Archivi categoria: Bambini

Calzini strani

Quando è nato MrD ero molto giovane e pensavo di fare più di un figlio, quindi tutti capi usatii vestiti dismessi li mettevo da parte in lavanderia,  ben puliti, stirati e piegati negli scatoloni, nell’attesa che un altro bimbo potesse usarli. Il tempo è passato, gli scatoloni diventavano sempre di più e la speranza di avere un altro bambino si allontanava, allora ho dato via tutto, conservando solo qualche tutina, alcuni bavaglini, il primo paio di scarpe, il completino del battesimo e null’altro. Continua a leggere

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Avere 6 anni, un traguardo, una partenza

Sabato Miciomao ha compiuto sei anni.
Ricordo come fosse ieri il giorno in cui è venuto al mondo, eppure sono passati ben sei anni, sono passati 2192 giorni da che mi ha guardato con quegli occhioni dal colore strano, nè azzurri, nè grigi, nè verdi, ma di tutto un po’.
L’ho amato sin da quando ho saputo che era in me, l’ho amato ancor di più quando l’ho visto, quando l’ho tenuto tra le mie braccia la prima volta e da lì è stato tutto un crescendo di amore.

In questi sei anni l’ho accompagnato lungo questo percorso che si chiama vita, tenendolo per mano bello stretto, per paura che cadesse, che si facesse male, ma ora è arrivato il momento di lasciarlo andare un po’, di diminuire la presa, di lasciarlo crescere, come è giusto che sia.
Sei anni sono una tappa importante per un bambino:
a sei anni si inizia a perdere i dentini;
a sei anni crescono i denti permanenti;
a sei anni finisci la scuola dell’infanzia;
a sei anni inizi la scuola primaria;
a sei anni ti diletti con paroline e numeri;
a sei anni inizi a leggere;
a sei anni prendi le distanze dai genitori;
a sei anni si fanno le prime scelte importanti;
a sei anni mettono in discussione la tua autorevolezza in modo più fermo;
a sei anni si fanno le prime domande importanti a cui tu, genitore, devi rispondere senza tergiversare;
a sei anni inizi ad andare al CRE;
a sei anni vuoi, anzi pretendi la tua prima festa di compleanno con i tuoi amichetti, ma dato che io non ne ho mai organizzata una, perchè MrD non l’ha mai voluta, non so nemmeno da che parte iniziare!!!
Io ci provo a renderti felice, ci provo ogni giorno.

Quando una mamma entra in sciopero, ecco cosa succede….

Jessica è una madre di tre figli, due gemelle di 12 anni, una di 10 anni, tutto ha inizio un fine settimana fitto di impegni e commissioni da svolgere, di figlie da accompagnare alle varie attività sportive, con il marito via per giocare a golf. Alla fine della giornata Jessica finalmente si siede e nota attorno a sè un disordine assoluto. Con l’appoggio del marito decide così di entrare in sciopero, smette di lavare, stendere, stirare, pulire, riordinare, insomma qualsiasi cosa che serve per avere una casa ben pulita e in ordine.
Jessica Stilwell ha raccontato la sua odissea a lieto fine in un blog, Striking Mom. Ha documentato con foto i cambiamenti dell’ambiente domestico, direi che sono notevoli….

Le ragazzine inizialmente non si accorgono di nulla, ma finalmente dopo tre giorni, cominciano a capire che qualcosa non và, ma le ragazzine hanno ceduto solo al sesto giorno, quando ormai la casa era irriconoscibile. Sono seguiti due giorni intensi di pulizie per riportare la casa al suo ordine originario.
La lezione è servita, le ragazzine ora sono un po’ più ordinate.
La riflessione di Jessica dopo questa avventura è la seguente:

Molto spesso non ho voglia di discutere, e quindi mi sembra più semplice e veloce fare da sola quello che potrebbero – e dovrebbero – fare loro. Ma mi sono resa conto che così non le stavo educando. Temo che stiamo allevando una generazione di persone con l’attitudine a chiedere agli altri “Cosa farai per me?”

Ecco le foto pubblicate su Huffingtonpost. da paura!!!
Voi siete mai scese in sciopero o avete pensato di farlo? Secondo voi i vostri figli lascerebbero che succedesse un tale scempio?
A casa mia succederebbe di sicuro!!!

