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Un nome, un destino?

Si crede che il nome di una persona possa condizionarne il destino, alcuni sostengono che condiziona anche la fisionomia. Voi ci credete?
I latini ne erano convinti, c’era un detto: “Nomen est omen”, ossia “il nome è il destino”. Ritenevano che nel proprio nome ci fosse scritto il proprio destino, o almeno il proprio mestiere.
Gli antichi ritenevano anche  che il suono del nome non fosse solo quello, ma anche l’anima di chi lo portava.
Molte ricerche di psicologia sociale hanno scoperto che il nome delle persone ci influenza molto ed è vero!!
Se avete conosciuto una persona antipaticissima, a quel nome assocerete sempre l’antipatia, è un riflesso inconscio. Queste associazioni, a volte irragionevoli, guidano le nostre scelte, creano anche pregiudizi oppure contrariamente aspettative. Già, se un nome vi evoca ricordi positivi, nel momento in cui conosciamo una persona che porta quel nome, ci aspettiamo che sia anch’essa una persona positiva e se non lo è ci restiamo male.
Effettivamente nel momento in cui ci apprestiamo a scegliere un nome per il nostro bambino, cerchiamo sempre il significato del nome, ne proviamo la musicalità ripetendolo in continuazione accompagnato dal cognome e difficilmente scegliamo un nome che ci ricorda una persona odiosa.
Non sempre però corrisponde al vero, il mio nome ad esempio significa “solitaria”, sono tutto fuorchè quello. Mi piace la compagnia, mi piace ascoltare e mi piace parlare con tutti, anche coi sassi, se mi rispondessero, come dice quel “sant’uomo” di mio marito.
Al contrario quando conosco persone che portano il nome di mio fratello, il cui significato è “protettore degli uomini” mi accorgo quanto siano simili i loro caratteri e quanto di vero ci sia in ciò che dicevano i latini.. Allora c’è o non c’è del vero?
Se volete leggere il mio post che partecipa al BlogTank di Donna Moderna Bambino riguardo la scelta del nome dei miei figli, andate QUI.

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I capricci dei bambini, come affrontarli

Quando i bambini hanno pochi mesi, solitamente piangono per “bisogni primari”: hanno fame, hanno sonno, sono sporchi, vogliono le coccoline.

Più il tempo passa e più diventano consapevoli che il pianto serve per tiranneggiare i genitori, allora si appropiano di questa arma vincente e la fanno diventare un’arma perfetta. Questa consapevolezza avviene solitamente verso i due anni, ormai chiamati i “terrible two” e da lì, non se ne esce più.
I bambini vogliono opporsi alle nostre disposizioni, ai nostri insegnamenti, alle nostre regole e cosa fanno? Piangono. Ma non in modo normale, non nel modo che ci allarga il cuore e ci fa venire voglia di abbracciarli, no, è un pianto isterico, disperato, urlato al mondo e noi andiamo in iperventilazione. Già, perchè gli adulti di oggi difficilmente riescono a gestire i capricci dei bambini, restano spiazzati di fronte a questi atteggiamenti esagerati, anche perchè i piccoli affinano le armi ogni volta e vincono per esasperazione, per sfinimento.
Il modo migliore per affrontare i capricci è restare fermi sulla decisione presa, non farsi convincere, non cedere alla provocazione, non arrendersi, non sventolare bandiera bianca, mai farlo, la prossima volta, sappiatelo, sarà peggio.
E’ vero anche, che se il bimbo fa i capricci è un segnale che ci vuole mandare, vuol farci capire qualcosa, sta a noi capire cosa e poi agire di conseguenza. Mai essere impulsivi, mai affrettati, domandatevi sempre: ha fame? Ha sonno? Lo sto trascurando? E’ successo qualcosa di cui non mi sono accorta? Se la risposta a queste domande è no, state sereni e fermi, tenete testa al piccolo tiranno.
La maggior parte delle volte in cui i bambini ci dichiarano guerra è per motivi futili, sta a noi capire quando è il caso di soprassedere e quando invece è meglio non cedere, per non creare dei precedenti a cui poi difficilmente si riesce a risolvere.
Miciomao non è un bimbo molto capriccioso, ma quando ci si mette, non scherza per niente, ti porta allo sfinimento, all’esasperazione. Se ritengo sia il caso, dico si subito, altrimenti è no, difficilmente mi lascio convincere dai suoi capricci. E’ un 5enne che vuole spiegazioni, non puoi limitarti al no ed è finita lì, vuole capire perchè è no, cerca di controbattere, fa già le sue piccole battaglie, ha già i suoi modi di pensare, che non fanno una piega, sono sensati. Mi piace il suo modo di pensare, anche se a volte mi mette in difficoltà, ed ha solo 5 anni e poco più, quando ne avrà di più, cosa farò? Ci penserò a tempo debito.
Un giorno alla volta è il mio motto.
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Il ruolo dei nonni nella mia famiglia

