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Sarah Reinertsen…una donna speciale

 
 Una gamba alla Pistorius e la certezza di aver vinto quasi tutto. Tranne l’orgoglio di sentirsi come e «meglio di una cover girl. perché il corpo in fondo non mi serve solo per appenderci i vestiti». Così Sarah Reinertsen, 35 anni, atleta, ha incominciato la corsa più lunga.
Quella che lo scorso ottobre le ha fatto scattare la voglia di mostrarsi senza veli sulla copertina di Espn Magazine, la rivista sportiva più glamour degli Usa. E di abbattere l’ultimo tabù. «Ho sempre saputo che la mia forza era cercare di sentirmi come gli altri. Ma per riuscirci dovevo correre. Molto veloce».
Specie dopo che a sette anni si è trovata a farlo con una gamba sola, perché l’altra gliel’avevano amputata. Al posto di quel pezzo che mancava ha messo cervello e cuore. E non si è più fermata. A 13 anni il record dei 100 metri piani. E poi i 200, i 400, e la vittoria nella gara più massacrante, l’ Ironman Triathlon, 15 ore tra nuoto, bicicletta e corsa.
Sarah però non è mai andata così spedita come quando ha accettato di comparire sul body issue di Espn. Una ragazza con una gamba artificiale, nuda davanti al mondo che la guarda.
E nessuna paura a mostrarsi. Perché, quando finisce la corsa, da lì in poi si comincia a volare.
Fonte: QUI

9 mesi in pochi secondi

Un filmato davvero molto emozionante.
Si intitola “Introducing” ed è il regalo che una giovane coppia francese ha voluto donare alla propria primogenita ancor prima della sua nascita, un ricordo intenso che la piccola potrà portare con se per il resto delle sua vita.
Un progetto moderno ma dal gusto nostalgico, che riesce a toccare l’animo di chi lo guarda nonostante si trovi dietro il monitor di un freddo computer. Un filmato di 90 secondi che riassume con molta simpatia ed immensa gioia le fasi della gravidanza e della nascita di Amelie.
Inizia con un bacio del futuro papà sul profilo della pancia ancora piatta della futura mamma, e prosegue con una sequenza di immagini velocissime, che mettono particolarmente in risalto lo sviluppo della donna in attesa, fino a concludersi con un ultimo, nuovo bacio del papà sul pancione proprio prima del dolce evento. Subito dopo i due genitori presentano la piccola alla telecamera in un esplosione di assoluta felicità .

La sua visione scatena nient’altro che un turbine di sensazioni positive e molta, molta ammirazione nei confronti di un amore così intenso e smisurato, quale può essere solo quello che un genitore nutre per il proprio pargolo.

Il video è bellissimo..ma che disordine in quella casa!!!!

Fonte: aciclico

La bimba senza mani che vince un concorso di calligrafia

La storia di Annie Clark ha commosso e incantato l’America. La piccola ha sette anni ed ha una malformazione alle mani: le sue dita non si sono formate, per cui la sua non è una vera e propria mano.  Nonostante questa importante malformazione che ha compromesso una delle parti del corpo più importanti per un individuo, le mani, la bambina è stata premiata come vincitrice ad un concorso nazionale di calligrafia. Può sembrare paradossale, ma Annie utilizza quello che resta delle sue mani come una persona normodotata. La bimba è, infatti, in grado di vestirsi, andare in bici o nuotare, scrivere, aprire lattine e così via. Insomma, è una bambina perfettamente autosufficiente, che oltre a badare a se stessa dà anche il suo contributo in casa.
In effetti, Annie è una dei nove figli di Tom e Mary Clark, genitori della piccina. I due hanno tre figli naturale e sei figli adottati in Cina, tra cui anche Annie. La piccola non è l’unica ad avere una disabilità in famiglia. Anche i suoi fratelli hanno delle deformazioni agli arti, mentre una dei figli biologici dei bravi genitori ha la sindrome di Down. Tom e Mary raccontano che non è stata loro la scelta di adottare bambini con disabilità, ma questo è ciò che Dio ha voluto per loro e ne sono felici. La piccola Annie da grande vuole diventare una scrittrice e secondo il padre ha tutta la determinazione necessaria per potercela fare.

Fonte: aciclico

Pet Therapy

Con il termine pet therapy (in italiano, zooterapia) s’intende, generalmente, una terapia dolce, basata sull’interazione uomo-animale.
La pet therapy è una co-terapia che affianca una terapia tradizionale in corso. Lo scopo di queste co-terapie è quello di facilitare l’approccio medico e terapeutico delle varie figure mediche e riabilitative soprattutto nei casi in cui il paziente non dimostra collaborazione spontanea. La presenza di un animale permette in molti casi di consolidare un rapporto emotivo con il paziente e, tramite questo rapporto, stabilire sia un canale di comunicazione paziente-animale-medico sia stimolare la partecipazione attiva del paziente.

Si individua l’animale corretto per il singolo paziente in base alle preferenze personali, alle capacità psico-fisiche, all’analisi delle eventuali fobie specifiche, alle allergie ed in base alla risposta emotiva nelle prime sedute.

