Archivi categoria: Ti consiglio un libro

Per dieci minuti * Chiara Gamberale* Feltrinelli

Essendo Kindle munita,  sono entrata in un gruppo di lettrici e sto partecipando ad una lettura collettiva. Il primo libro della lista, quello più votato era questo. Non sapevo nemmeno di cosa parlasse, mi sono fidata del voto delle mie compagne di lettura e ho fatto bene, mi è piaciuto davvero molto, più che altro lo spunto che da. E’ un libro di scorrevole lettura.

Dopo aver lasciato la sua casa materna per andare a vivere in città, Chiara da una settimana all’altra si ritrova abbandonata dal marito e senza lavoro. Entra in una crisi profondissima, non mangia, non si lava, non esce di casa. Ad un certo punto capisce che ha bisogno di aiuto, cerca di reagire, si rivolge ad una psicologa che le suggerisce di fare un giochetto per un mese intero: ogni giorno deve fare una cosa nuova per almeno dieci minuti, una cosa mai fatta prima. Quella che all’inizio sembra una cosa da poco, si rivela un’ottima strada per risollevarsi dall’apatia in cui è caduta.

Scegli: o dentro o fuori, ma se stai sulla porta mi blocchi il traffico.

Con questo post partecipo al Venerdì del Libro

Per dieci minuti

Il gusto proibito delle zenzero * Jamie Ford * Garzanti

A volte nella vita non hai seconde chance. Guardi quello che hai, non quello che ti manca e vai avanti.

Il libro è ambientato nei primi anni Quaranta, l’America è in guerra. Henry, dodicenne cinese, conosce già da tempo l’odio e la violenza, proviene dal quartiere di Chinatown. Si aggira per Seattle con un distintivo con scritto “Io sono cinese” e per questo essere picchiato e insultato a scuola è la regola ormai. Ma un giorno Henry incontra Keiko, capelli neri e frangetta sbarazzina, l’aria timida e smarrita, scopre poi che abita nel quartiere nipponico di Nihonmachi. È giapponese e come lui ha conosciuto il peso di avere una pelle diversa. All’inizio la loro è una tenera amicizia, fatta di passeggiate nel parco, fughe da scuola, serate ad ascoltare jazz nei locali dove di nascosto si beve lo zenzero giamaicano, in compagnia dell’amico jazzista Sheldon. Giorno dopo giorno, il loro legame si trasforma in qualcosa di molto più profondo, ma è un amore impossibile, osteggiato in tutti i modi dai genitori di Henry e in più, l’ordine del governo è chiaro: i giapponesi dovranno essere internati e a Henry, come alle comunità cinesi e, del resto, agli americani, è assolutamente vietato avere rapporti con loro. Eppure i due ragazzini sono disposti a tutto, la storia d’amore di Henry e Keiko è più forte di ogni pregiudizio paterno o odio razziale.
Un romanzo che propone, alcuni aspetti poco noti della storia degli Stati Uniti, ambientato nella Seattle del 1942, un anno dopo Pearl Harbour, dove la popolazione giapponese viene considerata nemica. Tutti conosciamo la discriminazione nei confronti degli afromaericani, ma ben poco si è detto di quella verso gli immigrati orientali, così come non si conosce quasi per niente il tema dell’internamento dei giapponesi in campi di prigionia: intere famiglie del tutto estranee alle vicende belliche, furono deportate, private dei loro averi e additate come spie pericolose.

E’ una storia indimenticabile e commovente di speranza e determinazione, di abbandono e di rimpianti, di lealtà e coraggio che esplora la forza eterna e immutabile dell’amore.

E in certi momenti la speranza può darti la forza di superare qualsiasi difficoltà.

Le scelte più difficli nella vita non sono quelle fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, bensì quelle fra ciò che è giusto e ciò che è meglio.

Il tempo e lo spazio non sempre consentono al cuore di ricordare; ma a volte succede il contrario.

MEMORIE DI UNA GEISHA * ARTHUR GOLDEN * LONGANESI & C.

Non si diventa geisha per avere un’esistenza piacevole, ma perchè non si ha altra scelta.

Mi sono accostata a questo libro con dei pregiudizi, pensavo che le geishe fossero delle prostitute d’alto bordo, non è così. Le geishe per divenire ciò che sono, devono studiare, applicarsi, devono faticare, e chi l’avrebbe mai detto?
Chyio e Satsu sono due sorelle che vivono in un villaggio di pescatori, la madre è molto malata e il padre, preso dalla disperazione le vende al signor Tanaka che le porta a Gion. Una diventerà una geisha fra le più rinomate e ricordate, l’altra diverrà una prostituta in un quartiere malfamato.

