Archivi categoria: Donne Speciali

Come si può sopravvivere a così tanto dolore?

Quando ti ho visto la prima volta avevi le guancette paffute, un incarnato roseo, capelpurezzali fini fini castani. Eri una bella bambina, di quelle che ti soffermi a guardare, avevi la gioia negli occhi, saltellavi da un gioco all’altro e mostravi ai bimbi più piccoli, quelli appena arrivati, la stanza dei giochi. Continua a leggere

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Franca Valeri ha sempre da insegnare

Ieri sera stavo facendo zapping e sono capitata su Rai 1 proprio quando è entrata in scena sul palco

dell’Ariston Franca Valeri e mi sono soffermata a guardare, in memoria dei suoi vecchi simpatici monologhi al telefono con mammà che ho sempre ascoltato con piacere.

Era di rosso vestita, truccata benissimo e con un paio di occhiali che le davano un viso vispo.
Ebbene, ho visto una donna di 94 anni, con una forza, una determinazione incredibile.
Franca Valeri è affetta da tremore essenziale, io l’avevo preso per Parkinson, una malattia che la limita nei movimenti, ma non nello spirito. Aveva una voce tremolante, ma ha portato a termine il suo monologo con ironia e fermezza.
Grazie Franca sei un esempio per me, per noi.
Grazie Franca, mi hai fatto emozionare.

Madri fragili

Vorrei essere sicura di aver rimpiazzato la rigidità con il rigore. 
Passiamo tutta la vita a cercare chi ci completi. 
A volte forziamo gli eventi. 
Spesso ci perdoniamo poco. 

Ho letto questa frase  QUI e ne sono rimasta colpita.
La storia è una di quelle forti, di quelle in cui tutto sembra andar male, ma la protagonista è una tosta, una che prende il meglio dal peggio, anzi, il meglio da quel poco che la vita riesce ad offrirle o forse è tanto???

Le donne hanno da insegnare.
Le donne si mettono in discussione.
Le donne prima di essere donne sono mamme, ma a volte la malattia annebbia le menti, gli intenti e l’amore.

‎16 Marzo 2013 Il primo discorso di Laura Boldrini, neopresidente della Camera

«Vorrei innanzitutto indirizzare il mio saluto rispettoso al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano». «Faccio i miei auguri soprattutto ai più giovani: a chi siede per la prima volta in quest’aula. Sono sicura che insieme riusciremo nell’impegno straordinario di rappresentare nel migliore dei modi le istituzioni repubblicane».
«Arrivo a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a difendere e rappresentare i diritti degli ultimi in Italia e nel mondo. E’ un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che metto al servizio di questa Camera».
«Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze. Abbiamo l’obbligo di fare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri: dobbiamo garantirli uno a uno. Quest’Aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale. Dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne uccise da violenza travestita da amore. Dovremo stare accanto ai detenuti che vincono in condizioni disumane e degradanti. Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro o non lo ha mai trovato, a chi rischia di perdere la Cig, ai cosiddetti esodati, che nessuno di noi ha dimenticato. Ai tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l’economia italiana e che oggi sono schiacciati dal peso della crisi, alle vittime del terremoto e a chi subisce gli effetti della scarsa cura del nostro territorio».
«In Parlamento sono stati scritti dei diritti costruiti fuori da qui e che hanno liberato l’Italia e gli italiani dal fascismo. Ricordiamo il sacrificio di chi è morto per le istituzioni e dei morti per la mafia, che oggi vengono ricordati a Firenze».
«Molto dobbiamo anche al sacrificio di Aldo Moro e della sua scorta. Scrolliamoci di dosso ogni indugio, nel dare piena dignità alla nostra istituzione che sta per riprendere la centralità del suo ruolo».
«Facciamo di questa Camera la casa della buona politica. Il nostro lavoro sarà trasparente, anche in una scelta di sobrietà che dobbiamo agli italiani».
«Sarò, la presidente di tutti, a partire da chi non mi ha votato, ruolo di garanzia per ciascuno di voi e per tutto il Paese».
«L’Italia è Paese fondatore dell’Unione europea, dobbiamo lavorare nel solco del cammino tracciato da Altiero Spinelli. Lavoriamo perché l’Europa torni ad essere un grande sogno, un luogo della libertà, della fraternità e della pace. Anche i protagonisti della vita religiosa ci spingono a fare di più, per questo abbiamo accolto con gioia i gesti e le parole del nuovo pontefice, venuto emblematicamente “dalla fine del mondo”».
«Un saluto anche alle istituzioni internazionali e – permettetemi – anche un pensiero per i molti, troppi volti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce».
«La politica deve tornare ad essere una speranza, una passione».

