Archivi categoria: 1 Libro da leggere

Kif Kif Domani * Faiza Guène * Mondadori

Doria ha quindici anni, è marocchina e vive nella periferia parigina con la madre che è stata abbandonata dal marito, tornato in Marocco per sposare un’altra, una donna più giovane. La mamma fa la cameriera, Doria non va molto bene a scuola. La vita è dura per gli immigrati arabi a Parigi e Doria lo sa. Un’assistente sociale va regolarmente a trovarle, una psicologa riceve Doria ogni lunedì. Eppure Doria non si lascia abbattere, non si cura delle risatine e delle battute sui suoi abiti di seconda o terza mano, si guarda intorno curiosa e disponibile, alle chiacchiere con il bel Hamoudi che poi sposerà Lila, al primo bacio con Nabil, alla vita del quartiere. E la banlieue parigina non è più così squallida nella visione di Doria, c’è un futuro che si apre, perché la mamma impara a leggere e scrivere e trova un altro lavoro. Doria frequenta una scuola per parrucchiere. Doria è solita dire kif kif, che nell’argot francese vuol dire “amare” ma in arabo vuol dire “routine”, fare sempre la stessa cosa, ma ha un siginificato positivo, vuol dire che domani andrà tutto bene.

E’ un libro molto scorrevole, si legge in poco tempo, è leggero, divertente e pungente, come possono esserlo la vita, le sensazioni, i pensieri e i sentimenti di una quindicenne.

C’è chi spera tutta la vita di tornare al paesello. Ma molti non ci tornano che dentro la bara, in aereo, come la merce d’importazione. Certo, ritrovano la loro terra, ma non l’intendevano in senso così letterale…

Mi sarebbe proprio piaciuto nascere maschio. Invece, sono venuta fuori femmina. Una ragazza. Una tipa. Una donna, insomma. Finirò pure per abituarmici.

LE MADRI E LE FIGLIE – P. GAFFNEY – RIZZOLI

Questo libro è scritto in modo strano, l’ho letto tempo fa.
Le protagoniste sono tre: Carrie, madre quarantenne appena rimasta vedova, sta elaborando il lutto tra dolore e  sensi di colpa; Ruth, figlia quindicenne che ha appena perso il padre, ne sente la mancanza e si allontana da Carrie; Dana, madre di Carrie in perenne conflitto con la figlia.
Si alternano i loro racconti in prima persona.
Si alternano vicende descritte dal punto di vista di ognuna di loro, ognuna di un’eta diversa.
Lutto, depressione, ripicca, sofferenza…rinascita, per tutte e tre.

Mi è piaciuto molto questo libro, un romanzo tutto al femminile, per le donne, dalla parte delle donne!

COME SIAMO BRAVE NOI DONNE AD AUTOINGANNARCI: CI BEVIAMO IN UN SOL SORSO PERSINO LE STORIE CONTRO LE QUALI CI SIAMO GIA’ MESSE IN GUARDIA DA SOLE.

SE PIOVE OGNI DODICI ANNI, NON TI LAMENTI QUANDO SUCCEDE. TI LAMENTI DELLA SICCITA’.

NON AVRO’ MAI QUELLO CHE VOGLIO PERCHE’ NON SO COSA VOGLIO.

La muta * Chahdortt Djavann * Bompiani

Ho letto questo libro un po’ di tempo fa, l’ho letto perchè mi piace leggere storie vere, scritte direttamente da chi le ha vissute.
L’autrice di questo libro ha avuto degli appunti, un piccolo diario e l’ha tradotto con molta cura e scritto questo libro, che io trovo molto bello.
E’ la storia di Fatemeh, i suoi ricordi, le sue sensazioni.
Ricorda una zia molto bella, ma che non parlava, per scelta, a causa di un forte trauma vissuto e di come veniva trattata per questo, venne uccisa nella pubblica piazza. La sua colpa? Aver fatto l’amore con lo zio materno di Fatemeh quando era stata già promessa in sposa a un altro, un mullah. Adulterio, quindi, pur senza essere sposata.
Fatemeh quindici anni, viene costretta a sposare quello stesso mullah cui era stata promessa in sposa la muta, costretta a subire la violenza sessuale di un uomo che non ama e le angherie delle sue altre mogli, uccide il marito e il frutto di quell’amore violento, una bambina che avrebbe a sua volta subito il destino delle donne iraniane. In carcere, dunque, mentre attende la pena atroce che ha già portato via la muta, Fatemeh scrive il racconto della sua vicenda e rievoca quella della zia.
Donne sole, impotenti, ma accomunate dalla volontà di opporsi al fondamentalismo islamico.