Foto: Jessica Stilwell via The Huffington Post
Foto: Jessica Stilwell via The Huffington Post

Metodo Estivill, causa danni per i bambini sotto i tre anni

Il metodo Estivill, è semplicemente un modo di comportarsi per “insegnare” al bambino a fare la nanna da solo. Estivill ha scritto anche un libro nel quale svela ai genitori le semplici tecniche per conseguire l’obiettivo, il libro è “Fare la nanna”. E’ un libro che ha suscitato diverse polemiche, infatti il metodo da applicare, a mio parere è assurdo, anche se devo ammettere che molti anni fà, quando è nato il mio primo figlio, sotto suggerimento delle zie, avevo provato anch’io questo modo di fare. Dopo averlo sentito piangere come un disperato, tutti erano accorsi perchè pensavano fosse successa una tragedia, da qui si capisce quanto poco fosse applicabile!!! Non vi dico quanto poco adeguata mi fossi sentita.
In poche parole il metodo prevede di portare il bimbo a letto, uscire dalla stanza e tornarci ogni 5 minuti. Anche se il bambino piange, urla e strepita, non prenderlo in braccio, ma limitarsi ad accarezzarlo, a parlargli e poi riandarsene, finchè il bimbo capisce (?) e si addormenta.
Fatta questa premessa, va detto che propio in questi giorni Estivill stesso ha dichiarato che il metodo non può essere applicato ai bambini sotto i tre anni, causa danni.

Estivill dichiara: Le regole illustrate in ‘Fate la nanna‘ erano per i bambini dai tre anni in su che soffrivano della cosiddetta ‘insonnia infantile per abitudini scorrette’. Queste norme non possono essere applicate in caso di bambini più piccoli a causa dell’immaturità del loro orologio biologico.
Ma dirlo prima no?
Se penso a quante persone hanno letto il libro, quante mamme, pensando di fare cosa buona e giusta, hanno messo in pratica alla lettera questo metodo. Quante si sono sentite disperate, (perchè bisogna essere disperate per ricorrere ad una simile barbarie), sia prima, che dopo aver provato questo metodo.
Io spero che il suo libro venga tolto dalla circolazione, ma soprattutto che venga reso noto che non è un metodo applicabile nè per i bimbi al di sotto dei tre anni, nè per gli altri.
Insomma, io sono dell’idea che un po’ di sano lettone non faccia del male a nessuno, tanto non ci restano fino ai 20 anni, credetemi sulla parola..un figlio 20enne io ce l’ho e dorme nel suo letto. 😉
Se poi avete dei bravi bambini che hanno imparato a dormire nel loro lettino, nella loro stanzetta, senza gravi drammi, beati voi, siete fortunati!!!
Con il secondo figlio non ho fatto nessuna fatica, ha sempre dormito nel suo lettino e mi ritengo superfortuna, visto l’esperienza negativa col primo figlio.
La notizia, è giusto dirlo, è stata diffusa dal blog Paternamente, e io ve l’ho riportata.
In Youtube ho trovato questo video, io l’ho guardato solo pochi secondi, non ce la faccio!!

Allattamento al seno, al via la compagna per promuoverlo.

Questa settimana è dedicata a promuovere l’allattamento al seno, infatti in questi giorni diversi consultori organizzeranno degli incontri per sensibilizzare noi mamme sull’importanza dell’allattare al seno, soprattutto nei primi sei mesi di vita. Allattare un bimbo al seno è vantaggioso sia per il bambino che per noi, se volete sapere in modo esauriente quali sono questi vantaggi, leggete QUI.
Prima di partorire leggiamo libri su libri, ci documentiamo in internet, tutto sembra facile, spontaneo, ma quando ti ritrovi fra le braccia quell’esserino così piccolo, che urla ogni momento, capisci che stabilire un ritmo, dare degli orari, non cedere alle continue richieste, come avevi letto…non è così facile, anzi è difficilissimo.
Sai che allattare è importantissimo, crea un legame, è meraviglioso, ma non sempre è questo idillio. Quando siamo all’ospedale abbiamo le infermiere che ci aiutano, che ci spiegano, ma quando siamo a casa sembra che non funzioni nulla. Fortunate coloro che hanno qualcuno che le supporta, che le ascolta, che hanno esperienze positive nell’allattamento.
Molte di noi devono conciliare sin da subito casa, famiglia e lavoro, quindi la scelta più facile è passare all’allatamento artificiale così si può delegare, ma per il bimbo, non è la scelta migliore. L’importante è non scoraggiarsi mai.
Personalmente il primo figlio l’ho allattato fino a nove mesi, ho dovuto smettere perchè mi morsicava. Più volte nell’arco dei nove mesi sono stata sul punto di gettare la spugna, di passare al latte artificiale, ma la piccola pesta lo rifiutava, quindi ho dovuto insistere, insistere e ancora insistere, per il suo bene, ma è stato un bene anche per me. Etro fiera di me stessa, mi sentivo “brava”.
Con il secondo figlio non mi è andata così bene. Al quarto mese ho notato una perdita consistente di latte, era tutto un pianto, il latte artificiale lo rifiutava. Ho cambiato molteplici marche, ma nulla da fare, beveva 100 gr, giusto per saziarsi un pochino e poi piangeva, quindi di conseguenza cresceva poco. E’ stato un vero dramma, anche psicologico da parte mia, l’ho vissuta come una sconfitta.