Gli animali che vengono abitualmente coinvolti nella pet-therapy sono cani, gatti, criceti, conigli, asini, capre, mucche, cavalli, uccelli, pesci, delfini.

La pet-therapy giova ai bambini con particolari problemi, negli anziani, in alcune categorie di malati e di disabili fisici e psichici il contatto con un animale può aiutare a soddisfare certi bisogni (affetto, sicurezza, relazioni interpersonali) e recuperare alcune abilità che queste persone possono avere perduto

Che si tratti di un coniglio, di un cane, di un gatto o di altro animale scelto dai responsabili di programmi di pet therapy, la sua presenza solitamente risveglia l’interesse di chi ne viene a contatto, catalizza la sua attenzione, stimola energie positive distogliendolo o rendendogli più accettabile il disagio di cui è portatore.
La gioia e la curiosità manifestate dai piccoli pazienti durante gli incontri con l’animale consentono di alleviare i sentimenti di disagio dovuti alla degenza, tanto da rendere più sereno il loro approccio con le terapie e con il personale sanitario. Le attività ludiche e ricreative organizzate in compagnia e con lo stimolo degli animali, il dare loro da mangiare, il prenderli in braccio per accarezzarli e coccolarli hanno lo scopo di riunire i bambini, farli rilassare e socializzare tra loro in modo da sollecitare contatti da mantenere durante il periodo più o meno lungo di degenza, migliorare, cioè la qualità della loro vita.
Nelle strutture dove è stato possibile svolgere un programma di pet-therapy, i bambini ricoverati hanno ritrovato il sorriso, erano più tranquilli e hanno superato con maggior serenità il periodo di degenza.

La pet therapy prevede che il bambino si occupi dell’animale, gli dia da mangiare, lo coccoli, lo accarezzi e giochi con lui; non solo: prevede anche che queste attività vengano svolte insieme ad altri bambini, in modo da favorire la socializzazione.Tutto questo permette di migliorare molto la qualità della vita dei piccoli pazienti durante la permanenza in ospedale.La pet-therapy è un’ottimo aiuto per la cura di quei bambini che sono affetti da disturbi dell’apprendimento o problemi psicomotori, da sindrome di Down e autismo.

Per approfondire l’argomento guarda QUI

L’«Ecmo» gli ha salvato la vita

È cominciato tutto quest’inverno: il piccolo Andrea ha la febbre e accusa sintomi che sembrano quelli di una sindrome influenzale, anche se con il trascorrere delle ore respira sempre più con difficoltà. Ha poco più di 6 mesi il piccolo, e i genitori si allarmano da subito: la febbre non accenna a diminuire e le difficoltà respiratorie sono sempre più consistenti.

Andrea viene ricoverato al Policlinico di Milano (il piccolo e i suoi genitori abitano in territorio milanese): i medici fanno l’impossibile per debellare l’infezione che sta minando la funzionalità polmonare del piccolo, ma Andrea, seguito nella Terapia intensiva pediatrica «De Marchi», una delle più quotate d’Italia, peggiora di ora in ora. È determinante, in questo quadro clinico drammatico, la collaborazione tra il Policlinico di Milano e i medici degli Ospedali Riuniti.

«C’era solo una possibilità per mantenerlo in vita – continua Lorini -. Ed era quella di collegarlo all’Ecmo.
Un macchinario che funziona proprio come il cuore artificiale, ma è per i polmoni: in sostanza ossigena il sangue al posto degli organi che non sono più in grado di farlo, permettendo così ai medici di curarli, mentre l’organismo del paziente non va comunque in carenza di ossigeno. E già dalla comparsa della sindrome influenzale H1N1 il ministero della Salute aveva individuato gli Ospedali Riuniti come centro di riferimento nazionale per l’Ecmo pediatrico. Per questo il Policlinico si è rivolto ai Riuniti. La collaborazione in questo caso per Andrea è stata determinante».

Una volta arrivato agli Ospedali Riuniti, il piccolo è rimasto collegato per due settimane alla speciale apparecchiatura, ricoverato in Terapia intensiva pediatrica, mentre i medici «aggredivano» con terapie farmacologiche la gravissima infezione che aveva colpito i suoi polmoni; e per un altro mese il piccolo è rimasto in Terapia intensiva. Guadagnando fiato e ossigeno di giorno in giorno. Poi, i segni tangibili della guarigione. «Ora deve sottoporsi a controlli periodici – conclude Lorini -. Cosa ha messo ko i suoi polmoni? Una grave infezione, ma individuare quale ceppo virale è praticamente impossibile. L’importante è che Andrea sia qui. Respira, e cresce».

Andrea respira finalmente a pieni polmoni, da solo: respira e cresce, mette su peso. Il 18 maggio festeggerà il suo primo anno di vita.

Il suo caso è il primo del genere in Italia: non era mai successo che un neonato venisse trasportato già attaccato all’Ecmo

Fonte: Eco di Bergamo

Solo notizie belle

Girando nel Web ho trovato un Tg ottimistico, dicono solo notizie belle e positive, infatti si chiama….
 Good News

In un mondo dove impera il pessimismo, dove si mettono in evidenza solo tragedie, guerre, tradimenti e mille altre brutture, questo Tg è una boccata di ossigeno puro.

NON TUTTO VA MALE!!!