La vicenda è molto complessa, è una storia di vita, vita delle donne iraniane, vita che non scelgono di vivere!!!

…Per quanto muta, faceva parlare il suo silenzio come nessun’altra voce…
Aveva deciso di tacere, ma il suo cuore non si era chiuso. Aveva fatto del silenzio la sua arte di vivere…

MEMORIE DI UNA GEISHA * ARTHUR GOLDEN * LONGANESI & C.

Non si diventa geisha per avere un’esistenza piacevole, ma perchè non si ha altra scelta.

Mi sono accostata a questo libro con dei pregiudizi, pensavo che le geishe fossero delle prostitute d’alto bordo, non è così. Le geishe per divenire ciò che sono, devono studiare, applicarsi, devono faticare, e chi l’avrebbe mai detto?
Chyio e Satsu sono due sorelle che vivono in un villaggio di pescatori, la madre è molto malata e il padre, preso dalla disperazione le vende al signor Tanaka che le porta a Gion. Una diventerà una geisha fra le più rinomate e ricordate, l’altra diverrà una prostituta in un quartiere malfamato.

Chyio viene presa sotto l’ala protettrice di Mahema, una geisha famosissima, che spingerà la ragazzina a studiare tantissimo per divenire una bravissima geisha.
Chyio si darà molto da fare, spinta da un progetto nascosto nel suo cuore e diverra Sayuri, una geisha di successo, molto richiesta e apprezzata.

Ho letto questo romanzo in pochi giorni, spinta dal sapere il futuro di questa bimba così dolce e impaurita dal futuro. Lo consiglio a chi ha voglia di sognare ed immergersi per qualche ora nel Giappone del 1930.

Due uomini sono pari, veramente pari, solo quando entrambi hanno una eguale fiducia in se stessi.


Conduciamo la nostra esistenza come acqua che scende lungo una collina, andando più o meno in un’unica direzione finché non urtiamo contro qualcosa che ci costringe a trovare un nuovo corso.

Lei si dipinge il viso per nascondere il viso. I suoi occhi sono acqua profonda. Non è per una geisha desiderare. Non è per una geisha provare sentimenti. La geisha è un’artista del mondo, che fluttua, danza, canta, vi intrattiene. Tutto quello che volete. Il resto è ombra. Il resto è segreto.

Questa casa non è un albergo

Quante volte quando si è figli si sente ripetere questa frase?
Ogni volta che si arriva tardi, ogni volta che si lascia in giro qualcosa, non si sistema la stanza, si lasciano i piatti sul tavolo, si lascia in disordine il bagno, etc…etc..etc…
In una famiglia ci sono mille motivi per poter citare questa frase e mille altri per non doverla o volerla dire…ma immancabilmente ogni genitore, almeno una volta nella vita, in una discussione vi scivola e la dice, per poi pentirsene subito dopo, non tutti, ma ormai…ciò che è detto…è detto!

E’ stato anche scritto un libro che porta questo titolo, che viene in soccorso dei genitori al limite dell’esasperazione. E’ un manuale per aiutare mamme e papà ad affrontare la crescita adolescenziale dei propri figli, una vera e propria guida giornaliera a cui poter ricorrere.
Forse è il caso che ogni genitore lo tenga conservato nel cassetto e all’occorrenza lo sfogli e vi cerchi un consiglio, perchè prima o poi capita, eccome se capita.
 
Per restare in tema, vi sono altre frasi tipicamente da genitore che ci siamo sentiti dire e che diremo a nostra volta.
Ecco qui un bell’elenco a cui ci atterremo, nonostante anni e anni fa abbiamo detto, con fare sicuro e saccente…io non dirò mai ai miei figli….
Questa casa non è un albergo
Finchè vivi sotto il mio tetto fai quello che dico io
Non sono la tua serva
Sei grande solo per quello che ti fa comodo
Io alla tua età….(chissà perchè noi eravamo sempre più bravi)
La notte è fatta per dormire
Io di te mi fido è degli altri che non mi fido
E se ti dice buttati da un ponte tu ti butti?
Per finire mi dedico una canzone, per pensare e riflettere….

