Archivi categoria: Mamme

Quando una mamma entra in sciopero, ecco cosa succede….

Jessica è una madre di tre figli, due gemelle di 12 anni, una di 10 anni, tutto ha inizio un fine settimana fitto di impegni e commissioni da svolgere, di figlie da accompagnare alle varie attività sportive, con il marito via per giocare a golf. Alla fine della giornata Jessica finalmente si siede e nota attorno a sè un disordine assoluto. Con l’appoggio del marito decide così di entrare in sciopero, smette di lavare, stendere, stirare, pulire, riordinare, insomma qualsiasi cosa che serve per avere una casa ben pulita e in ordine.
Jessica Stilwell ha raccontato la sua odissea a lieto fine in un blog, Striking Mom. Ha documentato con foto i cambiamenti dell’ambiente domestico, direi che sono notevoli….

Le ragazzine inizialmente non si accorgono di nulla, ma finalmente dopo tre giorni, cominciano a capire che qualcosa non và, ma le ragazzine hanno ceduto solo al sesto giorno, quando ormai la casa era irriconoscibile. Sono seguiti due giorni intensi di pulizie per riportare la casa al suo ordine originario.
La lezione è servita, le ragazzine ora sono un po’ più ordinate.
La riflessione di Jessica dopo questa avventura è la seguente:

Molto spesso non ho voglia di discutere, e quindi mi sembra più semplice e veloce fare da sola quello che potrebbero – e dovrebbero – fare loro. Ma mi sono resa conto che così non le stavo educando. Temo che stiamo allevando una generazione di persone con l’attitudine a chiedere agli altri “Cosa farai per me?”

Ecco le foto pubblicate su Huffingtonpost. da paura!!!
Voi siete mai scese in sciopero o avete pensato di farlo? Secondo voi i vostri figli lascerebbero che succedesse un tale scempio?
A casa mia succederebbe di sicuro!!!

Foto: Jessica Stilwell via The Huffington Post
Foto: Jessica Stilwell via The Huffington Post
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Metodo Estivill, causa danni per i bambini sotto i tre anni

Il metodo Estivill, è semplicemente un modo di comportarsi per “insegnare” al bambino a fare la nanna da solo. Estivill ha scritto anche un libro nel quale svela ai genitori le semplici tecniche per conseguire l’obiettivo, il libro è “Fare la nanna”. E’ un libro che ha suscitato diverse polemiche, infatti il metodo da applicare, a mio parere è assurdo, anche se devo ammettere che molti anni fà, quando è nato il mio primo figlio, sotto suggerimento delle zie, avevo provato anch’io questo modo di fare. Dopo averlo sentito piangere come un disperato, tutti erano accorsi perchè pensavano fosse successa una tragedia, da qui si capisce quanto poco fosse applicabile!!! Non vi dico quanto poco adeguata mi fossi sentita.
In poche parole il metodo prevede di portare il bimbo a letto, uscire dalla stanza e tornarci ogni 5 minuti. Anche se il bambino piange, urla e strepita, non prenderlo in braccio, ma limitarsi ad accarezzarlo, a parlargli e poi riandarsene, finchè il bimbo capisce (?) e si addormenta.
Fatta questa premessa, va detto che propio in questi giorni Estivill stesso ha dichiarato che il metodo non può essere applicato ai bambini sotto i tre anni, causa danni.