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Mamme in divisa allattano al seno…è polemica!

Come interpretare i disegni dei bambini

Il mio bimbo, oggi 5enne, ha sempre avuto un’attrattiva per il disegno, sin da piccolissimo. Nel primo anno di età faceva degli scarabocchi, a mio dire spettacolari, pieni di colori e occupavano tutto il foglio. A due anni gli scarabocchi avevano più senso, o meglio, questo è quello che credeva lui. A tre anni ha iniziato a frequentare la scuola dell’infanzia e ogni suo disegno per me era un opera d’arte. Tutto ciò che disegnava era qulcosa o qualcuno, anche se io non ci capivo granchè, ma aveva un senso ogni disegno. A quattro anni sono iniziati i disegni con il sole, l’erba, la casa, magari tutta storta, ma comunque con un aspetto comprensibilissimo. Ha iniziato anche a rappresentare la sua famiglia, magari con braccia lunghissime, senza capelli, oppure senza mani. Ma quest’anno sta superando se stesso. Sta facendo delle vere e proprie composizioni, dei disegni con molti dettagli, come le scale al posto giusto, il numero di finestre esatto.
Ecco qua sotto un suo disegno, fatto alcuni giorni fà, non è bellissimo? Si lo so sono di parte!!!

Mi sono sempre chiesta come interpretare i disegni dei bambini e girando nel web ho trovato delle informazioni molto interessanti che vorrei condividere con voi.
La prima cosa da prendere in considerazione in un disegno è quanto spazio è stato occupato. Se il disegno è concentrato nella parte superiore, vuol dire che il bambino ha un carattere fantasioso; se disegna nella parte inferiore, ha un’intelligenza più pratica; se disegna nella parte centrale, ha un carattere realistico; se disegna nella parte sinistra, ha a un carattere timido; se disegna nella parte destra del foglio, ha a un carattere sicuro.
Alcuni oggetti ed elementi che compaiono frequentemente nei disegni dei bambini hanno un preciso significato psicologico:

Il suolo indica la base sicura dei bambini, simbolo di sicurezza e nutrimento.
La montagna indica il seno materno, simbolo di accoglienza e bisogni orali.
Il sole è il simbolo paterno per eccellenza.
Le nuvole, se abbondanti, indicano minaccia e inquietudine.
La pioggia è la minaccia materna.
Le stelle indicano il bisogno di essere valorizzati.
L’acqua è l’immagine della madre.
I fiori indicano femminilità, gioia e spensieratezza.
Gli animali sono spesso utilizzati dai bambini come compensazione di un sentimento di solitudine.
La dimensione della figura umana è legata alla percezione che il bambino ha di sé: una piccola dimensione sta a indicare timidezza, una grande dimensione o una dimensione “giusta” esprime sicurezza, fiducia, estroversione e una buona percezione di sè. La testa rappresenta i sentimenti che il bambino ha dedotto dal volto della madre; i particolari del viso ci raccontano delle abilità di comunicazione e di scambio con il mondo esterno; il collo è il tramite tra la ragione e l’istinto; le gambe rappresentano sicurezza e stabilità; le braccia e le mani sono il simbolo della comunicazione e del contatto con il mondo; il tronco ci racconta dell’istintualità.
Anche i colori utilizzati hanno la loro importanza.

Il rosso è il colore della forza e della vita ed è sempre presente nei disegni dei bambini. E’ ambizione, energia, passione, coraggio.
Il giallo è il colore del sole, della luce e dell’estroversione. E’ il colore dell’aggressività.

Il blu è il colore della calma, del cielo e del mare. E’ il colore dell’intelligenza e del ragionamento.
Il verde è il colore della tranquillità e della soddisfazione di sè. E’ soddisfazione, equilibrio, speranza.
L’arancione è il colore della vivacità e della serenità.
Il viola è il colore della razionalità e del dominio sulle passioni.
Il bianco è il colore del silenzio, della tranquillità.
Il nero è il colore della paura e della rinuncia. E’ riservatezza, pudore, ansia.
Il disegno della famiglia ci racconta delle dinamiche interne al nucleo familiare. Il personaggio disegnato per primo è quello per cui il bambino prova maggiore ammirazione; disegnare se stesso al primo posto è segno di egocentrismo mentre disegnarsi all’ultimo posto è segno di poca fiducia nelle proprie potenzialità, timidezza e chiusura. Fonte

Ho trovato anche questo sito web Rosalba Corallo, nel quale ci sono quattro test:

test della famiglia
Ci sono delle spiegazioni altamente esaurienti.
Mi sono persa poi a guardarlo meglio questo sito e devo dire che è proprio ben fatto e vi sono tanti buoni spunti per capire di più i nostri bambini, ma anche per farli giocare, per intrattenerli.