Il cucchiaio è una culla Giuditta Guizzetti Aliberti Editore

Per apparire bisogna soffrire, per scomparire bisogna patire, per riapparire bisogna terribilmente soffrire e patire.

Questa è una delle frasi che si possono leggere nel libro scritto da Giuditta Guizzanti, in arte, al tempo, Yu Yu.
Non so se voi ve la ricordate, io si, era splendida, carismatica, nel pieno del successo e poi puff…sparita…ecco il perchè, era caduta nel baratro dell’anoressia. Il suo è stato un percorso difficile, costellato di momenti in cui avrebbe voluto lasciar perdere, ma ce l’ha fatta, ne è uscita, almeno credo, almeno spero.

Giuditta scala le classifiche con la celebre “Mon petit garçon” ed è subito un successo: la canzone passa nelle radio e viene anche utilizzata in un celebre spot televisivo. Yu Yu ripete il successo con “Bonjour bonjour”, altra hit che fa di lei una delle voci pop più promettenti. Purtroppo però il sogno s’infrange e la prima etichetta discografica non punta più su Yu Yu. Giuditta non si arrende e si mette a fare la barista a Bergamo. Ma la sua vita è sempre più vuota. Così inizia la battaglia con il cibo e la bilancia. Affronta la discesa nel tunnel dell’anoressia inventando trucchi micidiali per nascondersi agli altri, vedendo la lancetta scendere sotto i quaranta e il bambino che miracolosamente portava in grembo sparire. Tenta il suicidio. Sempre più magra. Giuditta arriva a pesare 36 chilogrammi e quando il suo destino appare segnato ammette di essere malata e chiede aiuto…entra in un centro di recupero a Todi e vi resta per ben 4 mesi. Questo è il diario di una battaglia, durissima, per rinascere.

“Non è passato giorno, minuto, secondo, in cui comunque non ho combattuto contro questa “cosa”. Non sottovalutate mai niente. Anche quando si pensa di aver raggiunto un certo equilibrio, non bisogna lasciarsi andare. È sempre lì, è sempre lì in agguato”.

Pensate a questo allora: all’immenso potere e alla forza di cui siete portatrici, pensateci tutti i giorni, pensateci ogni volta che un peso vi opprime, che una persona vi offende, che una paura vi angoscia o che un fantasma vi perseguita, pensate a quanto valga la pena di affrontare una guerra in nome di ciò che di voi stesse avete da perdere….Tirate un respiro profondo, alzate gli occhi al cielo, in quel preciso momento magari, anche noi stiamo affrontando la nostra battaglia. E non sentitevi sole…mai più.

Era tempo che volevo leggere questo libro, ma dovevo sentirmi pronta, se ci siete passate, lo sapete meglio di me e non aggiungo altro.

AMICHE PER LA VITA * P. GAFFNEY * RIZZOLI

Protagonista del romanzo è la solidarietà femminile.
Le protagoniste si chiamano Emma, Lee, Rudy e Isabel (la mia preferita).
Le loro vicende sono raccontate in prima persona da ognuna di loro.
Sembra di averle accanto, sedute sul tuo divano, mentre ti raccontano la loro vita, le loro angoscie, i loro traumi, le loro decisioni
Queste donne hanno creato un gruppo, Gli Angeli Custodi. Si incontrano a casa di una o dell’altra, oppure al ristorante, se nessuna ha voglia di cucinare e si raccontano, si sostengono, si vogliono bene.
Ho amato questo romanzo, l’ho vissuto, mi è entrato nel cuore, come una storia vera e chissà che non lo sia davvero. In qualche parte del mondo ci saranno sicuramente donne così, peccato che io non sia una di loro!!
Ho tratto molte frasi da questo libro, che mi sono trascritta nel mio diario, questa è una delle tante.

Buona lettura!!!

SAPEVO CHE LI AVREI TROVATO DEL CALORE UMANO E IO STAVO GELANDO.