Irena Sendler: La vita in un barattolo di vetro

Il 27 gennaio è un giorno speciale, è il Giorno della Memoria, è una ricorrenza internazionale, nata per ricordare tutti coloro che sono stati vittima del nazismo, dell’Olocausto e per ricordare anche coloro che, rischiando la loro vita hanno aiutato a salvarsi decine, centinaia  o migliaia di persone.

Irena Sendler è una di queste persone, di questi angeli. Irena nacque nel 1910 a Varsavia in Polonia. Nel 1939, quando scoppiò la II Guerra Mondiale Irena lavorava nel sociale e iniziò sin da subito a proteggere gli amici ebrei. Nel 1940 entrava nel ghetto con varie scuse relative al suo lavoro, invece il vero motivo era salvare, portando fuori dal ghetto decine di bambini, salvandoli. Arrivò a salvare circa 2500 bambini, facendoseli affidare dai genitori,  creando loro una nuova identità e affidandoli a famiglie cattoliche. Irena scriveva in una lista tutti i nomi dei bambini e, a chi venivano affidati. Nascose all’interno di un barattolo questi scritti, mise il barattolo sottoterra nel giardino di un suo vicino di casa che abitava di fronte ad una caserma tedesca.
Un giorno Irena venne catturata dalla Gestapo e torturata, le ruppero le gambe e le braccia, ma Irena fù forte, fù eroica e non rivelò mai il suo prezioso segreto. Fu condannata a morte, ma un’organizzazione clandestina chiamata Zegota, riuscì a liberarla corrompendo un ufficiale tedesco. 
Una volta finita la guerra Irena si diede la fare per cercare di ricongiungere le famiglie, ma purtroppo molti dei genitori erano morti nei campi di concentramento, erano stati sterminati.
Irena si è spenta a Varsavia il 12 Maggio 2008.
Nel 1999 tre studentesse del Kansas hanno dato vita ad un progetto di sostegno per la conoscenza pubblica di questa vicenda, troverete la storia sul sito irenasendler.org..
E’ stato scritto un libro da Anna Mieszkowska, “Nome in codice Jolanta” , che non mancherò di leggere ed è stato realizzato anche un film interpretato dall’attrice Anna Paquin, “The courageus heart of Irena Sendler”, speriamo arrivi presto in Italia. 
Irena ha salvato un pezzo di umanità, pensate a quei 2500 bambini che a loro volta ne avranno fatti altrettanti e così via…E’ proprio vero, chi salva la vita, salva l’umanità intera.
Irena è un esempio per noi tutte, è stata una donna eroica, una donna coraggiosa, una donna piena d’amore, dobbiamo ricordarla assolutamente!

Sara e la sua vita da reclusa a causa della Mcs

Stamattina ho letto questa notizia su un quotidiano locale, L’Eco di Bergamo, voglio riproporvela.
Mi piacciono le storie di donne, donne forti e combattive, nonostante la vita le sia avversa, sono un esempio di positività anche se non mancano i momenti di sconforto,loro reagiscono con rinnovata energia.
Sara Capatti fino a poco più di 10 anni fà, ha avuto una vita regolare, come quasi la maggior parte delle persone. Il primo segnale l’ha avuto a 20 anni, si trovava in ferie a San Giminiano, dopo un pranzo a base di funghi ha avuto uno choc anafilattico, un’iniezione di cortisone le salva la vita e tutto sembra finito lì. Poi, a 23 anni, una forte infiammazione alle spalle e alle braccia la blocca per sei mesi., ma nessun medico riesce a capire l’origine di questi disturbi così gravi. Apre un negozio di parrucchiera, ma essendo sempre in contatto con prodotti chimici le sue condizioni peggiorano, ha forti dolori muscolari, allergie multiple, fino agli shock anafilattici, ma ancora nessuno capisce cosa sia.

Nel 2010 una trasmissione su RaiTre presenta il caso di una ragazza con Mcs. Sara riconosce i sintomi, sono i suoi, contatta la ragazza e arriva al Policlinico Umberto I di Roma, dal  professor Genovesi, gli esami confermano la diagnosi: Mcs, Multiple chemical sensitivity.
Sara è allergica a tutto ciò che è chimico, anche a sostanze volatili, da tre anni è chiusa in casa.
Dopo aver finalmente capito da cosa è affetta la sua vita cambia radicalmente: non può più usare saponi, ma solo acqua, usa solo vestiti in fibre naturali e li lava solo con acqua, usa bottiglie in vetro, cucina in pentole di ceramica, non può leggere nè libri, nè giornali, a causa dell’odore del petrolio, infatti questa patologia sviluppa l’olfatto in maniera sensibilissima. Esce raramente e quando esce deve portare una mascherina per proteggersi, nella stanza in cui dorme il depuratore è acceso 24 ore su 24.
Ci sarebbe una soluzione per Sara, per stare meglio, per avere una vita normale, trasferirsi a San Candido, in Val Pusteria, a 1200 m, lì sta bene, è un posto incontaminato, ma trasferirsi con la famiglia per ora è impossibile.
Sara sta scrivendo un libro che parla di lei, della sua malattia, della sua vita, delle sue difficoltà, in questo progetto è aiutata dalla giornalista Patrizia Piolatto.
Sara ha aperto un Blog, la trovate in Twitter e in Fb.
Auguro a Sara di poter realizzare i suoi sogni e che la sua vita possa solo migliorare.

