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Quando in famiglia hai un malato affetto dal Morbo di Parkinson

Avere a che fare con un malato affetto dal Morbo di Parkinson non è facile. Anni fa non sapevo nemmeno cosa fosse, poi quando lo diagniosticarono ad una persona che conosco, imparai a conoscerlo, ma non ad accettarlo. E’ una malattia subdola, lenta, ma progressiva. Non si ferma mai, lentamente trasforma quella persona attiva e piena di voglia di fare, in un corpo che non risponde a ciò che tu comandi. Quanta sofferenza fisica, quanto sofferenza psicologica.
Le cause del sopraggiungere della malattia, non sono ancora note. Sembra che vi siano molteplici elementi che concorrono al suo sviluppo. Questi fattori sono principalmente:
Genetici:  familiari di persone affette da malattia di Parkinson presentano, rispetto alla popolazione generale, un rischio di sviluppare la patologia lievemente superiore.
Fattori tossici: il rischio di malattia aumenta con l’esposizione a tossine quali alcuni pesticidi (per esempio il Paraquat) o idrocarburi-solventi (per esempio la trielina) e in alcune professioni (come quella di saldatore) che espongono i lavoratori a metalli pesanti (ferro, zinco, rame).
I principali sintomi motori della malattia di Parkinson sono il tremore a riposo, la rigidità, la bradicinesia (lentezza dei movimenti automatici) e, in una fase più avanzata, l’instabilità posturale (perdita di equilibrio). Questi sintomi si presentano in modo asimmetrico, un lato del corpo è più interessato dell’altro.
Il morbo di Parkinson è una malattia cronica, non se ne va mai più, e progressiva, col passare del tempo si aggrava.
Le persone con morbo di Parkinson ormai le riconosco a distanza, hanno un’andatura tutta particolare, una tendenza a sporgersi in avanti, fanno piccoli passi veloci come se si affrettassero e hanno una ridotta oscillazione delle braccia.
Col tempo poi, sopraggiunge anche la depressione, gli sbalzi di umore. possono verificarsi diifficoltà nell’inghiottire e nel masticare, il linguaggio cambia, diventa più difficoltoso.
Si hanno problemi urinari o di stitichezza, problemi alla pelle, problemi del sonno, demenza o altri problemi cognitivi. vi sono anche improvvisi cali della pressione sanguigna quando si alza in piedi , crampi ai muscoli e distonia, dolore diffuso, stanchezza e perdita di energia, insomma un lento declino.
Non esiste speranza di guarigione per il morbo di Parkinson. Molti pazienti affetti da forme lievi non hanno bisogno di cure per diversi anni dopo la diagnosi iniziale, ma quando i sintomi si aggravano i medici di solito prescrivono inzialmente  la levodopa (L-dopa), che aiuta a ristabilire gli equilibri di dopamina nel cervello.
Il morbo di Parkinson viene di solito diagnosticato da un neurologo che valuta i sintomi e la loro gravità, una sentenza che ti lascia inebetito, ti cambia il futuro.
Nelle persone giovani oggi si interviene, vengono impiantati due elettrostimolatori sotto pelle, ma mio papà è troppo anziano e questo intervento non è possibile farlo.
La convivenza con la malattia di Parkinson non è facile e richiede al malato e alla sua famiglia una capacità di adattamento continua. Occorre conoscere le caratteristiche della malattia per imparare a gestirla, per non subirla passivamente, ma combatterla, ossia accettarla e imparare a “farci i conti” giorno dopo giorno senza lasciarsi sopraffare dallo sconforto.
Se vuoi leggere storie riguardanti malati di Parkinson leggi
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Diventare genitore del propio genitore