I volontario ABIO oggi saranno nelle piazze di tutta Italia

Oggi 29 settembre 2012 si potrà incontrare i volontari ABIO in più di 100 piazze in tutta Italia.
Sarà una giornata dedicata ai bambini, al volontariato, alla solidarietà:. I volontari ABIO organizzeranno giochi per i più piccoli, mentre i grandi potranno ascoltare il racconto dei volontari di ABIO a favore dei bambini, degli adolescenti e dei loro genitori.
 I volontari ABIO si occupano di sostenere e accogliere, in collaborazione con medici e operatori sanitari, bambini e famiglie che entrano in contatto con la struttura ospedaliera. I 5.000 volontari offrono un valido e costante supporto ai bambini e alle loro famiglie.
Tutti potranno sostenere ABIO con un’offerta  di 7 € e ricevere un cestino di pere, simbolo della Giornata, permettendo così alle Associazioni di realizzare corsi di formazione per introdurre nuovi volontari nei reparti e garantire così una presenza qualificata e costante, caratteristiche principali del volontariato ABIO.

Il Volontario ABIO non è un volontario del tempo libero, bensì una persona consapevole che il proprio impegno, unito a quello altrui, costituisce un valore sociale.

Al volontario ABIO si chiede:
– La partecipazione obbligatoria al corso di formazione;
– Un turno settimanale di minimo 4 ore in ospedale con regolarità almeno per un anno;
– La regolare presenza agli incontri di gruppo e di aggiornamento.

Chi è interessato può richiedere informazioni sui Corsi di Formazione ad una delle sedi ABIO attive sul territorio.

L’anno scorso il mio 5enne è stato ricoverato per un intervento, la presenza dei volontari ha aiutato il piccolo a rilassarsi e passare il tempo. Hanno aiutato anche noi, la loro presenza di infondo tranquillità.
Grazie a tutti, per il vostro impegno, per il vostro tempo, per la vostra disponobilità, per la vostra simpatia, per la vostra pazienza, per il vostro amore verso chi si trova in un momento difficile.

Bai Jai Bei, la coperta dell’amore

Oggi ho letto nel blog, nel quale ho scritto anch’io un post, Speriamo che sia femmina, ma va bene anche maschio, un post bellissimo scritto da Marta, una mammina in attesa.

Nel web ha trovato un’iniziativa bellissima, una tradizione nata in oriente e particolamente amata dalle mamme adottive, ma che in realtà può benissimo applicarsi anche ai figli naturali: si tratta di una coperta patchwork realizzata cucendo insieme cento riquadri di stoffe diverse che cento tra amici e parenti abbiano regalato per completarla. Questa è chiamata “coperta dell’amore”, il suo nome tradizionale è Bai Jai Bei.

In Cina è nata la tradizione del Bai Jia Bei, allo scopo di attirare sul bambino tutte le forze benefiche provenienti dalle persone che gli vogliono bene, in modo che sia protetto per tutta la vita dalle avversità.

I
 bimbi di Marta sono stati cercati a lungo, voluti, amati fin da quando erano piccoli embrioncini e vorrebbe accoglierli con questa bella copertina dell’amore.

Marta chiede ad ognuna di noi di inviare un pezzetto di stoffa, con la quale lei realizzerà questa copertina. Penso che sia una richiesta bellissima, la “copertina dell’amore delle mamme blogger”
Se volete partecipare le istruzioni sono le seguenti:
1) Scegliere e ritagliare un riquadro di stoffa (non importa quale stoffa!!) delle dimensioni di (circa!) 25 cm. per 25 cm. che in qualche modo vi rappresenti e rappresenti l’augurio che volete fare ai bimbi (potrebbe essere anche dipinto o ricamato a mano da chi lo regala). Sono comunque apprezzatissimi ritagli di qualsiasi dimensione!
2) ritagliare un ulteriore piccolo pezzetto della stessa stoffa da allegare al biglietto di auguri che scriverete (in modo da capire poi a coperta fatta a chi appartiene ogni pezzetto)
3) Inviare il tutto.
Andate ovviamente sul blog di Marta e contattatela.

