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Guarire dal tumore con i succhi, è possibile?

Pochi giorni fa  ho partecipato ad una conferenza che si teneva nella mia città, il tema della serata era: “Dalla natura il metodo per risolvere il tumore”, la conferenza era presenziata dal dottor Paolo Rege-Gianas, un neurologo.

Il dottor Paolo Rege-Gianas utilizza delle strategie alimentari particolari per far regredire i tumori sottraendo loro il nutrimento, i carboidrati e tutto ciò che potenzialmente si può trasformare in glicogeno, da cui il tumore, attraverso la glicolisi, trae sostegno ed energia per la crescita. Ciò è attuabile attraverso una deprivazione alimentare, sottraendo cioè all’alimentazione abituale tutti carboidrati.

La pratica consiste nel nutrirsi con succhi di frutta e di verdura fresca e cruda, ottenuti mediante un estrattore. Si utilizzano i succhi in quanto attraverso l’assunzione di alimenti liquidi vengono risparmiate energie preziose che altrimenti verrebbero impiegate per la digestione, energie che in tal modo vengono utilizzate per aumentare la forza vitale del corpo.


Attualmente il dottore ha in cura più di un centinaio di pazienti e ognuno di loro ha tratto beneficio alimentandosi in questo modo, alcuni di loro hanno visto regredire il tumore in maniera esponenziale, in altri è addirittura sparito.

Attualmente il dottore si sta battendo affinchè l’ordine dei medici decida di consentirgli di sperimentare tale metodo e riconoscerne la validità, ma per ora la commissione non ha ancora dato la sua risposta.

Da parte mia vorrei che questa cosa fosse vera, vorrei che la sperimentassero e che ci dicessero che una gran parte dei tumori si può sconfiggere alimentandosi unicamente con ciò che troviamo in natura, ma non so se mai faranno partire questa sperimentazione, non credo, mi ricorda tanto il caso Di Bella e tutti sappiamo com’è andata a finire.

Se qualcuno volesse saperne di più può contattare il dottore attraverso Fb, QUI,  risponde a tutti.

Tempo fa è andato in onda un servizio delle Iene proprio a tale proposito,  vorrei che leggeste l’articolo che riporta la notizia QUI. 

Cosa ne pensate? Non è il caso che rivediamo la nostra alimentazione per il bene del nostro corpo?

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5 anni fa

5 anni fa in una giornata di sole come questa, in una mattinata che sembrava anonima, in un giorno come tanti del mese di Aprile, mi trovavo in uno studio medicoe per la prima volta nella mia vita ho sentito le parole “carcinoma papillare”.

5 anni fa ho guardato la mia endocrinologa negli occhi e mi sono chiesta se ciò che mi stava dicendo poteva essere un errore.
5 anni fa ho pensato che potessi morire.
5 anni fa pensavo che i miei figli sarebbero rimasti senza mamma.
5 anni fa  mi è stato detto che del mio tumore non si muore, in genere.
5 anni fa ho pensato che avevo perso mia mamma, avevo perso il lavoro e adesso stavo perdendo la salute.
5 anni fa ho pensato che mi sarebbe rimasta una cicatrice ben visibile che mi avrebbe ricordato ogni volta che mi specchiavo che dentro di me c’era un fottuto tumore.
5 anni fa mi è stato detto che avrei dovuto sottopormi a radioiodio terapia.
5 anni fa la mia endocrinologa mi ha abbracciato forte forte e asciugato le lacrime che scorrevano copiose sul mio viso.
5 anni fa sono uscita da quello studio medico consapevole che vi sarei entrata molte e molte volte in quell’ospedale e per molti anni a venire.
5 anni fa ho incrociato gli sguardi di coloro che c’erano seduti fuori dallo studio medico e credo che vi abbiano letto disperazione.
5 anni fa, ho provato una paura tremenda, pensavo, ma non riuscivo a dare un senso ai miei pensieri. e piangevo, piangevo, piangevo.
Oggi, dopo 5 anni, posso dire che è stato difficile, è stato doloroso, ho passato giorni in cui lo sconforto ha preso il sopravvento, ma sono qui a raccontarlo e quando lo faccio ne rido anche, stupendo tutti, ma quando tutto è passato e nonostante tutto è andata bene, non si può che sorridere.

 
Io penso positivo perché son vivo perché son vivo, io penso positivo perché son vivo e finché son vivo, niente e nessuno al mondo potrà fermarmi dal ragionare, niente e nessuno al mondo potrà fermare, fermare, fermare quest’onda che va, quest’onda che viene e che va quest’onda che va….

