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Christina Aguilera tartassata dalla stampa e dalla sua casa discografica dice: Sono una ragazza grassa, fatevene una ragione!

All’inizio della sua carriera, nel 1999, Christina Aguilera era una ragazza magra, anzi  magrissima. Si presentava fasciata in abiti super aderenti ed era un icona per le ragazzine, che la imitavano. Sono passati 13, nel frattempo Christina è diventata madre e il suo corpo è cambiato, si è arrotondato.
La stampa per questo motivo l’ha presa di mira, ma anche la sua stessa casa discografica, ma la cantante risponde a tono e risponde pubblicamente alle critiche che le sono state fatte.
In occasione della promozione del nuovo disco Lotus, la sua casa discografica le avrebbe chiesto di dimagrire, ma Christina ha sempre manifestato l’intenzione di non dimagrire.

In una sua intervista rilascia queste dichiarazioni: Sono una ragazza grassa, fatevene una ragione! Mentre promuovevo il mio album Stripped, nel 2002, mi sono stancata di essere una ragazza bianca e magra. Sono ecuadoriana, ma tutti continuavano a vedermi in un altro modo. Quando la mia etichetta mi ha rivista dopo il tour, avevo preso sette chili. Non è stata una cosa facile da digerire per loro. Hanno convocato una riunione d’emergenza per capire se ci sarebbero state ripercussioni. Mi dissero che non avrei venduto biglietti se fossi ingrassata, che questo avrebbe influito sulla vita di tante persone che lavoravano con me. Ero giovane, ho perso peso in fretta, in tempo per il tour di Back to Basics.
 
In quel periodo Christina, pensava che la casa discografica avesse ragione e fece questo sacrificio, era convinta che per avere successo bisognasse essere magra. Oggi invece è più consapevole delle sue doti, della sua bravura e non vuole scendere a patti.
Durante la promozione dell’album Lotus, in uscita il 16 novembre, dice:
A volte hanno bisogno che gli si ricordi che non gli appartengo. È il mio corpo, e non può mettere a rischio i guadagni di nessuno.
Finalmente qualcuno che si discosta dall’immagine che ci viene continuamente propinata dalla stampa, dall tv, dalle casa di moda. Finalmente qualcuno che non si lascia raggirare e punta tutto sulla sua personalità e sulla sua bravura. Essere sempre magrissima non è affatto facile, sei costantemente a dieta, sei sempre in palestra, sei sempre sotto pressione. Christina ora dice di stare meglio psicologicamente, può mangiare ciò che vuole, quando vuole. Come darle torto?

Anoressia e bulimia in aumento tra le donne, perchè?

In questi giorni a Milano c’è la settimana della moda e guardando le immagini delle modelle bisogna ammettere che sono davvero troppo magre. Ogni volta che c’è questo evento si parla del problema dell’anoressia e ogni volta durante le interviste le ragazze precisano che loro hanno un’alimentazione sana e fanno tanto sport. Sinceramente se avessero un’alimentazione così sana, non avrebbero quei visi così emaciati, quindi mi permetto di dubitare. Una ragazza che ha una taglia 42 può dire di mangiare in modo sano, una taglia 36-38, non può dirlo, mangierà di tutto, ma pochissimo di tutto.
Anoressia, bulimia e altri disturbi alimentari sono un fenomeno in aumento in Italia, sono disturbi che interessano circa il 5/6% della popolazione femminile, ma il dato può anche arrivare al 10% se si includono quelle situazioni di disordine alimentare, che ancora non sono sfociate in una patologia.

Le cause che possono scatenare il disturbo alimentare sono traumi di varia natura, situazioni di stress, fallimenti sentimentali, oppure diete rigide che si fanno senza avere un parere medico. I mass media poi ci propongono continuamente dei modelli di bellezza, che per molte persone sono causa di frustrazione, in quanto sono modelli irraggiungibili. 
L’anoressia si manifesta inizialmente con una diminuzione dello stimolo ad alimentarsi, poi c’è proprio la mancanza di appetito, quindi l’anoressia vera, poi il rapido dimagramento e, nelle donne, l’assenza delle mestruazioni.
Le donne che soffrono di bulimia, a differenza di quelle che soffrono di anoressia, non conoscono il controllo ma la sconfitta, per compensare mangiano.
Nell’anoressia l’emozione dominante, è quella della vittoria, perchè riesce a dominare l’impulso del mangiare, nella bulimia si cede senza potersi difendere a saziare una fame che non è del corpo ma dell’anima, e quando la sensazione di sazietà giunge si è invasi da sensi di colpa devastanti che conducono al vomito indotto che lascia frastornate e doloranti.

