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Se tu guardassi con il cuore…

Qualche giorno fa ho letto un post di Antonella intitolato: Se tu guardassi con il cuore oltre la disabilità, se non l’avete ancora letto, leggetelo e partecipate anche voi, è un’iniziativa non facile, vi avviso, dovete dare voce al vostro cuore, ascoltarlo e riportare ciò che vi suggerisce.

Questo è ciò che mi è venuto in mente, sapevo già di chi volevo parlare, ma volevo farlo col giusto tatto, col giusto modo, loro meritano la mia stima, hanno tutto il mio affetto e io il loro. Meritano il giusto rispetto e la loro privacy. Sono una parte di me, anche se non abbiamo il sangue in comune, ma il cuore si. Vi lovvo!!!

Se tu mi guardassi  vedresti un bimbo di 8 anni, alto, allampanato, che ne dimostra più di 10, ma si comporta come uno di 5. Se mi guardassi con il cuore vedresti solo un bimbo che sta crescendo, con i suoi tempi, che non sono come quelli degli altri.
Se tu mi guardassi vedresti un bimbo che salta in modo esagerato, penseresti che sto facendo lo stupido, che i miei genitori non mi sanno educare. Se tu mi guardassi con il cuore, capiresti che i miei movimenti non riesco a fermarli, che anche se lo volessi fortemente, non ci riuscirei comunque, il mio corpo si muove senza il mio permesso.
Se tu mi guardassi vedresti  un bimbo chiuso, un bimbo che non vuole rispondere e parlare, arriveresti a credere che sono un maleducato. Se mi guardassi col cuore vedresti un bimbo affetto da mutismo selettivo, non parlo perchè le parole non mi escono, anche se lo vorrei tanto.
Se tu mi guardassi diresti che un bimbo così grande non dovrebbe comportarsi così, che i miei genitori mi hanno viziato, che me le danno tutte vinte. Se  mi guardassi con il cuore capiresti che i miei genitori fanno così per evitarmi una crisi isterica, che stanno cercando in tutti i modi di educarmi, ma non è facile perchè io ho un disturbo cognitivo con comportamenti autistici.
Bisognerebbe ascoltare di più il cuore che la mente, per capirmi mamma e papà ascoltano il cuore e stanno facendo un ottimo lavoro, soprattutto la mamma, non potevo trovarne una più adatta a me e poi lei è bellissima.
Questo racconto lo dedico ad una famiglia che amo tantissimo e che ho sempre nel cuore.

Bambino con encopresi, disturbi dell’evacuazione

La maggior parte dei bambini imparare ad avere il controllo degli sfinteri intorno ai 3-4 anni. Quando si pensa che il bambino sia pronto gli si presenta il vasino e gli si spiega come lo deve utilizzare. Ogni volta che il bambino riesce nell’intento bisogna lodarlo e nel caso non riuscisse, non bisogna assolutamente sgridarlo e tantomeno umiliarlo.
Purtroppo non sempre funziona tutto come dovrebbe per alcuni bambini, soprattutto con i bambini con disturbi cognitivi. magari si è riusciti ad insegnare tutto, ma ad un certo punto sembrano regredire.
L’encopresi è un disturbo poco conosciuto, anche se molti bambini hanno questo problema, che può essere transitorio o divenire anche cronico.
Il bambino con encopresi, sono più i maschi che le femmine che hanno questo disturbo, si fa la pupù addosso senza accorgersi, non riesce a trattenersi e questo succede nei posti più disparati e in qualsiasi momento della giornata. Solitamente si manifesta in seguito ad una stipsi cronica, cioè quando il bambino per un lasso di tempo piuttosto lungo si rifiuta di defecare. Se questo rifiuto si protrae nel tempo il bambino perde lo stimolo e la pupù esce in maniera incontrollata in qualsiasi momento. Altre volte il problema si presenta a causa di una nuova situazione, come ad esempio l’inizio della scuola primaria, non si sentono all’altezza e il loro disagio sfocia in questo disturbo, quindi ha un origine psicologica. E’ un disturbo da ricondurre ad ansia o tensioni emotive dovute ad eventi stressanti che sopraggiungono nella loro vita.

Il bambino con encopresi è un bambino che solitamenti ha già dei problemi seri, è un bambino solitario e questo problema peggiorerà la sua situazione già difficile.
Il bambino a causa di questa incontinenza vive in un costante stato di ansia al pensiero che gli altri se ne possano accorgere. Prova vergogna, a volte anche rabbia, di sicuro molta tristezza, tende a chiudersi e ad isolarsi sempre più.
Per cercare di risolvere questo problema bisogna rivolgersi al pediatra per poter verificare che nessuna patologia crei questo problema. Se non è un problema medico, bisogna rivolgersi ad un terapeuta dell’età evolutiva, ma se il vostro bambino ha disturbi cognitivi, sapete già a chi rivolgervi perchè il vostro bimbo è già seguito.
Voi conoscete bimbi che hanno questo problema? Io si, è una vera sofferenza per tutti, compresi i genitori.