Carcinoma papillare della tiroide

Il mio collo qualche giorno dopo l’operazione

Nel 2007/08 in seguito a dei parametri sballati del TSH, FT3, FT4, (ero ipotiroidea dal 1998), che nonostante la cura, non rientravano nella norma, mi era stata pescritta un’ecografia capo-collo. Durante l’ecografia mi è stato riscontrato un nodulo di 3 cm, mi è stato consigliato di effettuare l’agoaspirato. Avevo veramente paura a sottopormi a questo esame, perchè sapevo doloroso e perchè avevo il terrore dell’esito. Dopo diversi mesi, per l’esattezza a fine Marzo 2009, ho preso coraggio e mi sono sottoposta all’ agoaspirato, un esame a mio giudizio davvero fastidioso. In posizione supina, con il collo bene teso, sono stata bucata per ben tre volte per poter aspirare del tessuto dal nodulo presente sulla parte sinistra della tiroide. Il materiale raccolto è stato poi mandato ad analizzare e dopo 12 giorni l’endocrinologa da cui ero in cura dal 2007 in occasione della mia seconda gravidanza, mi ha chiamato, ma io dovevo vederla dopo 3 giorni. Questo suo anticipare l’appuntamento mi ha fatto subito pensare male e avevo ragione. La diagnosi era:

NEOPLASIA TIROIDEA PAPILLARE BILATERALE MULTIFOCALE CON LINFONODO LATEROCERVICALE IPERECOGENO.
Sono scoppiata in un pianto dirotto, la dottoressa mi ha abbracciato e accarezzato, mi ha spiegato che dovevo essere operata quanto prima, che avevo temporeggiato fin troppo.
A Maggio sono stata operata, mi era stato detto che avrebbero fatto un taglietto di pochi cm, avendo io una tiroide piccola, ma durante l’operazione, durata un’ora e mezza, è stata trovata della metastasi, quindi hanno dovuto allargare il taglio , mi è stata asportata la tiroide, mi sono stati tolti diversi linfonodi compromessi ed è stata fatta una bella pulizia.
Il tutto è stato mandato ad analizzare a Milano, è stato confermata la diagnosi e dopo un mese esatto dall’operazione, durante il quale ero senza tiroide e senza Eutirox, che è il farmaco che sostituisce gli apporti della tiroide, sono stata sottoposta a Radioiodoterapia, per eliminare eventuali cellule cancerogene nei linfonodi, che potevano essere sfuggite all’operazione, ma di questo ve ne scriverò un’altra volta, merita un post tutto suo.

Dal 18 Maggio al 25 maggio si svolgerà la Settimana Mondiale della Tiroide e sono state organizzate numerose iniziative su tutto il teritorio, coordinate dal C.A.P.E. ossia Comitato Associazione Pazienti Endocrini.
Verranno effettuati scrrening gratuiti, incontri e verrà distribuito materiale informativo.
Per chi ne volesse sapere di più, si colleghi al sito tiroide.com, qui troverete i luoghi nei quali sarà possibile recarsi.

Il mio consiglio è di fare qualche accertamento data la gratuità dell’iniziativa, la prevenzione è un obbligo verso noi stessi.
Quando fate gli esami del sangue inserite sempre anche il TSH FT3 FT4, che metteranno in evidenza eventuali problemi tiroidei.
La mia esperienza è stata dura, ho sofferto fisicamente, ma molto più mentalmente. Il fatto di aver avuto un carcinoma, seppur non di quelli che ti uccidono, ti condiziona la vita e ti cambia le prospettive. Quando tutto ciò mi è successo Miciomao aveva 2 anni e sono stata ricoverata una settimana, durante la quale ho visto poco la mia famiglia e pochissimo lui, una volta per la precisione, durante la quale, avendo malissimo al collo, ricordo che non riuscivo nemmeno ad abbracciarlo ed avevo paura che lui mi facesse male. Ho trovato delle compagne di disavventura splendide in ospedale, che ancora oggi sento via Fb, grazie alla loro simpatia ho fatto anche delle “dolorose” risate. Il post operatorio è stato abbastanza veloce, qualche giorno con drenaggio attaccato, di cui porto ancora il segno, oltre alla cicatrice sul collo, che non è un bel vedere, anche se ormai si è schiarita parecchio.
Il brutto è stato stare un mese senza terapia sostitutiva della tiroide, perchè bisogna “affamare”, termine usato dagli oncologi, le cellule malate, che si nutrono di iodio. Dalla mia alimentazione ho dovuto togliere il sale iodato ed usare poco il sale comune, ho dovuto togliere il pesce e qualsiasi alimento che potesse interferire con la Radioiodioterapia.
Si può vivere senza tiroide? No, i disturbi che sopravvengono sono tantissimi e davvero gravi, se uno non prova non ci può credere, ma ne parlerò in un altro post, magari domani, o forse dopo, o quando me la sentirò di farlo. Affrontare questo argomento non è mai facile per me.
Scusate se mi sono dilungata, non sono solita fare post così prolissi, ma questo tema meritava qualche parola in più!

Tanto vinco io. Francesca e la sua storia

Francesca Cardia ha 30 anni, nel 2011 scopre di avre un tumore al colon al quarto stadio e per trovare una cura alla sua patologia, carcinosi peritoneale, si tratta di una diffusione incontrollata di cellule tumorali (nel suo caso originate dal colon) nelle pareti del peritoneo, con formazione di noduli difficilmente controllabili perché, a causa della scarsa vascolarizzazione di questa parte del corpo, i classici chemioterapici riescono a penetrare poco e male. Purtroppo al momento la situazione si è complicata ulteriormente: l’ultimo chirurgo consultato a Milano si è rifiutato di intervenire, poiché la malattia sembra essersi diffusa a tutti i quadranti dell’addome.