Il libro di Maria Rosa Perchè volere è potere – Paola Lazzarotto

Ho letto questo libro tutto d’un fiato, emozionandomi e devo ammetterlo ho anche pianto. Io lo consiglio caldamente, è una storia di vita vera, di vita vissuta con entusiamo e forza, una forza che viene dal cuore, una forza che viene dall’amore per la vita.
È la storia di una famiglia allegra e aperta, che ha saputo trasformare la prova di una figlia gravemente disabile, poi mancata a soli vent’anni, in fonte di vita, di speranza e di gioia per gli altri. La notizia che la bimba appena partorita aveva dei problemi, è stata data a Maria Rosa in modo crudo, senza tanti giri di parole…”Sua figlia ha un handicap gravissimo. E non sarà MAI normale”. Nessuna spiegazione, nessuna mano sulla spalla, nulla di tutto ciò, una sentenza e nulla di più. Maria Rosa, invece di chiudersi in casa dopo la nascita della figlia Licia, ha scelto di aprire le porte, di diventare trasparente nelle emozioni e nelle scelte e di fare continue battaglie pubbliche per i diritti dei disabili, interessandosi a tutti, aiutando gli altri secondo la sua certezza incrollabile: “Volere è potere!”.
Dopo aver perso nell’ottobre 2010 Licia, l’adorata figlia disabile, Maria Rosa ha ricevuto in una diagnosi di tumore avanzato incurabile, lasciando nel gennaio di quest’anno la madre Carla, il padre Mario, suo marito Alberto, il figlio Nicola e le sorelle Cristina, Rosanna e Margherita. Una malattia vissuta con coraggio e accogliendo in casa amici e parenti sempre con un sorriso, una parola di conforto.
Ciò che è chiaramente emerso durante la presentazione del libro che Maria Rosa ha voluto letteralmente dettare nel corso dei suoi ultimi giorni alla scrittrice Paola Lazzarotto è la continuità di un atteggiamento nei confronti della vita e del mondo con cui la giovane madre ha riempito di senso non solo la propria, ma anche le esistenze di chi ha avuto la fortuna di incontrarla, in primis i membri della sua famiglia.

Nel libro c’è una poesia di Maria Rosa dedicata alla figlia Licia, si trova sulla tomba:
Mi hai insegnato cos’è la pazienza
il saper attendere senza ansia
senza grandi aspettative
giorno per giorno
gustando piccoli momenti
Sorrisi
sguardi colmi d’amore
I tuoi gesti lenti
l’impegno e la fatica
di un semplice moviemnto…
Non potrei immaginarti diversa
Tu sei tu
così come sei
Il tuo corpo danza
Le tue manine dalle movenze particolari
e le buffe espressioni
che adoro
Una piccola grande donna
Tu sei perfetta così
Non ti vorrei diversa
Ciò che vorrei cambiare
è solo il mondo che ci gira intorno
che continua ad avere troppa fretta
che non si sofferma
che non sa capire altri linguaggi
che non sa vedere oltre.

In Facebook c’è una pagina dedicata a Il libro di Maria Rosa
Per acquistare il libro è possibile rivolgersi alla sorella di Maria Rosa, Cristina Favini:

338/974.38.52
cristinafavini@libero.it

Il manuale del perfetto marito – Elisabetta Belotti

Elisabetta Belotti insegna Lettere, ha anche un blog, La Bionda Prof , in cui parla di scuola, vita famigliare, libri e film.
Il libro è nato in un periodo particolare, durante il congedo per maternità: la vita della casalinga-moglie-mamma full time le stava un po’ stretta, allora ha iniziato a scrivere. La sera, quando la figlia si addormentava nel lettino, scriveva al pc, di vita di coppia e di dinamiche familiari, in modo umoristico. Nel libro ci sono tracce dei mariti o fidanzati delle amiche, di conoscenti, di parenti. Oltre ovviamente al propio e ai mariti della famiglia d’origine, ha attinto anche a racconti di colleghe e conoscenti. All’inizio era solo uno sfogo, poi pian piano il libro prendeva forma, così si è  impegnata un po’ di più ed è nato Il manuale del perfetto marito.