Chyio viene presa sotto l’ala protettrice di Mahema, una geisha famosissima, che spingerà la ragazzina a studiare tantissimo per divenire una bravissima geisha.
Chyio si darà molto da fare, spinta da un progetto nascosto nel suo cuore e diverra Sayuri, una geisha di successo, molto richiesta e apprezzata.

Ho letto questo romanzo in pochi giorni, spinta dal sapere il futuro di questa bimba così dolce e impaurita dal futuro. Lo consiglio a chi ha voglia di sognare ed immergersi per qualche ora nel Giappone del 1930.

Due uomini sono pari, veramente pari, solo quando entrambi hanno una eguale fiducia in se stessi.


Conduciamo la nostra esistenza come acqua che scende lungo una collina, andando più o meno in un’unica direzione finché non urtiamo contro qualcosa che ci costringe a trovare un nuovo corso.

Lei si dipinge il viso per nascondere il viso. I suoi occhi sono acqua profonda. Non è per una geisha desiderare. Non è per una geisha provare sentimenti. La geisha è un’artista del mondo, che fluttua, danza, canta, vi intrattiene. Tutto quello che volete. Il resto è ombra. Il resto è segreto.

Il cucchiaio è una culla Giuditta Guizzetti Aliberti Editore

Per apparire bisogna soffrire, per scomparire bisogna patire, per riapparire bisogna terribilmente soffrire e patire.

Questa è una delle frasi che si possono leggere nel libro scritto da Giuditta Guizzanti, in arte, al tempo, Yu Yu.
Non so se voi ve la ricordate, io si, era splendida, carismatica, nel pieno del successo e poi puff…sparita…ecco il perchè, era caduta nel baratro dell’anoressia. Il suo è stato un percorso difficile, costellato di momenti in cui avrebbe voluto lasciar perdere, ma ce l’ha fatta, ne è uscita, almeno credo, almeno spero.

Giuditta scala le classifiche con la celebre “Mon petit garçon” ed è subito un successo: la canzone passa nelle radio e viene anche utilizzata in un celebre spot televisivo. Yu Yu ripete il successo con “Bonjour bonjour”, altra hit che fa di lei una delle voci pop più promettenti. Purtroppo però il sogno s’infrange e la prima etichetta discografica non punta più su Yu Yu. Giuditta non si arrende e si mette a fare la barista a Bergamo. Ma la sua vita è sempre più vuota. Così inizia la battaglia con il cibo e la bilancia. Affronta la discesa nel tunnel dell’anoressia inventando trucchi micidiali per nascondersi agli altri, vedendo la lancetta scendere sotto i quaranta e il bambino che miracolosamente portava in grembo sparire. Tenta il suicidio. Sempre più magra. Giuditta arriva a pesare 36 chilogrammi e quando il suo destino appare segnato ammette di essere malata e chiede aiuto…entra in un centro di recupero a Todi e vi resta per ben 4 mesi. Questo è il diario di una battaglia, durissima, per rinascere.

“Non è passato giorno, minuto, secondo, in cui comunque non ho combattuto contro questa “cosa”. Non sottovalutate mai niente. Anche quando si pensa di aver raggiunto un certo equilibrio, non bisogna lasciarsi andare. È sempre lì, è sempre lì in agguato”.

Pensate a questo allora: all’immenso potere e alla forza di cui siete portatrici, pensateci tutti i giorni, pensateci ogni volta che un peso vi opprime, che una persona vi offende, che una paura vi angoscia o che un fantasma vi perseguita, pensate a quanto valga la pena di affrontare una guerra in nome di ciò che di voi stesse avete da perdere….Tirate un respiro profondo, alzate gli occhi al cielo, in quel preciso momento magari, anche noi stiamo affrontando la nostra battaglia. E non sentitevi sole…mai più.

Era tempo che volevo leggere questo libro, ma dovevo sentirmi pronta, se ci siete passate, lo sapete meglio di me e non aggiungo altro.

