Archivi categoria: Donne Speciali

Annalisa Minetti, prima Miss Italia, poi Sanremo, ora le Paralimpiadi, un vero esempio di tenacia e forza.

 In questi giorni si stanno svolgendo le Paralimpiadi, dietro ogni atleta, una storia da raccontare. Che spesso parte da un dramma per evolversi in una sfida che ripaga, almeno in parte, gli sforzi fatti per tornare a guardare la vita con fiducia ed entusiasmo. Per vincere, ancora una volta.

Tra i tanti atleti italiani vi è anche Annalisa Minetti.
La cecità (sopraggiunta tra i 18 e i 19 anni a causa di una retinite pigmentosa e della degenerazione maculare) non è mai stata un ostacolo per lei.
L’abbiamo vista la prima volta a Miss italia, dove si parlò molto di lei. Partecipò al Festival di San remo nel 1998 e vinse, ha una voce bellissima.Annalisa, si è sposata con il calciatore Gennaro Esposito dal quale ha avuto un figlio nel 2008.
Annalisa ha imboccato la strada dell’atletica agonistica da soli due anni.
Ha battuto il nuovo record del mondo della classe T11 sui 1500 metri piani, è giunta seconda sul traguardo della gara dei 1500 paralimpici classi T11 e T12 con il crono di 4’50’’55 e ora è a Londra.  
Ho letto una bellissima intervista al Annalisa, se volete leggerla anche voi, andate QUI.

Annalisa è un esempio per tutti , una vincente, un esempio vivente di quanto spesso la vita metta alla prova la nostra forza, perchè tutti abbiamo un’energia nascosta che deve essere solo trovata e utilizzata al meglio, credendo in sè stessi, nelle proprie capacità e nelle proprie scelte.

Annalisa si è classificata 3° quindi ha preso la medaglia di bronzo. Un’ottima posizione se si pensa che sono le sue prime paralimpiadi!!! Bravissima!!!

Martine Wright, sopravvissuta all’attentato alla metropolitana di Londra ora partecipa alle Paralimpiadi

Martine Wright, è un’ex dirigente di marketing e il 7 luglio del 2005 è sopravvissuta agli attentati alla metropolitana di Londra, in cui morirono 52 persone, nell’attacco di quattro kamikaze ispirati da Osama Bin Laden.

La sera precedente all’attentato Martine era rientrata tardi per festeggiare il fatto che Londra era stata scelta come sede delle Olimpiadi 2012. La mattina dopo si alzò un po’ più tardi, salì sul treno della Circle Line quando le porte si stavano per chiudere. E ‘stato lì che il suo futuro si è scontrato con le intenzioni omicide di Shehzad Tanweer, uno dei quattro attentatori suicidi che hanno colpito quel giorno, tutto iniziò con un lampo bianco accecante che inghiottì il treno e la lasciò straziata tra le macerie. Quel giorno perse entrambe le gambe al di sopra del ginocchio, dovette subire diverse operazioni e prima di poter riprendere a camminare con l’aiuto delle protesi, dovette passare un periodo molto faticoso e doloroso. Una grande determinazione l’ha spinta a voler intarprendere uno sport, la pallavolo, sposarsi e avere anche un figlio, che oggi ha tre anni.
Ma non le è bastato. Le mancava la competitività che provava al lavoro, e così si è buttata nella pallavolo paralimpica.
In questi giorni si stanno disputando le Paralimpiadi e Martine è lì con la sua squadra a dare il meglio di sè.

Il mio commento alla notizia:
La tragedia non l’ha spezzata, l’ha rafforzata. Ammiro le persone che riescono a ribaltare la loro vita, pur essendo state colpite da qualcosa di più grande di loro. Martine ha uno spirito da guerriera, ha affrontato con determinazione una situazione in cui molti si sarebbero crogiolati, forse anch’io. Grazie dell’esempio Martine, grazie davvero!
 