Vi sono varie tipologie di marito: si va dal marito pignolo al marito noioso, dal marito trash al marito trendy, dal marito glamour al marito equo e solidale, il marito sportivo, quello gourmet…Insomma ci sono quasi tutti.
Naturalmente è indirizzato alle mogli, ma in generale a tutte le donne: che siano mogli o single, fidanzate o conviventi, che prima o poi si troveranno un uomo, oppure lo hanno già incontrato, e allora potranno capirlo o criticarlo meglio, con cognizione di causa.
Un consiglio di Elisabetta : Toglietevi dalla testa l’idea di “cambiare” vostro marito, nessun uomo, tantomeno nessun marito, cambierà mai.
Elisabetta ha deciso di devolvere i diritti d’autore al Reparto di Patologia Neonatale dell’Ospedale di Bergamo perché la figlia, essendo nata prematura, è stata ricoverata lì per un periodo, in particolare nella TIN.
Il manuale del perfetto marito si può acquistare direttamente nel sito della Sesat edizioni, sia in formato cartaceo che digitale (ebook). Si può anche tranquillamente ordinare in qualsiasi libreria e in alcune librerie della provincia di Bergamo e Brescia si può trovare direttamente.

Ho smesso di piangere Veronica Pivetti

Il problema vero della depressione è che non la puoi raccontare, non la puoi descrivere. È invisibile e non è uguale per tutti, ma per tutti è un male profondo e assoluto e va affrontata, perché tanto non si scappa. Anche per questo Veronica Pivetti ha deciso di condividere con noi il suo momento buio e lo fa con toccante onestà, senza censurare i momenti dolorosi che, come spesso accade nella vita, finiscono per diventare involontariamente molto comici.
“Lei è malata, la sua tiroide non funziona più”: questo si è sentita dire Veronica nel lontano 2002. Era così. La sua tiroide ha cominciato a dare i numeri, si è starata e l’ha traghettata verso una forte depressione, complici alcuni farmaci sbagliati che le erano stati prescritti. Così è iniziata la sua odissea medica. Alcuni dottori l’hanno salvata, altri massacrata, alcuni le hanno ridato la vita, altri gliel’hanno tolta.
Veronica Pivetti racconta che “se mi fossi rotta tutto il corpo sicuramente una schiera di parenti sarebbero venuti a trovarmi in ospedale, ma se ti rompi dentro, nessuno ci crede”. E lo racconta con la sua verve di sempre, perché ha compreso bene che, una volta usciti dalla malattia, si possono descrivere alcuni episodi dolorosi con comicità. Del resto lei è un’attrice comica, amata anche per la sua autoironia, oltre che per la sua bravura.
Diventa difficilissimo comunicare il dolore e il vuoto che si ha dentro, che ti trascina in un buco nero fatto di angoscia e odio verso la vita. Parole che suonerebbero nefaste e miscredenti a chi ha avuto la fortuna di non conoscere la depressione o anche – e qui siamo volutamente un po’ forti – a chi ha problemi più gravi tanto da ‘deridere’ i depressi, senza comprenderne il dramma.

Veronica Pivetti ha infatti dovuto anche sopportare il peso di coloro che credevano impossibile che la depressione potesse colpire una persona tanto fortunata. Ma la fortuna non c’entra, la depressione può colpire chiunque. Da quel momento Veronica ha trascorso sei anni infernali di cui ci racconta ogni dettaglio, ogni momento di sofferenza e di buio.
Finalmente, nel 2008, Veronica ha incominciato a rivedere la luce e a uscire da questo micidiale periodo nero. Sono stati sei anni infami, “anni nei quali mi sono detta continuamente che era inutile vivere così. Il tempo triste sembra sempre tempo perso”. Anni difficilissimi che, però, non sono passati senza lasciare un segno. “Una volta ero perfettamente funzionante, ero nuova di trinca. E credevo che fosse quella la verità. Ora sono un po’ rattoppata, ho un’anima patchwork e una psiche in divenire. Ed è questa la verità. Ma va bene così, perché la vita si fa con quello che c’è… “
Sono a venuta a conoscenza di questo libro vedendo una puntata delle Invasioni Barbariche di Daria Bignardi, nella quale Veronica Pivetti era ospite, ecco qui come si racconta lei…