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Partire

Cosa spinge una persona a lasciare la sua terra natia? Cosa la spinge a lasciare tuttmamma con bambino di spallei gli affetti, gli amici, i parenti, i luoghi pieni di ricordi,  i punti fermi. Cosa spinge una persona a fare progetti, ad acquistare un biglietto, a prepararsi le valige, a recarsi in aeroporto, dare un’ultima occhiata ai visi conosciuti, abbracciarli forte, piangere, ma nonostante tutto girare le spalle e partire? Continua a leggere

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Una notte ho sognato che parlavi * Gianluca Nicoletti * Mondadori

Ho letto questo libro in poche ore.
E’ un libro ben scritto, lo scrittore ha un linguaggio molto forbito, ma scorrevole, sono rimasta incantata dal suo modo di esporre i suoi pensieri, la sua vita, anzi la loro vita, “ma di chi?” Vi starete domandando, di Gianluca e suo figlio.
Gianluca ha due figli maschi di cui uno, il secondo autistico.
Gianluca descrive cosa si prova a scoprire che tuo figlio così silenzioso e sempre sulle sue, in verità è autistico, come, averlo scoperto, ti cambia la vita e come procede questa vita mentre tu cerchi di crescere al meglio tuo figlio, ti impegni per dargli un futuro più che decoroso e il più possibile sereno e la burocrazia ti ostacola in ogni dove.

Tommy  è un ragazzone di 14 anni, in pieno sviluppo,  molto alto e anche piuttosto grosso, dal carattere non molto facile, a volte un po’ aggressivo, ma nello stesso tempo adorabile.
Tommy all’apparenza sembra un normodotato e per questo viene rimproverato sovente dai “paladini dell’ordine e della giustizia” con grande rammarico da parte di Gianluca.
E’ un libro ironico, a volte commovente, per certi versi anche divertente, ma nello stesso tempo struggente, sdrammatizza una situazione in certi momenti davvero complicata da gestire.
La realtà, la vita in genere è difficile da affrontare quando colui che hai accanto ha un bisogno disperato di te, della tua presenza, della tua guida, del tuo spazio, del tuo tempo.

Questo post partecipa al Venerdì del Libro.

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L’autistico diventa il catalizzatore di tensioni sopite, ma sicuramente già esistenti. Spesso fa saltare il tappo del non detto, che potrebbe essere considerata un’altra delle sue innegabili doti di rivelatore di realtà sommerse.
Perchè non arrivi il peggio a funestarci, al peggio dobbiamo essere preparati.
La realtà è che mi sono proprio rotto il cazzo di dover tener conto sempre e comunque degli stati d’animo e delle sensibilità altrui, delle opinioni, delle abitudini, dei gusti delle persone con cui entro in contatto. La cultura e la civilizzazione – che di certo non rinnego, anzi che ribadisco essere la migliore maniera possibile di vivere la contemporaneità – mi impongono di essere rispettoso di ogni diversità.
La tolleranza permette lo scambio che è arricchimento. Giusto, ma da una vita mi arricchisco sorridendo a denti stretti, abbozzando, ascoltando e fingendo consenso e solidarietà. Oggi vorrei dilapidare un po’ tutto questo prezioso patrimonio d’umanità, altrimenti che ho vissuto a fare?

Oggi è la Giornata Mondiale dell’Autismo, indossa qualcosa di blu.

Si celebra oggi in tutto il mondo la Giornata dell’autismo, promossa dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica e la comunità scientifica sulla sindrome.
Secondo recenti dati dell’Iss, l’autismo colpisce oltre 10 bambini su 10 mila, che salgono a 40 su 10 mila considerando nel loro complesso tutti i cosiddetti disturbi dello spettro autistico. Mentre un’indagine americana rileva che negli Usa arriva a colpire addirittura un bimbo su 88, con una prevalenza cresciuta di quasi l’80% negli ultimi 10 anni, la ricerca italiana è impegnata a studiare una cura che ancora manca.
L’autismo è una patologia complessa che coinvolge una delle componenti fondamentali della vita umana, la ricerca è fondamentale per cancellare falsi pregiudizi, imparare a conoscerlo per non averne paura, conoscerlo anche per fermare i ciarlatani che vendono terapie inefficaci e dannose. Dobbiamo però dire che mancano servizi adeguati per aiutare le famiglie che hanno una persona affetta da autismo. Nelle scuole i bimbi autistici sono poco integrati , anche a causa della scarsa preparazione delle persone che se ne devono occupare. Le famiglie sono un po’ abbandonate a se stesse, molte volte vengono isolate e devono combattere per avere ciò che spetta loro, ecco perchè la nascita di questa giornata.
autismo e1Da un paio d’anni l’Autism Speaks, la più grande organizzazione mondiale che promuove la ricerca scientifica sull’autismo, ha lanciato u’iniziativa chiamata “Light it up blue”, cioè illuminalo di blu, consiste nel’l illuminare di luce blu i monumenti più importanti del mondo, per testimoniare la sensibilità della Città rispetto alla problematica dell’ autismo.
Come ha suggerito persempremamma, indossiamo qualcosina di blu oggi, per appoggiare questa iniziativa.

Horse Boy * Rupert Isaacson * Rizzoli

Rupert e Kristin sono due viaggiatori, due anime libere, due persone nate per incontrarsi per amarsi, per mettere al mondo Rowan, un bimbo speciale, un bimbo autistico.

Rupert e Kristin capiscono che il loro bimbo ha “qualcosa” intorno ai tre anni, Rowan non parla, o meglio non comunica con loro, non gioca con gli altri bambini, si isola sempre più, ha problemi di incontinenza fisica e psicologica, ha crisi nervose accompagnate da strilli, urla e movementi inconsulti.
Un giorno, durante una passeggiata Rupert e Rowan incontrano la cavalla Betsy, di proprietà del vicino di casa, la cavalla si avvicina a Rowan con sottomissione, con amore, con tenerezza, Rupert capisce che Rowan ha il dono, è un sussurratore di cavalli. Inizia così a portare tutti i giorni Rowan a cavallo e quelle ore diventano l’unico momento in cui Rowan sta bene, ride, è sereno.
Nel 2007 Rupert e Kristin decidono di intraprendere un viaggio dal Texas fino in Mongolia per cercare di curare l’autismo di Rowan attraverso il contatto con i cavalli e gli sciamani.
Sarà un viaggio straordinario, pieno di sorprese, di inconvenienti, ma anche di importanti miglioramenti nel bambino.
Rupert ha scritto questo libro per testimoniare la loro esperienza singolare e hanno fatto anche delle riprese, grazie a degli amici che li hanno accompagnati, ne è uscito un bellissimo documentario.
Al ritorno da questo viaggio, Rupert ha fondato un’associazione, la “Horseboy Foundation” che si dedica alla cura dei bambini con problemi neurologici, attraverso l’ippoterapia.
E’ un libro bellissimo, che ho letto tutto d’un fiato…famiglia permettendo!!!!
La cosa peggiore che lei possa fare, è non fare niente.
E’ necessario coltivare la gentilezza e il perdono nei propri confronti oltre che verso gli altri: un’impresa non facile, specialmente nei momenti di sofferenza o fallimento.