Maria Montessori, una donna speciale che ha rivoluzionato il metodo dell’educazione dei bambini

 Oggi il Doodle di Google è dedicato a Maria Montessori.
Maria Montessori nasce a Chiaravalle (Ancona) il 31 agosto 1870 da una famiglia medio borghese. Trascorre l’infanzia e la giovinezza a Roma dove decide d’intraprendere studi scientifici per diventare ingegnere, un tipo di carriera che a quel tempo era decisamente preclusa alle donne. I suoi genitori l’avrebbero voluta casalinga, come la maggior parte delle donne della sua generazione.
Maria riesce però a convincere la famiglia, si iscrive alla facoltà di medicina e chirurgia dove si laurea nel 1896 con una tesi in psichiatria, diventò la prima dotoressa d’Italia.
Si dedicò molto ai bambini disabili, dedicò loro molti sforzi professionali. Intorno al 1900 inizia un lavoro di ricerca  all’interno del manicomio romano di S. Maria della Pietà dove, tra gli adulti malati di mente, si trovavano anche bambini con difficoltà o con turbe del comportamento, sono in stato di grave abbandono affettivo.
Dopo innumerevoli sforzi arriva a ad elaborare un metodo di insegnamento del tutto differente da qualsiasi altro in uso all’epoca, istruisce i bambini attraverso l’uso di strumenti concreti, l’ uso dei sensi, che comportano ovviamente il toccare e il manipolare oggetti. I risultati sono sorprendenti, soprattutto con i bambini disabili. Spinta dai risultati apre una casa a Roma, che diventerà uno dei suoi primi centri.

In un documento redatto dall’ Istituto Montessori:
l’educazione del bambino, allo stesso modo di quella del portatore di handicap o di deficit, deve far leva sulla sensibilità in quanto la psiche dell’uno e dell’altro è tutta sensibilità.
Il materiale Montessori educa il bambino all’autocorrezione dell’errore da parte del bambino stesso ed anche al controllo dell’errore senza che la maestra (o direttrice) debba intervenire per correggere.

Il bambino è libero nella scelta del materiale con il quale vuole esercitarsi quindi tutto deve scaturire dall’interesse spontaneo del bambino. Ecco quindi che l’educazione diviene un processo di auto-educazione ed auto-controllo”.

Per saperne di più sul Metodo Montessori leggete QUI.

Muore il 6 maggio 1952 a Noordwijk, in Olanda, vicino al Mare del Nord. La sua opera continua a vivere attraverso le centinaia di scuole istituite a suo nome nelle più disparate parti del globo.

Durante gli anni ’90 il suo volto è stato raffigurato sulle banconote italiane da Mille Lire.

     

Fonte

Miss Wheelchair, concorso per ragazze disabili, ma non solo

Da poche ore è stata eletta la nuova ”Miss Wheelchair” a Bangkok, dove a sfilare sono ragazze disabili bellissime, accompagnate da giovani uomini elegantissimi. La vincitrice è la thailandese Pattarawan Panicha. Gli organizzatori dicono che la gara ha lo scopo di dimostrare che tutti devono avere un’opportunità aldilà dei limiti fisici.
Anche negli Stati Uniti c’è questo concorso, credo dal 2005. Lo scopo del concorso è di fornire un’opportunità di successo per le donne che sono in sedia a rotelle, che hanno il compito di sostenere gli oltre 54 milioni di americani che vivono con disabilità. La vincitrice è la portavoce delle persone con disabilità, deve essere in grado di comunicare i bisogni, deve promuovere la necessità di rimuovere le barriere architettoniche, deve creare dei programmi per i disabili e promuoverli in tutti i 50 stati. Durante l’anno in cui è in carica avrà la possibilità di viaggiare, di apparire in pubblico, di parlare alla radio, rilasciare interviste. Il suo impegno e il suo esempio aiuteranno le persone disabili a migliorare la loro vita.

In Italia questa kermesse non esiste, credo, invece esistano persone e istituzioni che invece di aiutare queste persone, rendono la loro vita ancora più difficile, leggete il post scritto qualche giorno fa…QUI.

Tara Lynn, un’icona della moda, senza essere schelettrica

POTREI DIVENTARE MAGRA, CON GRANDI SACRIFICI, MA MI TRASFORMEREI IN UN ALTRA PERSONA. PREFERISCO RESTARE CHI SONO SENZA ANGOSCIARMI AD OGNI PASTO.