Estivill dichiara: Le regole illustrate in ‘Fate la nanna‘ erano per i bambini dai tre anni in su che soffrivano della cosiddetta ‘insonnia infantile per abitudini scorrette’. Queste norme non possono essere applicate in caso di bambini più piccoli a causa dell’immaturità del loro orologio biologico.
Ma dirlo prima no?
Se penso a quante persone hanno letto il libro, quante mamme, pensando di fare cosa buona e giusta, hanno messo in pratica alla lettera questo metodo. Quante si sono sentite disperate, (perchè bisogna essere disperate per ricorrere ad una simile barbarie), sia prima, che dopo aver provato questo metodo.
Io spero che il suo libro venga tolto dalla circolazione, ma soprattutto che venga reso noto che non è un metodo applicabile nè per i bimbi al di sotto dei tre anni, nè per gli altri.
Insomma, io sono dell’idea che un po’ di sano lettone non faccia del male a nessuno, tanto non ci restano fino ai 20 anni, credetemi sulla parola..un figlio 20enne io ce l’ho e dorme nel suo letto. 😉
Se poi avete dei bravi bambini che hanno imparato a dormire nel loro lettino, nella loro stanzetta, senza gravi drammi, beati voi, siete fortunati!!!
Con il secondo figlio non ho fatto nessuna fatica, ha sempre dormito nel suo lettino e mi ritengo superfortuna, visto l’esperienza negativa col primo figlio.
La notizia, è giusto dirlo, è stata diffusa dal blog Paternamente, e io ve l’ho riportata.
In Youtube ho trovato questo video, io l’ho guardato solo pochi secondi, non ce la faccio!!

Liu Yang, la prima donna cinese nello spazio

Liu Yang è nata con la passione del viaggio. Da bambina sognava di guidare un autobus, crescendo si era orientata alla più sedentaria professione di avvocato, poi, l’aspirante autista degli anni infantili, diventa pilota di aeroplani.
Liu Yang può essere annoverata come la prima donna cinese nello spazio. Partita dal poligono di Jiuquan, nel deserto del Gobi, nella Mongolia Interna, Liu Yang è entrata a far parte di un equipaggio di esperti taikonauti, dal termine cinese “tai kong” che significa, appunto, “spazio”.

E’ madre di una bambina, ha 34 anni ed è originaria della provincia centrale dell’Henan. Nel suo paese è considerata una pilota modello dell’aeronautica militare cinese. Liu Yang oggi fa parte di un equipaggio del programma spaziale di Pechino che dovrebbe permettere il primo attracco manuale alla Stazione Sperimentale Tiangong-1.
Descrivono Liu Yang come una persona socievole, con l’hobby della lettura e della cucina. Piaceri di cui dovrà fare a meno nei dieci giorni in cui resterà lontano dal pianeta. Non ci sono pentole né libri sul Tiangong, e scarseggerà il tempo per le chiacchiere informali. Il trio sarà impegnato in una serie di test, provando in particolare gli effetti dell’assenza di peso sull’organismo. Il ritorno è previsto entro la fine di giugno. 

Mamme in divisa allattano al seno…è polemica!

Una fotografia che mostra due soldati, (o si dice soldatesse?) che allattano i loro figli, ha provocato un altro round di polemiche sull’allattamento al seno.
Terran Echegoyen McCabe e Christina Luna sono membri della US Air Force.
Ci sono un sacco di cose che non sono autorizzati a fare in uniforme i militari tra cui mangiare o parlare al cellulare mentre si cammina, tenere le mani in tasca,  masticare il chewingum, tenersi per mano, baciare e abbracciare, tranne se si ritorna a casa – questo secondo un elenco di 11 restrizioni che si possono leggere anche sul sito web della Veterans United. I soldati sono inoltre tenuti ad avere sempre la mano destra libera in modo che possano salutare in qualsiasi momento. Non ci sono regole ufficiali per quanto riguarda l’allattamento al seno.
Le fotografie, fanno parte di una campagna di sensibilizzazione dell’allattamento al seno lanciata dal gruppo di sostegno Mom2Mom sul Fairchild Air Force Base, nello stato di Washington, ma queste foto vengono viste da alcune come una sfida ( per quelle non iscritte).
In un’intervista al “Today Show”, Air National Guard, di cui  Terran Echegoyen McCabe è membro, sta allattando le sue figlie gemelle di 10 mesi , ha detto che l’atto dell’allattamento al seno in uniforme non era nuovo lo fa sempre, ha detto, “nella hall, nella mia macchina, nel parco. sono orgogliosa di indossare una divisa durante l’allattamento. Sono orgogliosa della foto e spero di incoraggiare le altre donne e far loro sapere che possono allattare anche se sono in  servizio attivo, di guardia o in abiti civili”.
Anche se attualmente non esistono politiche in materia di allattamento al seno di militari in divisa, c’è una regola che l’uniforme non può essere indossata per promuovere cause al di fuori del servizio militare.