Pochi giorni fa Francesca ha aperto un blog ”Tanto vinco io”, nel suo blog mostra le sue cartelle cliniche, i suoi esami e promette che darà aggiornamente sull’evolversi della sua malattia e delle sue cure sperimentali.

Si rivolge a medici e oncologi in Italia e all’estero, a tutte le persone che possono essere in grado di aiutarla a trovare una soluzione, una cura, una possibilità chirurgica, e a tutti coloro che vogliono contribuire economicamente per aiutarla a trovare una cura per il suo male.
Francesca nel suo blog scrive: Non mi arrendo, voglio vivere e credo di avere ancora molte, troppe, cose da fare, luoghi da visitare, esperienze da vivere.
Come darle torto? A 30 anni sei all’inizio della tua vita consapevole, fai progetti, hai un futuro davanti e poi ti cade tra capo e collo una notizia del genere. La positività di Federica è un esempio per tutti coloro che si trovano nella stessa situazione, in un periodo difficile della vita, dove si è chiamati a combattere con tutte le propie forze, anche quando queste sembrano abbandonarti.
Francesca, spero che questa scelta di aprire un blog, di metterti a nudo, di porti risposte e molta molta solidarietà.
Auguri Francesca, con tutto il cuore da chi comprende in parte, ciò che stai passando.

1000 nuovi casi di cancro al giorno, ma aumentano le guarigioni

Oggi al ministero della Salute, è stato presentato un volume, redatto dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e dall’Associazione italiana registri tumori (Airtum) sulla situazione dell’oncologia in Italia.
I dati non sono poi così confortanti, ogni giorno vengono diagnosticati 1.000 nuovi casi di cancro e per il 2012 se ne prevedono 4mila in più rispetto al 2011 e sono le regioni del nord ad essere maggiormente colpite.
Bisogna ammettere che si muore meno oggi di cancro rispetto a molti anni fa, vuoi per la prevenzione, vuoi per le tecniche di intervento, vuoi per le terapie, comunque cancro non è più sinonimo di morte.
L’importante dicono sempre che sia la prevenzione, accorgersi per tempo che qualcosa non va. Sottoporsi a controlli, essere scrupolosi, attenti e non fidarsi mai troppo di un medico sbrigativo.

10 Frasi da non dire mai ad un ammalato di tumore

Aiutare e sostenere chi ha scoperto di avere un cancro non è semplice, bisogna sempre ricordare che l’affetto e le attenzioni di una persona cara sono fondamentali per chi deve affrontare la malattia.

Una giornalista del Guardian, Deborah Orr, è appena uscita dalla terapia contro il tumore ed ha stilato le 10 frasi che non si dovrebbero mai dire a chi lotta per uscire da questo male.

E’ sulla base della propria esperienza che la cronista ha capito cosa davvero nuoce a chi è costretto a vivere in questo stato, una condizione che può peggiorare dal punta di vista psicologico se coloro che affiancano il malato usano frasi fatte o comunque nocive, anche se involontariamente.

Il cancro è una malattia grave, che ti pone al centro di attenzioni affettuose da parte della tua famiglia e dei tuoi amici”, racconta la Orr. “Ma sovente si diventa il bersaglio di parole dette con le migliori intenzioni che sortiscono l’effetto di farti sentire peggio”, ha scritto nel suo articolo pubblicato sul Political Guardian.

Non sai quanto mi dispiace per te”, è la prima frase della lista nera della cronista. Un’affermazione che porta il malato a sentirsi oggetto di compassione, stato che non dà certo piacere, spiega la cronista.

La seconda è: “Se c’è qualcuno che può combattere questa malattia, sei proprio tu!”, altro commento infelice che non rassicura chi si sente particolarmente fragile.

Segue la frase “Ti trovo proprio bene” che, per chi ha coscienza del proprio stato, è sinonimo di grande falsità.

Così come ha effetti negativi l’eccesso di sincerità con la frase “Hai un pessimo aspetto“, perché “Un malato – scrive Orr – non ha certo bisogno di ricevere una conferma del proprio stato”.

La quinta frase è “Fammi sapere i risultati degli esami“, e ancora “Qualunque cosa io possa fare per aiutarti, sono a tua disposizione“, la Orr suggerisce invece di offrirsi per un aiuto concreto.

Non bisogna neanche dare giudizi fuori luogo del tipo “Le tue preoccupazioni sono infondate”, oppure domande che possono irritare come “cosa si sente davvero con la chemioterapia?“.

Concludono la lista altre due frasi: “Ho davvero bisogno di vederti”, sconsigliata perché l’agenda dell’ammalato trabocca di spiacevoli appuntamenti dal dottore, e “Sono terribilmente sconvolto per la tua condizione“.

Il malato di tumore ha bisogno di persone positive, con pensieri che possano alleviare la sua difficile condizione. Meglio lasciare a casa le lacrime.

Deborah Orr