In questa frase si racchiude la semplice verità, se vuoi essere magra devi fare un sacco di sacrifici e di rinunce, sia a tavola, che durante la giornata, magari sgambettando, correndo, volteggiando e quant’altro.
Ammiro le persone che trovano un loro equilibrio, indifferenti al pensiero della massa, che ci vuole tutte scheletriche e rassodatissime.
Tara Lynn è una modella americana taglia 50. Tara è molto diversa delle modelle che vengono considerate curvy in Italia: ha forme sinuose e fianchi abbondanti.

Ognuno dovrebbe aspirare alla migliore versione possibile di sé, non inseguire un modello a cui è impossibile aderire.
Tara è più sana icona della moda, una donna sicura nelle sue forme audaci, che ha vissuto sulla sua pelle l’insoddisfazione adolescenziale per il proprio corpo, le prese in giro e le frustrazioni, ma con il tempo ha imparato ad amarsi e a valorizzarsi senza scendere a compromessi con la propria identità.

Se sei una taglia 50 o giù di lì, e vuoi copiare lo stile di Tara, ti consiglio di leggere questo Post che trovo molto completo e zeppo di buoni consigli, anche per chi ha qualche kg in meno!!!

Giulia Volpato affetta da EEC

Giulia Volpato ha 20 anni, vive a Padova, parla benissimo inglese e francese, è simpatica e intraprendente. Ama il divertimento, la danza, i sogni e le sfide ed è molto creativa.
Giulia è affetta da una malattia rara chiamata Eec, che comporta malformazioni alle mani, ai piedi, complicazioni gravi agli occhi e al palato. Si tratta di una rarissima patologia malformativa congenita, a causa della quale Giulia ha dovuto subire molte operazioni chirurgiche.

Per sfogarsi e trovare conforto la ragazza scrive sul sito Syndrome EEC, dove dice di aver incontrato gente più o meno comprensiva, ma che purtroppo ci sono persone ignoranti e ottuse che giudicano, squadrano dalla testa ai piedi e allontanano dai loro figli o dalla loro realtà senza averti conosciuta sul serio; ma fortunatamente esistono anche persone curiose, sensibili e intelligenti che chiedono spiegazioni per cercare di capire cos’è questa strana e rara cosa. Il vero grande problema sono gli occhi, ci vede a sbalzi e veramente pochissimo, tutto frastagliato e, in certi momenti ha dei dolori acuti, vede tutto appannato e sfuocato, ma nonostante tutto sa giocare a Bowling!!!
Scrive Giulia sul web:
Noi esseri umani ricerchiamo sempre la rarità in tutto; le collezioni di oggetti rari, i valori persi in gran parte e per questo rari, le emozioni rare, le sensazioni rare… allora perché quando ci troviamo davanti persone con malattie rare le evitiamo e le allontaniamo perdendo tutto ciò che possono insegnarci?”.
Dopo un pensiero così ben espresso, non me la sento di aggiungere altro!

Amelia Earhart, una donna speciale, un mistero ancora irrisolto

Google,ha  realizzato il Doodle dedicato ad Amelia Earhart in ricordo del 115esimo anniversario della nascita. La donna è scomparsa 75 anni fa mentre sorvolava l’Oceano Pacifico nel tentativo di circumnavigare il globo. Stando a quanto riportato dal Daily Mail e da Discovery News, la celebre aviatrice, potrebbe essere atterrata in una delle isole di Nikumaroro, tutte disabitate. Furono trovati infatti frammenti di vetro, rossetto e un kit per la bellezza femminile degli anni ’30, da parte dell’équipe Tighrar (associazione no-profit dedita allo studio dell’aviazione) nell’atollo.