Bisognerebbe dire basta a chi manda in passerella ragazze magrissime e a chi in generale promuove un’immagine di donna scheletrica.
Bisognerebbe essere in grado di capire che magrissima non è sinonimo di bellezza.
Bisognerebbe avere più stima di sè e non perdere tempo a rincorrere modelli di perfezione che poi tanto perfetti non sono.
Bisognerebbe che la smettessimo di crogiolarci nelle nostre inperfezioni, infondo proprio questo ci rende ciò che siamo, persone unicamente uniche!

1. Essere magri non significa essere belli.
2. Avere fame è un diritto, mangiare è un dovere!
3. Noi non siamo il nostro peso, la bilancia non misura il nostro valore come persone.
4. Usiamo lo specchio solo per ammirarci.
5. I disturbi alimentari vanno presi a morsi.
6. Una buona mamma non augura alla propria figlia un disturbo alimentare.
7. Nessuna figlia vorrebbe vedere la propria madre con un disturbo alimentare.
8. Bisogna essere magri ma sani.
9. Le persone magre e sane non contano le calorie.
10. Avere un disturbo alimentare significa essere schiavi di precisi pensieri e comportamenti, la vera forza è venirne fuori.



Il cucchiaio è una culla Giuditta Guizzetti Aliberti Editore

Per apparire bisogna soffrire, per scomparire bisogna patire, per riapparire bisogna terribilmente soffrire e patire.

Questa è una delle frasi che si possono leggere nel libro scritto da Giuditta Guizzanti, in arte, al tempo, Yu Yu.
Non so se voi ve la ricordate, io si, era splendida, carismatica, nel pieno del successo e poi puff…sparita…ecco il perchè, era caduta nel baratro dell’anoressia. Il suo è stato un percorso difficile, costellato di momenti in cui avrebbe voluto lasciar perdere, ma ce l’ha fatta, ne è uscita, almeno credo, almeno spero.

Giuditta scala le classifiche con la celebre “Mon petit garçon” ed è subito un successo: la canzone passa nelle radio e viene anche utilizzata in un celebre spot televisivo. Yu Yu ripete il successo con “Bonjour bonjour”, altra hit che fa di lei una delle voci pop più promettenti. Purtroppo però il sogno s’infrange e la prima etichetta discografica non punta più su Yu Yu. Giuditta non si arrende e si mette a fare la barista a Bergamo. Ma la sua vita è sempre più vuota. Così inizia la battaglia con il cibo e la bilancia. Affronta la discesa nel tunnel dell’anoressia inventando trucchi micidiali per nascondersi agli altri, vedendo la lancetta scendere sotto i quaranta e il bambino che miracolosamente portava in grembo sparire. Tenta il suicidio. Sempre più magra. Giuditta arriva a pesare 36 chilogrammi e quando il suo destino appare segnato ammette di essere malata e chiede aiuto…entra in un centro di recupero a Todi e vi resta per ben 4 mesi. Questo è il diario di una battaglia, durissima, per rinascere.

“Non è passato giorno, minuto, secondo, in cui comunque non ho combattuto contro questa “cosa”. Non sottovalutate mai niente. Anche quando si pensa di aver raggiunto un certo equilibrio, non bisogna lasciarsi andare. È sempre lì, è sempre lì in agguato”.

Pensate a questo allora: all’immenso potere e alla forza di cui siete portatrici, pensateci tutti i giorni, pensateci ogni volta che un peso vi opprime, che una persona vi offende, che una paura vi angoscia o che un fantasma vi perseguita, pensate a quanto valga la pena di affrontare una guerra in nome di ciò che di voi stesse avete da perdere….Tirate un respiro profondo, alzate gli occhi al cielo, in quel preciso momento magari, anche noi stiamo affrontando la nostra battaglia. E non sentitevi sole…mai più.

Era tempo che volevo leggere questo libro, ma dovevo sentirmi pronta, se ci siete passate, lo sapete meglio di me e non aggiungo altro.

Alimentazione forzata per una ragazza inglese

La storia della ragazza è durissima una vita intrisa di dolore, e costellata di sconfitte, questo spiega le ragioni della malattia. Dall’età di 4 anni fino agli 11 anni ha subito molestie sessuali, all’insaputa dei suoi genitori. Poi a 14 anni la ragazza inizia ad accusare i primi disturbi alimentari ed entra nel tunnel dell’alcolismo. Si iscrive all’università di medicina, sogna di fare il medico e di avere una famiglia. Una relazione affettiva che fallisce la getta di nuovo nella malattia, riprende a bere. Passa 5 anni cercando di farsi curare, resta in cura in diversi centri specializzati. Nulla da fare, le sue condizioni di salute sono peggiorate al punto che il suo caso finisce in tribunale.
La donna da più di un anno non assume cibi solidi e le sue condizioni di salute sono preoccupanti. La sua è una battaglia che va avanti da tempo, lo scorso anno aveva sottoscritto dei moduli per rifiutare ogni tipo di cura che ne allungasse la vita.
La famiglia è dalla sua parte, i genitori difendono  “il diritto della figlia a morire”.