Ho smesso di piangere Veronica Pivetti

Il problema vero della depressione è che non la puoi raccontare, non la puoi descrivere. È invisibile e non è uguale per tutti, ma per tutti è un male profondo e assoluto e va affrontata, perché tanto non si scappa. Anche per questo Veronica Pivetti ha deciso di condividere con noi il suo momento buio e lo fa con toccante onestà, senza censurare i momenti dolorosi che, come spesso accade nella vita, finiscono per diventare involontariamente molto comici.
“Lei è malata, la sua tiroide non funziona più”: questo si è sentita dire Veronica nel lontano 2002. Era così. La sua tiroide ha cominciato a dare i numeri, si è starata e l’ha traghettata verso una forte depressione, complici alcuni farmaci sbagliati che le erano stati prescritti. Così è iniziata la sua odissea medica. Alcuni dottori l’hanno salvata, altri massacrata, alcuni le hanno ridato la vita, altri gliel’hanno tolta.
Veronica Pivetti racconta che “se mi fossi rotta tutto il corpo sicuramente una schiera di parenti sarebbero venuti a trovarmi in ospedale, ma se ti rompi dentro, nessuno ci crede”. E lo racconta con la sua verve di sempre, perché ha compreso bene che, una volta usciti dalla malattia, si possono descrivere alcuni episodi dolorosi con comicità. Del resto lei è un’attrice comica, amata anche per la sua autoironia, oltre che per la sua bravura.
Diventa difficilissimo comunicare il dolore e il vuoto che si ha dentro, che ti trascina in un buco nero fatto di angoscia e odio verso la vita. Parole che suonerebbero nefaste e miscredenti a chi ha avuto la fortuna di non conoscere la depressione o anche – e qui siamo volutamente un po’ forti – a chi ha problemi più gravi tanto da ‘deridere’ i depressi, senza comprenderne il dramma.

Veronica Pivetti ha infatti dovuto anche sopportare il peso di coloro che credevano impossibile che la depressione potesse colpire una persona tanto fortunata. Ma la fortuna non c’entra, la depressione può colpire chiunque. Da quel momento Veronica ha trascorso sei anni infernali di cui ci racconta ogni dettaglio, ogni momento di sofferenza e di buio.
Finalmente, nel 2008, Veronica ha incominciato a rivedere la luce e a uscire da questo micidiale periodo nero. Sono stati sei anni infami, “anni nei quali mi sono detta continuamente che era inutile vivere così. Il tempo triste sembra sempre tempo perso”. Anni difficilissimi che, però, non sono passati senza lasciare un segno. “Una volta ero perfettamente funzionante, ero nuova di trinca. E credevo che fosse quella la verità. Ora sono un po’ rattoppata, ho un’anima patchwork e una psiche in divenire. Ed è questa la verità. Ma va bene così, perché la vita si fa con quello che c’è… “
Sono a venuta a conoscenza di questo libro vedendo una puntata delle Invasioni Barbariche di Daria Bignardi, nella quale Veronica Pivetti era ospite, ecco qui come si racconta lei…

Cosa ti manca per essere felice? Simona Atzori

 Perchè ci identifichiamo sempre con quello che non abbiamo, invece di guardare quello che c’è? Spesso i limiti non sono reali, i limiti sono solo negli occhi di chi ci guarda.
Dobbiamo fermarci in tempo prima di diventare quello che gli altri si aspettano che siamo. E’ nostro responsabilità darci la forma che vogliamo, liberarci di un po’ di scuse e diventare chi vogliamo essere, manipolare la nostra esistenza perchè ci assomigli….
La diversità è ovunque, è l’unica cosa che ci accomuna tutti…
Non c’è nulla che non possa essere fatto, basta solo trovare il modo giusto per farlo….Sta a noi trovare il modo giusto per noi…

Io credo nella legge dell’attrazione: quello che dai ricevi. Se trasmetti amore, attenzione, serenità; se guardi alla vita con sguardo costruttivo; se scegli di stare attento agli altri, al loro benessere; se conservi le cose che ami e lasci scivolare via le cose negative, la vita ti sorriderà.
Simona Atzori è nata senza braccia, ma ha saputo trasformare questo handicap in un punto di forza, e realizzare i suoi grandi sogni: dipingere e diventare una ballerina (ha danzato anche con Roberto Bolle). Da qualche anno Simona viene chiamata da scuole, associazioni, aziende (e programmi tv), per raccontare la sua storia, ma soprattutto la sua filosofia. Ovvero che ognuno è diverso a modo suo, e non ci manca proprio niente per essere felici.

Ho letto una bellissima intervista riportata sul blog di Rai vaticano fatta nel febbraio del 2011, leggetela!!!