A distanza di 75 anni, non si è ancora trovata soluzione al mistero, al punto che proprio ai primi di luglio è partita l’ennesima spedizione, la “Niku VII”, che scandagliando i fondali del Pacifico proverà a trovare tracce dell’aereo o dell’equipaggio. Intanto, però, in tutti questi anni le ipotesi sull’accaduto sono state tra le più disparate.
Facciamo un passo indietro. Amelia nasce nel 1897 ad Atchinson, nel Kansas.
Nel 1914, comincia a frequentare i corsi per infermeria, presta servizio in un ospedale militare in Canada, durante tutta la durata della Prima guerra mondiale. Nel 1920 per la prima volta sale a bordo di un biplano, per un giro turistico di dieci minuti sopra Los Angeles, decide di imparare a volare. Acquista il suo primo biplano, con il quale stabilirà il primo dei suoi record femminili, salendo ad un’altitudine di 14.000 piedi. Stabilisce diversi record mondiali, poi nel 1937 decide di entrare definitivamente nella storia: vuole essere la prima donna a fare il giro del mondo in aereo. Si fa accompagnare dal navigatore Frederick J. Noonan, parte da Miami e comincia la trasvolata di ben 29.000 miglia. In prossimità dell’isola di Howland, Amelia resta senza carburante e precipita. Nonostante le ricerche e spedizioni effettuate non se ne trova traccia.
Hanno fatto anche un film con Richard Gere e Hilary Swank, penso che sia ben riuscito.
Una curiosità: Nel film Una notte al museo 2 – La fuga, secondo episodio della fortunata commedia che vede protagonista Ben Stiller nei panni di un guardiano notturno del museo di Storia Naturale, Amelia Earhart diventa uno tra i personaggi principali del film ed aiuterà il protagonista nella sua avventura.
Nel 1920 non deve essere stato facile farsi largo nell’aviazione e fare ciò che ha fatto Amelia, bisogna annoverarla fra le Donne Speciali.
Per saperne di più guarda QUI

Il libro di Maria Rosa Perchè volere è potere – Paola Lazzarotto

Ho letto questo libro tutto d’un fiato, emozionandomi e devo ammetterlo ho anche pianto. Io lo consiglio caldamente, è una storia di vita vera, di vita vissuta con entusiamo e forza, una forza che viene dal cuore, una forza che viene dall’amore per la vita.
È la storia di una famiglia allegra e aperta, che ha saputo trasformare la prova di una figlia gravemente disabile, poi mancata a soli vent’anni, in fonte di vita, di speranza e di gioia per gli altri. La notizia che la bimba appena partorita aveva dei problemi, è stata data a Maria Rosa in modo crudo, senza tanti giri di parole…”Sua figlia ha un handicap gravissimo. E non sarà MAI normale”. Nessuna spiegazione, nessuna mano sulla spalla, nulla di tutto ciò, una sentenza e nulla di più. Maria Rosa, invece di chiudersi in casa dopo la nascita della figlia Licia, ha scelto di aprire le porte, di diventare trasparente nelle emozioni e nelle scelte e di fare continue battaglie pubbliche per i diritti dei disabili, interessandosi a tutti, aiutando gli altri secondo la sua certezza incrollabile: “Volere è potere!”.
Dopo aver perso nell’ottobre 2010 Licia, l’adorata figlia disabile, Maria Rosa ha ricevuto in una diagnosi di tumore avanzato incurabile, lasciando nel gennaio di quest’anno la madre Carla, il padre Mario, suo marito Alberto, il figlio Nicola e le sorelle Cristina, Rosanna e Margherita. Una malattia vissuta con coraggio e accogliendo in casa amici e parenti sempre con un sorriso, una parola di conforto.
Ciò che è chiaramente emerso durante la presentazione del libro che Maria Rosa ha voluto letteralmente dettare nel corso dei suoi ultimi giorni alla scrittrice Paola Lazzarotto è la continuità di un atteggiamento nei confronti della vita e del mondo con cui la giovane madre ha riempito di senso non solo la propria, ma anche le esistenze di chi ha avuto la fortuna di incontrarla, in primis i membri della sua famiglia.

Nel libro c’è una poesia di Maria Rosa dedicata alla figlia Licia, si trova sulla tomba:
Mi hai insegnato cos’è la pazienza
il saper attendere senza ansia
senza grandi aspettative
giorno per giorno
gustando piccoli momenti
Sorrisi
sguardi colmi d’amore
I tuoi gesti lenti
l’impegno e la fatica
di un semplice moviemnto…
Non potrei immaginarti diversa
Tu sei tu
così come sei
Il tuo corpo danza
Le tue manine dalle movenze particolari
e le buffe espressioni
che adoro
Una piccola grande donna
Tu sei perfetta così
Non ti vorrei diversa
Ciò che vorrei cambiare
è solo il mondo che ci gira intorno
che continua ad avere troppa fretta
che non si sofferma
che non sa capire altri linguaggi
che non sa vedere oltre.