Nel Regno Unito e negli Stati Uniti, è legale somministrare un trattamento medico, compresa l’alimentazione forzata, ai pazienti mentalmente malati o le cui vite sono in pericolo, quando essi non sono in grado di prendere una decisione per conto proprio.
Si tratta infatti di un caso delicato e insolito all’interno del dibattito bioetico. Per ammissione dello stesso giudice, è la prima volta che si affronta una vicenda in cui il trattamento vitale potrebbe non essere nel «migliore interesse» di un paziente «pienamente consapevole» delle proprie condizioni. Jackson ammette di trovarsi di fronte al caso più difficile della sua carriera. Anche se sottoposta ad alimentazione forzata, per «E.» le possibilità di salvarsi non supererebbero il 20%, a fronte di terapie invasive che fra l’altro dovrebbero durare almeno un anno. Tuttavia bisogna considerare che «viviamo una volta sola – osserva il giudice motivando la propria decisione – Veniamo al mondo una sola volta e una sola volta moriamo. E quella tra la vita è la morte è la più grande differenza che conosciamo».Secondo il giudice Jackson, però, un giorno «E.» potrebbe cambiare idea e capire che «la vita val la pena di essere vissuta».
Quello dell’anoressia è un problema fin troppo sottovalutato in Italia, se ne parla poco e la soluzione è lasciata completamente nelle mani della famiglia.

I dati forniti dal Ministero della Salute, contenuti nel rapporto Eurispes del 2009 sono allarmanti. Si parla di un incremento medio annuo di circa 6 casi ogni 100 mila abitanti. Annualmente sono 3.500 le persone che si ammalano di anoressia alle quali vanni aggiunte altre 6 mila che si ammalano di bulimia. La stima dei malati di anoressia oscilla intorno alle 200 mila persone.

Quando muore la speranza, arriva il desiderio di morire.

Per approfondire:
Anoressia e bulima, cause, sintomi e cure
Anoressia e bulimia: cosa c’è dietro il disturbo

Disturbi alimentari nel bambino

Obesità e anoressia, bulimia e sovrappeso: tutte patologie dovute ad un difficile rapporto con il cibo. E se aumenta il numero delle persone in sovrappeso o obese, anche anoressia e bulimia fanno registrare numeri più che preoccupanti.

Il problema del cibo inizia a manifestarsi già a 8 anni e nel nostro Paese fa 8mila morti l’anno, il doppio di quelli causati da incidenti stradali.

Una “epidemia sociale”, considerato che nel nostro Paese si pensa siano almeno 3 milioni le persone che soffrono di un qualche disturbo legato all’alimentazione.

Sono più le bambine, nella fascia 8-10 anni, ad avere problemi di questo tipo, ma basterà qualche altro anno perchè non si potrà più parlare di queste malattie come di disturbi di genere: oggi i maschi sono il 20%, e accusano lo stesso, profondo, disagio provato dalle bambine.

Dei 3 milioni, almeno 500mila fanno anche uso di alcol, e stupefacenti, entrando a far parte del gruppo (una novità per il nostro Paese) della drunkoressia. Questa patologia provoca, in individui già sottopeso, un ulteriore dimagrimento e, crea dipendenza dall’alcol, causando a lungo andare anche cirrosi epatica, tumori al fegato e al seno, oltre che ovvi problemi psicologici.

Al momento, in Italia, non sono moltissimi i centri che ospitano le persone affette da questi disturbi. A Varese, a Villa Miralago, il più grande centro in Italia, ne sono ricoverate 46, tra donne e uomini, alcuni anche inorenni, che trascorrono anche anni della propria vita nella struttura prima di riuscire a riprendere la propria, normale, vita.

Di anoressia di muore, perchè ci si suicida, o per gli effetti collaterali della malattia. Attualmente l’anoressia fa più morti anche della depressione, anche 7-8 mila ogni anno.

Dietro ad un disturbo alimentare c’è una richiesta di aiuto e il desiderio di essere considerati. alimentare del loro bambino fin da quando è piccolo e che, alla prima avvisaglia, si rivolgano subito ad uno specialista.

Le cose alle quali prestare attenzione sono: il fatto che il bambino, sistematicamente, rifiuti il cibo (di qualunque tipo esso sia) o che si abbuffi a dismisura e che abbia episodi di vomito.
Di solito questi comportamenti alimentari sono accompagnati da una chiusura del bambino verso il mondo esterno: il bambino, in pratica, rifiuta o schiva il contatto con i coetanei e tende a chiudersi in se stesso.

Fonte: QUI e QUI