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Il Vangelo di Maria Maddalena * Kathleen McGowan * Piemme


Pochi giorni fà ho fatto il mio solito giro in Biblioteca e ho visto il libro sullo scaffale, dal titolo mi è sembrato abbastanza impegnativo, ricordavo diverse polemiche al momento della sua pubblicazione, io allora non lo lessi, quando se ne parla troppo non mi piace. Ma ora era arrivato il suo momento, l’ho preso e mi sono addentrata nella lettura.
Il libro è frutto di 20 anni di ricerche da parte dell’autrice, ricerche che l’hanno portata a fare delle scoperte interessanti.
L’autrice parte dal presupposto che “La storia non è ciò che è accaduto. La storia è ciò che è stato scritto“.

Bella frase vero?
Quando succede un fatto, ognuno lo racconta a modo suo, a seconda della propria sensibilità, della propria prospettiva, l’accaduto ha sfumature diverse e può essere più o meno intenso, più o meno grave.
Quindi, perchè non può essere così anche per tutta la storia che ci hanno propinato in questi anni?
Detto questo, può essere così anche per i Vangeli?
I Vangeli sono stati scritti da uomini di una certa estrazione sociale e politica, noi ben sappiamo che gli uomini hanno una visione molto diversa della vita rispetto ad una donna.
Oggi mi domando: se fossero stati scritti da donne sarebbero stati diversi? Non possiamo saperlo.
Si apre un discorso molto ampio, che non me la sento di affrontare, non ne ho le competenze e le conoscenze.
L’autrice, dopo attente ricerche, dopo aver parlato con persone che sono custodi di informazioni sacre legate a Maria Maddalena e alle altre donne della storia, ha voluto condividere con tutti noi le sue scoperte.
Possiamo crederci o meno, accettarle o meno, ma val la pena di leggere il libro, che è ben scritto e ci offre un’altra prospettiva della donna nella storia antica e contemporanea.
Non è un libro semplice, soprattutto per chi come me è cresciuto con certi insegnamenti, che sono ben radicati nel mio cuore, nella mia mente.
Non mi ha fatto oscillare nella mia poca fede questo libro, però mi ha fatto pensare.

La luce più forte attira l’oscurità più profonda.

La pianista bambina * Greg Dawson * Piemme

Zhanna e Frina sono due sorelline figlie di un caramellaio ebreo di Minsk, amante della musica. Alle due sorelline viene insegnato sin da piccole ad amare la musica e a suonare il pianoforte. La storia vera, raccontata dal figlio di Zhanna, l’autore del libro, si svolge prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1941 i tedeschi invadono l’Ucraina e gli ebrei vengono deportati verso una fossa comune. Tra questi ebrei c’è anche la famiglia di Zhanna, suo padre riscatta la sua vita con un orologio d’oro. Zhanna si salverà grazie a questo gesto e sopravviverà all’orrore dell’Olocausto, alla ferocia dei soldati nazisti, ad un destino segnato, grazie alla musica, al pianoforte.
L’autore del libro venne a sapere i trascorsi di sua madre durante la guerra, solo molti anni dopo, quando lui era già adulto. Domandò a sua madre il perchè non gliene avesse mai parlato, la sua risposta? “Come si possono raccontare ai bambini cose del genere? Pensavo che sarebbe stato troppo crudele”. Come darle torto?

Io leggo molti libri che hanno come tema principale l’Olocausto. Sono affascinata dalla forza di queste persone che sono riuscite a sopravvivere, dall’immancabile speranza che le ha aiutate a farcela, ad uscire vive da un tale orrore.
Ricordo una sera, avrò avuto 8-9 anni, durante la quale stavano trasmettendo un documentario sull’Olocausto e mia mamma non me lo fece vedere, troppo orrore, troppo disumano ciò che le immagini proponevano, mi voleva proteggere, come la mamma di Greg. Da quel momento mi è rimasta questa voglia di sapere, di conoscere, di condividere in parte questo dolore dei sopravvissuti.
La pianista bambina (Testimonianze)

Questo post partecipa al Venerdì del libro.

A volte è giusto mentire. Non è solo giusto, è eroico.
Se la verità è la prima vittima della guerra, la logica è la seconda.

Un culetto indipendente * José Luis Cortés/Avi * Piemme

Ieri pomeriggio io e Miciomao, dopo essere stati dalla pediatra a far vedere i dentini davanti che ha quasi perso a causa di una testata del compagnetto, siamo stati in biblioteca. Lui di solito sceglie tre libri, che una volta tornati a casa io gli leggo più e più volte. Non sapendo leggere, la sua scelta è influenzata unicamente dalle immagini che devono essere divertenti, colorate o con personaggi simpatici, ecco perchè oggi a scelto questo libro. In copertina c’è un bambino dalla faccia furba che scappa e vari oggetti gli vengono scagliati addosso. Mi porge il libro, leggo il titolo e mi metto a ridere, ma non svelo nulla a Miciomao, pensando già al suo divertimento quando glielo leggerò. Così è stato, nel momento in cui ho inziato a leggerlo, si è messo subito a ridere.