Quando i genitori invecchiano per noi figli è difficile da accettare, se poi sopraggiunge una patologia allora è un vero dramma. Nessun figlio vorrebbe mai arrivare al punto di sentirsi genitore del proprio genitore. Nessun figlio vorrebbe dover prendere decisioni al posto del proprio papà o della propia mamma. Quando arriva quel momento si varca un confine dal quale non vi è più ritorno. Se prima il genitore ti dava consigli ed era un valido aiuto su cui fare affidamento, poi tutto cambia, è lui che chiede consigli e si affida a te, si mette nelle tue mani. Tu che pensavi di avere una spalla su cui appoggiarti, diventi invece la sua spalla.
Siamo pronti per prendere decioni per i nostri figli, è una cosa naturale, quando invece devi decidere del futuro del tuo genitore allora vai un po’ nel panico, per pochi minuti, ma rimani spiazzato. Se poi ti è rimasto un solo genitore, non puoi nemmeno chiedere consiglio a nessun altro. Sei fortunato se hai un fratello o una sorella, meglio se ne hai più di uno, altrimenti sono veramente cavoli amari, tutto è sulle tue spalle e per quanto tu sia maturo, per quanto tu abbia già superato gli anta…vorresti non doverlo mai fare.

Giusto per meditare, leggete qua, ne val la pena..

Quando un uomo anziano è morto nel reparto geriatrico di una casa di cura in un paese di campagna australiana, si credeva che nulla di valore egli avesse potuto lasciare.
Più tardi, le infermiere sistemando i suoi pochi averi, trovarono questa poesia. La qualità ed il contenuto impressionarono lo staff che vollero farne tante copie da distribuire agli  infermieri dell’ospedale.

Un’infermiera di Melbourne volle che una copia della poesia comparisse nelle edizioni di Natale delle riviste di tutto il paese come unico lascito di questo vecchio per i posteri e facendo in modo che figurasse su tutte le riviste per la salute mentale. E’ stata anche fatta una raccolta di immagini dedicata a questa semplice ma eloquente poesia.

E così questo vecchio, che nulla pareva potesse dare al mondo, ora è l’autore di questa poesia ‘anonima’ che vola attraverso la rete internet.

“Cranky” uomo vecchio
Cosa vedi infermiera? Cosa vedete?
Che cosa stai pensando mentre mi guardi?
“Un povero vecchio”, non molto saggio,
con lo sguardo incerto ed occhi lontani,
che schiva il cibo, non da risposte
e che quando provi a dirgli a voce alta : “Almeno assaggia”
Sembra che nulla gli importi di quello che fai per lui.
Uno che perde sempre il calzino o la scarpa,
che ti resiste, non permettendoti di occuparti di lui,
per fargli il bagno, per alimentarlo e la giornata diviene lunga.
Ma cosa stai pensando? E cosa vedi ??
Apri gli occhi infermiera !! Perchè tu non sembri davvero interessata a me..

Ora ti dirò chi sono, mentre me ne stò ancora seduto quì a ricevere le tue attenzioni lasciandomi imboccare per compiacerti.

“Io sono un piccolo bambino di dieci anni con un padre ed una madre,
Fratelli e sorelle che si voglion bene.
Sono un ragazzo di sedici anni con le ali ai piedi,
che sogna presto di incontrare l’amore ..
A vent’anni sono già sposo, il mio cuore batte forte,

giurando di mantener fede alle sue promesse.
A venticinque ho già un figlio mio..
che ha bisogno di me e di un tetto sicuro, di una casa felice in cui crescere.
Sono già un uomo di trent’anni e mio figlio è cresciuto velocemente,
siamo molto legati uno all’altro da un sentimento che dovrebbe durare nel tempo.
Ho poco più di quarant’anni, mio figlio ora è un adulto e se ne và,
ma la mia donna mi stà accanto per consolarmi affinchè io non pianga.
A poco più di cinquant’anni… i bambini mi giocano attorno alle ginocchia ,
Ancora una volta, abbiamo con noi dei bambini io e la mia amata..

