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Equilibri in continuo movimento

La nostra famiglia è composta da quattro persone, ma per molti mesi siamo rimasti in tre. Quando hai un figlio sai che prima o poi lascerà il nido, quando hai un figlio adulto sai che potrà prenderà il volo in qualsiasi momento,  ma quando questo momento arriva è sempre un po’ difficile.equilibrio Continua a leggere

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La bambina con la valigia sempre pronta

Mamma e papà si sono separati quand’ero piccola, non so quanti anni avessi, so solo che ero piccola. Non me li ricordo che si volevano bene, che si tenevano per mano, che si abbracciavano, non me li ricordo nemmeno dormire nella stessa stanza.keep calm cuscino Continua a leggere

Dedicato a tutte le mamme

Fare la mamma è una roba difficile, per stomaci forti.
Quando sei incinta, non sei più padrona del tuo corpo: dentro di te tuo figlio pretende attenzioni, riposo, cibi sani, risate, serenità… e tu non sei tu.
Tu sei il tuo pancione, tu sei una pancia che cammina e che attrae gli sguardi di tutti,  le mani di tutti e le considerazioni (stupide) di tutti: lo sai che se la pancia è bassa è un maschio? Lo sai che se mangi le cipolle il bambino piange? Lo sai che non dovresti guidare la macchina?
Poi il bambino nasce e tu non sei nemmeno più la pancia che lo conteneva, adesso sei l’attrice non protagonista, quella che nemmeno appare sulle locandine, quella di cui nessuno ricorda il nome. E così, anche se hai ancora il sedere grande come una portaerei, entri in una stanza e diventi improvvisamente invisibile, nemmeno tua madre si ricorda di te, e finisci a far da tappezzeria in casa tua, mentre amici e parenti ti strappano il neonato dalle braccia e se lo rimpallano come un pallone da rugby.

Per fortuna c’è sempre qualcuno che sa fare la mamma meglio di te: ma lo sai che lo vesti troppo o troppo poco? Ma lo sai che il tuo latte non è buono? Ma lo sai che quando il bambino ha l’aria nella pancia devi bere la tisana di semi di finocchio?

Ma una mamma lo sa. Una mamma sa tutto.
Una mamma sa che il legame tra lei e il suo bambino è intenso e profondo e atavico. E’ un legame che nasce da un odore, dal contatto di pelle, da un suono. Un legame che nasce dai tessuti, dai pori, dalle cellule… un legame desossiribonucleico.
Perchè una mamma è mamma tante volte: quando appaiono le due lineette rosa sul test di gravidanza, quando partorisce, quando allatta, quando cambia un pannolino, quando prepara il primo brodino, quando insegna a suo figlio a ridere, a camminare, a parlare, a correre… ad essere una persona.
Una mamma rinasce durante ogni tappa di crescita del proprio bambino.
E quando il neonato è diventato un bimbo grande, una mamma rinasce di nuovo, perchè sa che suo figlio non le appartiene, e che adesso appartiene al mondo a cui lei lo ha consegnato.

Ho trovato questo scritto nel web, mi ha fatto emozionare, spero abbia fatto emozionare anche te.

Il colpo di sonno, può anche uccidere #sapevatelo

Lo sapete che un incidente su 20 è causato dal colpo di sonno? No? Nemmeno io lo sapevo, ma ora lo so, cavoli se lo so.
E’ un giorno come tanti altri, mi sveglio, entro nella stanza dei miei figli, un letto è vuoto! Non è la prima volta, è adulto. Guardo il cellulare per vedere se mi ha mandato un sms, niente. Lo chiamo, niente, muto. Sono un po’ incavolata, gli scrivo un sms serio, di rimprovero. Lo dico a mio marito, continuo a prepararmi ed esco per andare al lavoro.
Guardo in tutte le macchine che incrocio per strada, per vedere se lui è alla guida, nulla.
Mi ritrovo in colonna, comincio a pensar male, è un incidente, si passa in modo alternato.
Inizio a pensare che sia lui, continuo a pensare che sia lui, pian piano mi avvicino, sono vicinissima…E’ LA SUA MACCHINA!!!

Colpo di sonno
E’ la macchina di mio figlio

Il cuore mi arriva in gola, un urlo mi esce dalla bocca: E’ LA MACCHINA DI MIO FIGLIO!!!
Mi blocco in mezzo alla carreggiata, non riesco a proseguire fermo tutto il traffico, quella E’ LA MACCHINA DI MIO FIGLIO. E’ vuota, è distrutta, è divelto il tetto, è quasi irriconoscibile.
Si avvicinano coloro che hanno soccorso mio figlio, hanno un giubbetto arancione, dico loro che quella E’ LA MACCHINA DI MIO FIGLIO. Loro mi dicono che non si è fatto nulla, si è rotto solo un braccio, di non preoccuparmi. Io gli dico che mi stanno mentendo, che non è possibile, che lo fanno con tutti,  mi stanno mentendo e basta.
Mi fanno accostare, scendo, ma non mi avvicino alla macchina, ne ho paura, paura di vedere sangue, di vedere qualcosa che non voglio vedere, che non voglio ricordare.
Cerco di chiamare mio marito, ma è impossibile, trovo occupato, forse lui sta chiamando nostro figlio, per sapere dov’è..io so già dov’è!
Cerco di chiamarlo ancora, segnale inesistente. Il carabiniere presente sul posto mi da il suo cellulare, faccio il numero, ma non riesco, sbaglio, rifaccio, risbaglio. Sono fuori di me.
Entro in macchina, voglio andarmene da lì, voglio uscire da quell’incubo. Cercano di fermarmi, dico loro che sto bene, dico loro che io sono una donna forte. Perchè l’ho detto? Non lo so.
Esco dalla zona morta, chiamo mio marito, ancora occupato, chiamo mia suocera e gli dico cosa è successo. non mi capisce, parlo agitata, svanvero, non lo so.
Voglio andare all’ospedale, voglio vedere con i miei occhi che sta bene, che è vero che si è rotto solo un braccio, che non è morto, come credo io.
Lo vedo, si è rotto solo un polso, mi sorride, si commuove e io ringrazio di avere ancora tra le braccia il mio amato figlio maggiore.
Ecco cosa è successo il 13 Dicembre a causa di un colpo di sonno. Ha invaso la corsia opposta e ha fatto un frontale con un camion, ma lui è ancora qui a raccontarlo. Andava piano per fortuna, anche il camion. Sarebbero bastati pochi km orari in più e non sarei qui a raccontarvi questa versione.
L’incidente è successo alle 6.20, io ho visto la sua macchina due ore dopo. Lui è sempre stato cosciente, più volte ha chiesto di avvisarci, ma nessuno ci ha chiamato, in due ore, nessuno ci ha avvisato, nessuno!
Dopo quella mattina son successe altre complicazioni, altre corse in ospedale, alcune negligenze da parte di alcuni medici, un Natale passato in corsia, dolore, pianti, preoccupazione, di tutto.
Ora il più si è risolto, sul braccio bisogna ancora lavorarci, sperando che sia finita qui e sperando che non si ripeta mai più.