La storia è molto semplice: Cesare Pompeo è un bambino molto monello e ogni giorno ne combina una, è la disperazione di mamma, che allo stremo della pazienza lo sculaccia continuamente, finchè il culetto di Cesare Pompeo si stanca di questa vita, fa le valige e e se ne va, lasciando Cesare Pompeo senza culetto. Sapete quante cose non si possono fare senza culetto, tantissime e quando Cesare Pompeo lo capisce, chiede al suo culetto di tornare promettendogli che farà il bravo Il culetto torna, Cesare Pompeo ne è felicissimo, ma farà davvero il bravo? Non vi resta che leggero il libro.
Anche se non sono daccordo sui metodi tenuti dalla mamma di Cesare Pompeo, trovo che questo libro sia molto carino, perchè insegna a comportarsi bene, non certo per fare piacere alla mamma, ma al proprio culetto!!!

Ho vinto l’Alaska * Libby Riddles * Piemme

In una giornata come quella di oggi, dedicata alle donne, vi consiglio questo libro, la storia di una donna, molto determinata, molte forte, molto coraggiosa, che supera se stessa e anche tutti gli altri.
Libby è la prima donna che ha conquistato la Iditarod, una competizione estrema che si tiene ogni anno, il percorso è lungo circa 1,868 km,  va da Anchorage a Nome, in Alaska, si effettuata con i cani da slitta.
La gara prende origine da un episodio accaduto nel 1925: un’epidemia di difterite colpì la città di Nome, a causa del maltempo non era raggiungibile nè con l’aereo, nè con la nave, quindi si ricorse alla slitta trainata dai cani, per portare il vaccino. Avete presente il cartone animato della Disney Balto? Era il nome del cane da slitta che guidava la spedizione.
L’introduzione era d’obbligo, ma torniamo al libro.

Libby era una ragazza del Wisconsin, dallo spirito libero, sognava da sempre una grande avventura, a sedici anni si trasferisce in Alaska, inizia così ad allevare cani da slitta, ad amarli, ad allenarli, a vivere con loro in simbiosi. Libby decide di iscriversi alla  Iditarod, una sfida con se stessa, ma decisa a vincerla con l’aiuto dei suoi 15 amati cani. Parte il 3 marzo del 1985, affronta temperature assurde, anche – 40°, vento tagliente, percorsi inverosimili, tra ghiacciai, montagne, salite e discese pericolose, ghiaccio che scricchiola sotto i pattini della slitta, e luoghi senza un’anima, ma solo tanto bianco avvolgente. Il libro è una cronaca della gara, giorno per giorno, è descritta così bene, che mi sembrava di essere sulla slitta con lei, con i suoi cani a farmi compagnia, ho sofferto il freddo con lei e ho vinto con lei.
Ho amato questo libro, ho ammirato questa donna dal carattere così forte e temerario, ho conosciuto un mondo che sapevo esistesse, sapevo essere difficile, ma non immaginavo così tanto. Ho conosciuto anche la solidarietà tra i nativi, ma anche la solidarietà che quest’ultimi hanno nei confronti di chi decide di sfidare questa terra così astrusa.
Io ve lo consiglio col cuore.
Ho vinto l’Alaska. La prima donna che ha conquistato la Iditarod racconta la sua storia

Il sito di Libby lo potete trovare qui, dateci un’occhiata, ne vale la pena.
Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma.

Il paesaggio sconfinato rende umili, ricolloca l’esistenza umana nella giusta prospettiva. Non intendo dire che ci fa sentire come moscerini sul parabrezza, della vita, ma ci fa rendere conto che apparteniamo a un tutto troppo grande per essere compreso.
Non partecipavo alla corsa per diventare famosa. Volevo solo dimostrare cosa erano capaci di fare i miei cani.
Quello che mi riempiva di orgoglio, era che avevo dimostrato a me stessa che ero degna di abitare in Alaska, anche se non c’ero nata.

Annalisa Minetti, dopo le Paralimpiadi , un libro: Iride, veloce come il vento

Di Annalisa Minetti ho già parlato in questo post QUI, in occasione della sua partecipazione alle Paralimpiadi, si era classificata prima nella sua categoria, per chi non se lo ricordasse. La ammiro molto, ammiro la sua forza, la sua determinazione, la sua positività.
In questi giorni è in uscita un suo libro che si intitola: Iride, veloce come il vento. Questo libro è composto da sette capitoli, uno per ciascun colore dell’arcobaleno.
E’ il racconto della sua vita, ma non solo, è anche il racconto di un cammino costante di fede, di un affidarsi che permette di superare gli ostacoli che ci si parano dinanzi e di trasformare le difficoltà in opportunità. Nell’affrontare le sfide quotidiane Annalisa non è mai sola, perché oltre all’amore dei famigliari e del marito Gennaro Esposito ,ex calciatore professionista,può contare sulla sua fede in Gesù.  Non vedo l’ora di leggerlo, poi vi saprò dire le mie impressioni, che saranno certamente positive, c’è solo da imparare da Annalisa.
La canzone che posto qui sotto è molto bella, parla del suo bisogno di credere, di vivere, ascoltatela.