Ma arrivano presto giorni bui…. mia moglie muore..
guardando al futuro rabbrividisco con terrore..
Abbiamo allevato i nostri figli e poi loro ne hanno allevati dei propri.
e così penso agli anni vissuti… all’amore che ho conosciuto.
Ora sono un uomo vecchio… e la natura è crudele.
Si tratta di affrontare la vecchiaia… con lo sguardo di un pazzo.
Il corpo lentamente si sbriciola… grazia e vigore mi abbandonano.
Ora c’è una pietra… dove una volta ospitavo un cuore.
Ma all’interno di questa vecchia carcassa un giovane uomo vive ancora
e così di nuovo il mio cuore martoriato si gonfia..
Mi ricordo le gioie… ricordo il dolore.
Io vorrei amare, amare e vivere ancora ..
ma gli anni che restano son pochissimi.. tutto è scivolato via .. veloce.
E devo accettare il fatto che niente può durare..”

Quindi aprite gli occhi gente.. apriteli e guardate..
“Non un uomo vecchio”.. avvicinatevi meglio e… vedete ME !!

Ricordatevi queste parole quando incontrate una persona anziana per evitare di metterla da parte senza guardare all’anima giovane che le stà all’interno perchè tutti noi un giorno, saremo così.. purtroppo.

Trovato in Fb

Pet Therapy

Con il termine pet therapy (in italiano, zooterapia) s’intende, generalmente, una terapia dolce, basata sull’interazione uomo-animale.
La pet therapy è una co-terapia che affianca una terapia tradizionale in corso. Lo scopo di queste co-terapie è quello di facilitare l’approccio medico e terapeutico delle varie figure mediche e riabilitative soprattutto nei casi in cui il paziente non dimostra collaborazione spontanea. La presenza di un animale permette in molti casi di consolidare un rapporto emotivo con il paziente e, tramite questo rapporto, stabilire sia un canale di comunicazione paziente-animale-medico sia stimolare la partecipazione attiva del paziente.

Si individua l’animale corretto per il singolo paziente in base alle preferenze personali, alle capacità psico-fisiche, all’analisi delle eventuali fobie specifiche, alle allergie ed in base alla risposta emotiva nelle prime sedute.

Gli animali che vengono abitualmente coinvolti nella pet-therapy sono cani, gatti, criceti, conigli, asini, capre, mucche, cavalli, uccelli, pesci, delfini.

La pet-therapy giova ai bambini con particolari problemi, negli anziani, in alcune categorie di malati e di disabili fisici e psichici il contatto con un animale può aiutare a soddisfare certi bisogni (affetto, sicurezza, relazioni interpersonali) e recuperare alcune abilità che queste persone possono avere perduto

Che si tratti di un coniglio, di un cane, di un gatto o di altro animale scelto dai responsabili di programmi di pet therapy, la sua presenza solitamente risveglia l’interesse di chi ne viene a contatto, catalizza la sua attenzione, stimola energie positive distogliendolo o rendendogli più accettabile il disagio di cui è portatore.
La gioia e la curiosità manifestate dai piccoli pazienti durante gli incontri con l’animale consentono di alleviare i sentimenti di disagio dovuti alla degenza, tanto da rendere più sereno il loro approccio con le terapie e con il personale sanitario. Le attività ludiche e ricreative organizzate in compagnia e con lo stimolo degli animali, il dare loro da mangiare, il prenderli in braccio per accarezzarli e coccolarli hanno lo scopo di riunire i bambini, farli rilassare e socializzare tra loro in modo da sollecitare contatti da mantenere durante il periodo più o meno lungo di degenza, migliorare, cioè la qualità della loro vita.
Nelle strutture dove è stato possibile svolgere un programma di pet-therapy, i bambini ricoverati hanno ritrovato il sorriso, erano più tranquilli e hanno superato con maggior serenità il periodo di degenza.

La pet therapy prevede che il bambino si occupi dell’animale, gli dia da mangiare, lo coccoli, lo accarezzi e giochi con lui; non solo: prevede anche che queste attività vengano svolte insieme ad altri bambini, in modo da favorire la socializzazione.Tutto questo permette di migliorare molto la qualità della vita dei piccoli pazienti durante la permanenza in ospedale.La pet-therapy è un’ottimo aiuto per la cura di quei bambini che sono affetti da disturbi dell’apprendimento o problemi psicomotori, da sindrome di Down e autismo.

Per approfondire l’argomento guarda QUI