In Facebook c’è una pagina dedicata a Il libro di Maria Rosa
Per acquistare il libro è possibile rivolgersi alla sorella di Maria Rosa, Cristina Favini:

338/974.38.52
cristinafavini@libero.it

Samantha Cristoforetti, la prima donna italiana nello spazio

Partirà il 30 novembre 2014 e sarà la prima donna astronauta italiana a volare nello spazio: è il capitano pilota dell’Aeronautica militare Samantha Cristoforetti che raggiungerà la stazione spaziale internazionale a bordo della navetta russa Soyuz per una missione di circa sei mesi.  Samantha è la settimo (si dice così!!!) astronauta italiana a volare nello spazio, dopo 6 uomini.
Nata a Milano nel 1977, Samantha Cristoforetti dopo il liceo scientifico a Trento, si è laureata in Ingegneria Meccanica nell’università tedesca di Monaco e, nel 2005, in Scienze Aeronautiche nell’Accademia Aeronautica di Pozzuoli. Prima di lei soltanto un’altra donna ha fatto parte degli astronauti dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), la francese Claudie Andre-Deshays, mentre la belga Marianne Merchez era stata selezionata all’inizio degli anni ’90 ma non ha mai volato per restare accanto al marito, l’astronauta italiano Maurizio Cheli.


Oggi Samantha è l’unica donna fra i 14 astronauti dell’Esa. È appassionata di attività subacquee e i suoi hobby sono la lettura, lo yoga, il nuoto, lo sci e poi speleologia e mountain bike.Il cinema e letteratura occupano un posto speciale nel suo tempo libero, soprattutto la fantascienza: E’ una grande fan di Star Trek, forse la passione per lo spazio è cominciata da lì, o forse quando aveva 15 anni guardando le passeggiate spaziali della prima missione per riparare il telescopio Hubble.

Adesso che il suo sogno si è realizzato, che cosa consiglierebbe a un bambino che vuole fare l’astronauta? “Gli direi che la cosa più importante è sognare, e poi di scegliere lavori che siano compatibili, in modo da tenere vivo il sogno, perché non si sa mai quando arriva l’occasione per trasformarlo in realtà“.
Grazie Samantha  perché pur avendo scelto una professione piuttosto inusuale per una donna, affermi ancora una volta la caparbietà e la determinazione tipicamente femminile. Grazie Samantha, perché possiamo anche noi vantarci di essere italiani, possiamo ancora sperare che nel nostro bel Paese ci siano persone in grado di credere che i sogni si realizzano, ma per realizzarli occorre fatica, sudore e caparbietà.

Jodi Jaecks, dopo mastectomia va in piscina in topless, è polemica

La vicenda di questa donna inizia 15 mesi fa quando le viene diagnosticato il cancro alla mammella. La donna è stata sottoposta a cicli di chemioterapia ma alla fine ha dovuto rimuovere le mammelle. La donna ha preferito non farsi ricostruire il seno con l’inserimento di protesi. I medici, dopo l’intervento, le hanno consigliato di fare fitness per recuperare un po’ di tono: l’allenamento è fondamentale in questi casi. Jodi Jaecks decise di fare nuoto, ma aveva problemi a trovare un costume da bagno “femminile” confortevole, che non le provocasse troppo dolore alla cicatrice sulla clavicola, dove i medici le somministravano la chemio. I costumi da bagno le facevano tutti male e così la donna ha pensato di limitarsi a indossare solo il pezzo sotto del costume.Per questo ha chiesto di poter entrare nella piscina comunale solo col pezzo di sotto. Ma quando la sua domanda è stata respinta lei non ha rinunciato e dopo una lunga battaglia i funzionari di Seattle le hanno dato ragione: Jodi potrà entrare in piscina in topless. Il suo è un permesso speciale, ma la donna vorrebbe che si tramutasse in legge per salvaguardare tutte le donne che hanno perso il seno. “Non sono un tipo esibizionista, non è la mia personalità, e di certo non volevo essere provocatoria nè inopportuna. La mia è una battaglia politica”, ha spiegato la signora.