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Zigulì * Massimiliano Verga * Mondadori *

Il sottotitolo è: La mia vita dolceamara con un figlio disabile.

La copertina è rossa, attira la mia ttenzione sullo scaffale della biblioteca, ma il sottotitolo no, non ho voglia di leggere parole tristi, non in questo periodo, passo dritto, scelgo altri 3 libri, ritorno lì, lo prendo.
Sapevo che era pesante, immaginavo che fosse un po’ crudo, schietto, l’ho capito sin dalle prime parole che leggerlo avrebbe significato fare un tuffo nella quotidianità difficile di una famiglia con un figlio disabile, Moreno.
Moreno ora ha otto anni, è diventato un disabile grave nel giro di pochi giorni e da lì è tutta una strada in salita per la sua famiglia, per suo papà, Massimiliano, per i suoi fratelli.

Moreno ha il cervello grande come una Zigulì, come una caramellina dolce, dura e gustosa, ma Moreno non lo sà, Moreno vive in un mondo tutto suo, un mondo al buio, già, Moreno è anche cieco. Massimiliano racconta in modo schietto la loro vita, le loro difficoltà odierne, quando escono e tutti li guardano, li compatiscono, si girano e bisbigliano. Massimiliano parla della sua frustrazione, delle suo nervoso, del suo non sentirsi un padre adeguato per Moreno, delle sue difficoltà nel gestirlo, ma anche del suo amore profondo e senza limiti.
Vi sono tante frasi che mi hanno colpito in questo libro, una di queste mi ha lasciato perplessa:
uno dei vantaggi di avere un figlio handicappato è che puoi permetterti di essere un idiota e di trattarlo anche male. E io mi concedo spesso questo vizio.
Questa invece mi ha spiazzato del tutto:
Sei insopportabile. Preferirei masticare la sabbia piuttosto che sentirti. Anche dei chiodi nelle mutande sono più piacevoli della tua voce. Quando urli così non ho scelta. O ti sbatto in camera e chiudo la porta, oppure ti prendo a sberle. Quasi sempre finisci in camera. La ritengo una conquista.
Ma c’è un senso di resa quando ammette:
Moreno incarna l’idea del figlio che nessuno vorrebbe avere.