frase non vi interessa. Il lavoro messo in campo dal cervello per garantirsi una sopravvivenza non vi interessa. Siete incazzati. Mi spiace Per lei non per voi. Avete perso. Avete perso persone care e con loro la vostra anima. Mio figlio, Bruno 6 anni, ha il cancro. Al cervello. Medulloblastoma si chiama. Un nome indegno di essere pronunciato. Era il mio unico figlio sano. Sì. Ho una bimba più grande, Sofia, Sindrome di rett. Un destino infame.

Ho desiderato morire. Ma ora devo vivere. Come Nadia Toffa. E per vivere, e per lottare, e per sperare, devo trovare il bello.Devo dare a tutto questo un vestito che non sa di morte ma di vita. Allora tutto il mio dolore devo, è un dovere, trasformarlo in possibilità. Ed eccolo il dono che tanto vi ha mortificati. Il dono non è il cancro, il dono non è una malattia propria o dei propri cari. Dio!!! Mi caverei gli occhi e mi butterei nel fuoco per salvare i miei bimbi.

Il dono è cogliere in mezzo alla bufera qualcosa che ne dia un senso. Il mio dono è stato comprendere fino in fondo che la vita è qui ed ora. Che potrebbe non esistere un domani.
Allora il profumo del sugo di mia madre o la risata di un amico me li godo come se non ci fosse un domani. E il tempo. Ho tutto il tempo per i miei figli. Non corro.
Mi soffermo sul loro odore, i capelli, la pelle, le parole.

Me li vivo, oggi. Non ho fretta la sera, potrebbe essere l’ultima, e allora leggo loro libri, canto, rido. Ho avuto il dono di percepirmi sana. Non lo sapevo. Cammino, parlo. Mia figlia no.
Devo ringraziare per me.

Ho avuto il dono di scoprire la forza di mio marito, il suo amore. Ho avuto il dono di scoprire la tenerezza di mia cognata, la determinazione di mia sorella, le lacrime di mio cognato. Ho avuto il dono di sentire i nonni positivi, vicini, uniti. Ho scoperto quanto vale un amico vero. Ho aggiunto sorelle e fratelli al mio percorso. E ho scoperto che il cielo è meraviglioso dopo una giornata di inferno. Potrei continuare la lista dei miei doni.

Così come potrei elencarvi tutti i punti del mio corpo in cui sento il dolore per i miei bimbi. Ho passato gli anni più belli della mia vita, e di quella dei miei figli, in un ospedale. Ho perso tutto. Non ho niente.
Lasciatemi, vi prego, l’illusione di aver avuto in cambio almeno alcuni Doni. Lasciate me e Nadia in questa illusione. Vi prego, non ricordateci che, forse, il peggio deve ancora venire. Perderemmo le forze.
Perderemmo la battaglia.

Non aggiungo altro.

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4 pensieri su “L’attacco a Nadia Toffa

  1. quarchedundepegi

    Io il cancro l’ho avuto due volte… non al fegato perché il cancro al fegato non perdona.
    Sono ormai passati 14 anni dal primo e 12 dal secondo (recidiva). Mi hanno aperto abbondantemente la pancia, ma non potrò mai dire che il cancro è stato un dono. Però, dato che il bicchiere può essere SEMPRE mezzo pieno, essendo io medico, posso dire che, per lo meno qualche vantaggio c’è stato… e cioè ho visto la “medicina” anche dall’altra parte, e non è poco, e ho conosciuto meglio i miei colleghi.
    Se, in futuro vorrò fare un dono a qualcuno, non gli augurerò il cancro…
    Buon Pomeriggio.
    Quarc

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  2. Silvietta Fanio

    A volte ci si sofferma sulla parola, senza comprendere il contesto. Grazie per questo post, perché allarga il significato di dono.
    Il dono di Nadia è un po’ come le mie Scintille di Gioia, è l’opportunità di cogliere la felicità anche nelle giornate più buie, l’opportunità di arricchirsi, di cogliere il positivo che anche una cosa orribile come un cancro può dare.
    Se Apriamo la mente e le nostre prospettive capiremo.
    Grazie per la tua testimonianza e le tue parole.

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