A me questa foto piace tantissimo!!!!

Il tumore ovarico uccide 500 donne ogni giorno in Europa

Il tumore ovarico può essere considerato un vero e proprio “cancro killer” in Europa. Le statistiche parlano chiaro: ogni giorno nel nostro continente almeno 500 persone muoiono ogni giorno per questa patologia. E in Italia sono 5mila i nuovi casi diagnosticati ogni anno.  I dati sulla sopravvivenza poi, sono ancora più desolanti: essa a cinque anni è raggiungibile solo dal 37% delle pazienti.
Sebbene il periodo di rilevazione per ciò che riguarda quest’ultimo particolare risalga al biennio 2005-2007, la situazione sembra essere rimasta pressoché invariata. Il carcinoma ovarico appare quindi essere il tumore di stampo ginecologico più mortale, addirittura più di quello relativo al collo dell’utero. Sono questi i dati emersi dal convegno organizzato da Acto Onlus-Alleanza contro il tumore ovarico tra medici specialistici e pazienti.
Uno dei dati più preoccupanti è quello che riguarda l’informazione in merito a questa malattia: la maggioranza delle donne italiane infatti non conosce questo tipo di tumore o lo confonde con quello concernente l’utero. A livello medico, le maggiori speranze di sopravvivenza sono legate all’impiego di terapie anti-angiogeniche che, impedendo di fatto lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni, e quindi la vascolarizzazione del tumore hanno mostrato di essere in grado di potenziare l’efficacia delle terapie standard.

 

Flavia Bideri, presidente Acto Onlus, pur sottolineando di essere orgogliosa dell’operato della sua associazione spiega che: ancora molto deve essere fatto e ci stiamo muovendo su tre fronti: prevenzione, a favore di una diagnosi precoce; ricerca, raccolta e destinazione di fondi a nuovi studi; accesso alle cure, affinché’ pazienti italiane possano beneficiare delle terapie innovative.

E’ su questi fattori che l’Onlus ed i ricercatori vogliono puntare. Una corretta informazione, prima di tutto. Essa può essere in grado di rendere consapevoli le donne e quindi portare ad una diagnosi precoce se al primo mostrarsi dei sintomi le stesse fossero spinte a parlarne con il proprio medico o il proprio ginecologo.

Tra le proposte vi è anche quella dell’istituzione di una giornata nazionale dedicata: una simile iniziativa potrebbe portare la giusta attenzione sul tema.

Fonte: QUI

6 Mamme du 10 cercano risposte sul web

La maggior parte delle mamme italiane (60%), per far stare bene il proprio bambino, cerca le risposte di pediatri e specialisti su internet. A dirlo e’ l’indagine ‘Mamma quanti dubbi’, lanciata con un questionario su Facebook e che ha coinvolto 500 mamme di tutta Italia.

”Pediatra e internet, presi singolarmente – spiegano gli autori dell’indagine – sono le due fonti cui le mamme si rivolgono piu’ spesso quando vogliono informarsi sulla salute del proprio figlio. Al pediatra si rivolge circa il 66% delle mamme, per il web e’ il 60%. Ma il vero picco di preferenze si ha quando queste due fonti di informazione si combinano insieme: una larga maggioranza di mamme, 3 su 4, ritiene che interagire con uno specialista via web sia lo strumento online migliore per avere informazioni chiare e autorevoli sulla protezione e la cura del proprio bambino”.

Sulla scorta di questi risultati e’ nato il portale Crescere Protetti , sviluppato con la consulenza scientifica della Societa’ italiana di pediatria (Sip) e della Societa’ italiana di igiene. ”I pediatri che fanno parte della task force di Crescere Protetti, oltre a garantire una risposta tempestiva alle mamme nel giro di 48 ore sulle tematiche generaliste – spiegano i realizzatori – interverranno anche a rotazione ogni mese durante sessioni di chat live, in cui verranno affrontati gli argomenti piu’ interessanti segnalati dalle mamme stesse”.