Se ad una donna offri una vita del cavolo, non stupirti se ti pianta!

Non importa cosa tu dia ad una donna, te lo restituirà migliorato.
Donale uno spermatozoo, ti restituirà un bebè!
Donale una casa, ne farà un focolare domestico!
Donale un sorriso,
ti darà il suo cuore.
Una donna moltiplica e amplifica ciò che le viene donato.
Percìò se le offri una vita di merda,
non stupirti se ti manda a cagare.

Due mamme che hanno i bambini a scuola con Miciomao si stanno separando. Non perchè abbiano un altra relazione, non perchè sono donne capricciose, non perchè hanno voglia di star sole, ma perchè vengono malmenate dai loro mariti. Quando l’ho scoperto, una si è confidata con me, l’altra lo stava dicendo apertamente al telefono ad una sua amica, sono rimasta molto male. Una mamma ha tre figli e l’altra sei. Una ha un marito che si ubriaca e poi diventa violento, l’altra ha un marito violento di suo. Una non ha il lavoro e l’altra nemmeno. Una ha la casa sua, l’altra nemmeno quello. Una ha la macchina e la patente, l’altra nè una, nè l’altra. Una ha raccolto il coraggio a quattro mani e l’ha denunciato di stalking, l’altra no. Entrambe hanno chiesto la separazione, entrambe hanno trovato il coraggio di opporsi ad una situazione di violenza, per se stesse, ma soprattutto per i loro figli. Non sopportano più di vedere i loro figli terrorizzati, spaventati, infelici. Auguro a queste due donne di riuscire a trovare un nuovo equilibrio, una nuova vita serena, la vita che hanno sognato accanto all’uomo che hanno sposato, ma che invece non hanno trovato. Auguro a questi figli di non dimenticare mai che la forza della loro mamma è una forza data dall’amore, data dal cuore, questo è l’esempio positivo di famiglia che devono ricordare sempre e portare avanti. Buona vita mamme, buona nuova strada, spero che dopo tante difficoltà la vita vi possa nuovamente sorridere, ve lo meritate.

Tanto vinco io. Francesca e la sua storia

Francesca Cardia ha 30 anni, nel 2011 scopre di avre un tumore al colon al quarto stadio e per trovare una cura alla sua patologia, carcinosi peritoneale, si tratta di una diffusione incontrollata di cellule tumorali (nel suo caso originate dal colon) nelle pareti del peritoneo, con formazione di noduli difficilmente controllabili perché, a causa della scarsa vascolarizzazione di questa parte del corpo, i classici chemioterapici riescono a penetrare poco e male. Purtroppo al momento la situazione si è complicata ulteriormente: l’ultimo chirurgo consultato a Milano si è rifiutato di intervenire, poiché la malattia sembra essersi diffusa a tutti i quadranti dell’addome.

Pochi giorni fa Francesca ha aperto un blog ”Tanto vinco io”, nel suo blog mostra le sue cartelle cliniche, i suoi esami e promette che darà aggiornamente sull’evolversi della sua malattia e delle sue cure sperimentali.

Si rivolge a medici e oncologi in Italia e all’estero, a tutte le persone che possono essere in grado di aiutarla a trovare una soluzione, una cura, una possibilità chirurgica, e a tutti coloro che vogliono contribuire economicamente per aiutarla a trovare una cura per il suo male.
Francesca nel suo blog scrive: Non mi arrendo, voglio vivere e credo di avere ancora molte, troppe, cose da fare, luoghi da visitare, esperienze da vivere.
Come darle torto? A 30 anni sei all’inizio della tua vita consapevole, fai progetti, hai un futuro davanti e poi ti cade tra capo e collo una notizia del genere. La positività di Federica è un esempio per tutti coloro che si trovano nella stessa situazione, in un periodo difficile della vita, dove si è chiamati a combattere con tutte le propie forze, anche quando queste sembrano abbandonarti.
Francesca, spero che questa scelta di aprire un blog, di metterti a nudo, di porti risposte e molta molta solidarietà.
Auguri Francesca, con tutto il cuore da chi comprende in parte, ciò che stai passando.