Miciomao parte svantaggiato, una nonna non c’è più, è in cielo con gli angeli, come dice lui, un altro è malato, quindi poco presente, l’altro ancora è fatto a modo suo, non ci va molto d’accordo, litigano spesso, si fanno i dispetti, quindi resta solo una nonna, ma la nonna, è veramente una super nonna.
E’ una nonna affettuosa, presente, attenta, sa ascoltare, anche se ci sente un po’ poco,ma, c’è sempre un ma…. è un po’ troppo accondiscendente. A mi parere lo vizia forse un po’ troppo, ma come le dico sempre…”Tu lo vizi e tu ti smazzi i suoi vizi, non chiedermi poi di rimproverarlo a posto tuo” e lei non lo fa, è coerente. E’ molto apprensiva per quanto riguarda la salute, ma quale nonna non lo è? Vuole dargli le vitamine, che gliele dia, se la far star meglio. Vuole vestirlo come se partisse per l’Alaska? Che lo faccia, se la far star meglio. Vuole preparargli brodini di pollo, stuzzichini, leccornie varie? Accettiamo tutto, se poi lui non le mangia, ce le dividiamo fra noi, eheheheheh!!!
La mattina, molte volte lo porta lei a scuola, le piace dargli da colazione, che io contesto sempre, un ovetto Kinder, Ma io dico, come si fa a dar per colazione un ovetto Kinder? Ogni tanto glielo dico, ma lei continua a darglielo, pazienza, male non fa, (ma nemmeno bene) non ci litigo per questa cosa, non ci penso nemmeno.
Ho dovuto affidargli Miciomao diverse volte in questi anni, per motivi di forza maggiore, ma so che quando lui è lì, è felice, sta bene, è tranquillo, è sereno e lo sono anch’io.
E’ una bravissima nonna, ma è anche una bravissima suocera, bisogna ammetterlo, son fortunata, si sentono di quelle cose in giro, da paura!!!!

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Un lavoro a misura…di mamma

Quando si parla di donne lavoratrici, il più delle volte si pensa alle dipendenti, ma una grande fetta di queste donne lavorano in proprio. Io ho sempre svolto un lavoro di tipo autonomo, quindi non conosco l’altra faccia della medaglia. Da diversi anni anche le lavoratrici autonome, artigiane e commercianti, hanno diritto all’astensione dal lavoro avente un’indennità giornaliera di maternità per i 2 mesi precedenti la data effettiva del parto e per i 3 mesi successivi al parto.
Durante la seconda gravidanza avrei voluto prendermi del tempo, soprattutto dopo la nascita del bambino, ma facendo un lavoro piuttosto laborioso e complicato, non mi è stato possibile insegnarlo a nessuno, richiedeva troppo tempo, troppa pratica, quindi ho lavorato fino al giorno del parto.
Stavo bene, ho avuto una gravidanza splendida. Sono uscita dall’ospedale il lunedì, al martedì ero già al lavoro col bimbo al fianco.
Sono riuscita a conciliare famiglia, casa, attività con fatica, ma ho svolto il mio lavoro su tutti i fronti, non dico in modo egregio, mentirei, ma ce l’ho messa tutta, tutta, tutta, per non far mancare nulla a nessuno e spero di esserci riuscita.
Se tornassi indietro rifarei ciò che ho fatto, non mi sono persa nemmeno un giorno di vita dei primi anni del mio bimbo e questo mi ha enormemente ripagati delle fatiche.
Ora svolgo un lavoro differente, ho più tempo per la famiglia, per me e devo ammettere che mi piace. Mi sento meno in colpa quando sono fuori casa, esco alle 8 e rientro alle 23, per tre giorni la settimana, facendo così, mi sento una casalinga-lavoratrice in egual modo.

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Ringrazio Mamma Piky che mi ha fatto conoscere questo spazio dedicato alle mamme Blogger!