”Il pediatra resta la figura piu’ autorevole a cui rivolgersi – dice Alberto Ugazio, presidente Sip – ma il web 2.0 e’ un’ottima opportunita’ per migliorare ulteriormente il rapporto mamma-pediatra, per riuscire a essere divulgativi senza perdere di vista la correttezza scientifica dei contenuti.

Questo progetto e’ un utile strumento per aiutare le mamme nel loro ruolo al tempo stesso bellissimo e impegnativo, nonche’ una piattaforma di dialogo e confronto tra loro e i pediatri”.

La campagna ‘Crescere Protetti’ prevede, oltre al lancio del portale, anche la distribuzione di materiale informativo all’interno degli studi pediatrici. Il progetto e’ stato realizzato grazie al contributo incondizionato di Napisan-Dettol.

“Napisan e Dettol hanno scelto di sostenere questo progetto forti di un impegno nei confronti delle famiglie italiane che da sempre li ha contraddistinti – afferma Patrizio Gregori, brand manager Napisan-Dettol – Abbiamo pensato a un luogo che potesse offrire alle mamme lo stesso senso di sicurezza e fiducia per aiutarle ad affrontare i dubbi e le incertezze relative alla cura e protezione dei loro bimbi e di se stesse”.

Fonte : ansa

Grazie anche alla mamma!

Il sacrificio, la volontà, la forza, la voglia di non arrendersi mai, la tenacia…
e poi i risultati, le soddisfazioni, gli applausi…
Dietro tutto ciò c’è sempre una mamma!

Ma come fa a far tutto?

Kate Reddy è una moglie, una madre, una donna in carriera ed evidentemente è dotata di abilità paranormali per come riesce a tenere tutto in equilibrio. La sua vita è frenetica, ma ha un marito fantastico, Richard, un architetto si è messo in proprio, due figli adorabili, Emily, che sta per compiere sei anni, e Ben, un bambino che la adora.

Kate è anche una donna che ama il suo lavoro. È la responsabile degli investimenti nella filiale di Boston di una società finanziaria di New York, ruolo che spesso la porta a viaggiare, cosa che le complica non poco la vita familiare. I colleghi, gli amici e i parenti dicono tutti la stessa cosa quando parlano dell’abilità di Kate nel conciliare ogni aspetto della sua vita: “Ma come fa a far tutto?”. Messa però davanti ad un grosso salto di carriera, Kate rischia di far cadere questo suo castello di carte costruito a suon di corse contro il tempo,

Oddio, ce la farò?” Quante volte una domanda come questa si ripete nella giornata di una donna, evidenziando ciò che è diventato un problema cronico: la mancanza di tempo. Come si fa a conciliare il lavoro in una società finanziaria, un marito talvolta noioso, due bambini piccoli e bisognosi di cure, senza dimenticare un amante on-line? Sono questi i crucci in cui si dibatte quotidianamente Kate Reddy, una trentacinquenne in carriera che conta i minuti come altre donne contano le calorie, costretta a destreggiarsi tra appuntamenti di lavoro, impegni familiari, massaggi, sedute dal dentista e mille altre faccende. È una donna di oggi, combattuta tra il desiderio di realizzarsi e la frustrazione degli inevitabili sensi di colpa. E tutto lascia presagire che prima o poi la situazione non potrà che precipitare. Ma Kate non si abbatte facilmente e ha dalla sua un’arma assolutamente invidiabile: l’ironia.

Tratto dal libro di Allison Pearson, è stato definito “una commedia sul fallimento e una tragedia sul successo”, Ma come fa a far tutto? è un romanzo brillante e di grande attualità, dal ritmo trascinante, che mette in scena un repertorio esilarante e arguto di quelle tipiche situazioni in cui molte lettrici non faticheranno a riconoscersi.