Le donne che hanno cambiato la storia

Ogni donna nel suo piccolo può cambiare la storia, non nel senso generale del termine, ma magari la sua storia, il suo percorso, facendo delle scelte, invece che altre, imponendo la propia idea o semplicemnte cercando di viere al meglio la propia vita.
Ci son donne però, che hanno cambiato veramente il corso della storia, donne che grazie alle loro scoperte, ai loro studi, al loro operato hanno dato una svolta alla loro vita, ma anche alla nostra.
Vi sono nella storia anche molte donne italiane che hanno dato un notevole contributo a questo cambiamento e di questo ne sono molto fiera, si, perchè per quante se ne dicano, io sono fiera di essere una donna italiana.

Vorrei ricordarne alcune che ho nel cuore per diversi motivi, faccio una mia personale classifica:

  1. Le donne perite nell’incendio della fabbrica Triangle, avvenuto a New York il 25 marzo 1911 a seguito della quale vennero varate nuove leggi sulla sicurezza sul lavoro;
  2. Rita Levi Montalcini, una scienziata italiana da Premio Nobel per la medicina nel 1986 che ha basato tutta la sua vita sulla ricerca;
  3. Maria Montessori, la prima donna medico dopo l’unità d’Italia, i suoi metodi di insegnamento ai fanciulli sono innovativi e tutt’ora attualissimi;
  4. Madre Teresa di Calcutta, una piccola suora al servizio dei poveri di Calcutta. Ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 1979. I suoi scritti sono fonte di meditazione;
  5. Marie Curie, una grande donna di scienza. Vinse il Premio Nobel per la fisica nel 1903 e per la chimica nel 1911.
  6. Giovanna d’Arco, guidò vittoriosamente le armate francesi contro quelle inglesi, contribuendo a risollevarne le sorti durante la guerra dei cent’anni. Fu messa al rogo.
  7. Tina Lagostena Bassi, nota nei tribunali italiani come uno dei principali e più agguerriti avvocati per la difesa dei diritti delle donne. Io l’ho conosciuta grazie a Forum.
  8. Maria Goretti, vittima di femminicidio a seguito di un tentativo di stupro a cui lei si è opposta con la vita;
  9. Alda Merini, poetessa, aforista e scrittrice italiana. Le sue poesie toccano l’anima. Ha una vita molto difficile e controversa, finì anche in manicomio. Io l’ho conosciuta grazie al Maurizio Costanzo Show.
  10. Cenerentola, perchè mi ha fatto credere che l’amore trionfa e anche la giustizia.

Ce ne sono molte altre, ma non finirei più di scivere.
Quali sono le donne che hanno segnato la vostra storia? Scrivete un post, diamo spazio a queste donne straordinarie, che ci hanno facilitato la vita, o comunque ce l’hanno arricchita.
                                                

Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esiste potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse la mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che chiede d’essere ascoltata. Oriana Fallaci

Martine Wright,…

Martine Wright, è un’ex dirigente di marketing e il 7 luglio del 2005 è sopravvissuta agli attentati alla metropolitana di Londra, in cui morirono 52 persone, nell’attacco di quattro kamikaze ispirati da Osama Bin Laden.

La sera precedente all’attentato Martine era rientrata tardi per festeggiare il fatto che Londra era stata scelta come sede delle Olimpiadi 2012. La mattina dopo si alzò un po’ più tardi, salì sul treno della Circle Line quando le porte si stavano per chiudere. E ‘stato lì che il suo futuro si è scontrato con le intenzioni omicide di Shehzad Tanweer, uno dei quattro attentatori suicidi che hanno colpito quel giorno, tutto iniziò con un lampo bianco accecante che inghiottì il treno e la lasciò straziata tra le macerie. Quel giorno perse entrambe le gambe al di sopra del ginocchio, dovette subire diverse operazioni e prima di poter riprendere a camminare con l’aiuto delle protesi, dovette passare un periodo molto faticoso e doloroso. Una grande determinazione l’ha spinta a voler intarprendere uno sport, la pallavolo, sposarsi e avere anche un figlio, che oggi ha tre anni.
Ma non le è bastato. Le mancava la competitività che provava al lavoro, e così si è buttata nella pallavolo paralimpica.
In questi giorni si stanno disputando le Paralimpiadi e Martine è lì con la sua squadra a dare il meglio di sè.

Il mio commento alla notizia:
La tragedia non l’ha spezzata, l’ha rafforzata. Ammiro le persone che riescono a ribaltare la loro vita, pur essendo state colpite da qualcosa di più grande di loro. Martine ha uno spirito da guerriera, ha affrontato con determinazione una situazione in cui molti si sarebbero crogiolati, forse anch’io. Grazie dell’esempio Martine, grazie davvero!
 
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