Le curve di crescita e il calcolo percentile

Le curve di crescita sono dei grafici, suddivisi per parametro (peso, altezza e circonferenza cranica nel caso dei bimbi fino a 3 anni) e sesso, ottenuti grazie alla misurazione di parecchi bambini di varie fasce d’età rappresentativi di una determinata popolazione, per esempio europea, americana, africana e così via.

I grafici ci fanno capire se la crescita del nostro bimbo è corretta per la sua età. L’impiego delle curve di crescita è semplice: basta incrociare l’età del bambino con il valore corrispondente al suo peso o alla sua altezza e osservare a quale curva si avvicina maggiormente il punto così identificato.

Se un bambino ha una statura che si colloca al 10° percentile, significa che il 10% degli altri bambini appartenenti alla sua stessa popolazione di confronto è più piccolo di lui, mentre il 90% è più alto.

In linea di massima vengono considerati perfettamente normali bambini che crescono tra il 25° e il 75° percentile ma non vuol dire che quelli che crescono su curve superiori o inferiori siano anormali o malati.

Nei casi limite, al di sotto del 3° o al di sopra del 97°, il  Pediatra penserà ad assicurarsi che non ci siano condizioni di rischio (metaboliche od ormonali di eccesso o carenza), o patologie vere e proprie che possano aver influenzato la crescita in un senso o nell’altro. La situazione più comune è che abbia semplicemente ereditato dai genitori la piccola o grande statura.

Comunque c’è da dire che, se l’accrescimento è costante e non vi sono arresti o discese a percentili inferiori, si è sicuri che il bambino ha uno sviluppo regolare, anche se la sua altezza e il suo peso sono inferiori alla media.

Ho immesso nella tabella i dati del mio piccolo monello, (5 anni, 105 cm, 15 kg) è al 5° percentile, quindi molto al di sotto della media. La Pediatra per sicurezza gli ha fatto fare diversi esami del sangue, esami per allergie varie, tipo celiachia, tutto è risultato ok, quindi si è desunto che non ha nulla, è così di costituzione. Devo dire che il Monello è sempre stato bene. Frequenta la scuola dell’infanzia da due anni, non ha ancora preso nessuna malattia infettiva, ha fatto poche assenze, non gli ho mai dato un antibiotico fino adesso. Io non mi preoccupo, crescerà diamogli tempo!!!

CLICCA sulle tabelle dei percentili per ingrandirle o stamparle

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Se manca l’istinto materno è colpa di un gene

L’altra sera ero a cena da conoscenti. Si parlava del più e del meno, poi il discorso è caduto sull’avere bambini.
Una ragzza, non più giovanissima, ha detto che lei non ha istinto materno, a lei i bambini non piacciono, non ne vuole avere e soprattutto che i bambini, soprattutto quelli piccoli…puzzano!!!
Io sono rimasta allibita. Io che già all’età di ventanni desideravo diventare madre, sentire che una donna pensa queste cose, mi sconcerta. Non mi capacito che una donna non possa avere istinto materno. Come si fa a dire poi che i bambini puzzano di latte??
Oggi però girovagando nel web ho letto una notizia, che forse spiega questa repulsione nei confronti dei bambini….forse.
La notizia è la seguente:
E’ stato scoperto il gene che azzera l’istinto materno. Identificato nei topi, il gene si chiama Er alpha ed e’ attivo nell’area del cervello che controlla anche l’aggressivita’ e la sessualita’. La scoperta si deve a uno studio coordinato da Ana Ribeiro della Rockefeller University (New York). Gli esperimenti, condotti sui topi, hanno mostrato invece che quando questi cellule venivano ridotte in alcuni soggetti, essi trascorrevano meno tempo a prendersi cura dei loro piccoli. Il risultato secondo gli esperti costituisce un esempio unico di come manipolando un singolo gene in un gruppo specifico di cellule cerebrali si riescono a controllare il comportamento biologico della madre legato alla protezione, al nutrimento e all’educazione dei figli.

L’istinto materno è una delle caratteristiche dell’essere genitori, ma come tanti aspetti della natura umana, anch’esso dipende da un fattore genetico.

Letto questo, non mi conforta sapere che ci sono donne che a causa di un gene non provano ciò che per natura sarebbe giusto provare. Mi dispiace per loro, non possono sapere cosa significa desiderare, con ogni fibra del propio corpo, con ogni molecole che ci compone, di essere madre.
Io lo so, per fortuna ho potuto appagare questo istinto materno, così prorompente in me, grazie alla nascita dei miei figli.