Archivi categoria: Bambini

Nasce Network GPS per combattere l’obesità infantile

– Promuovere la massima attenzione di scuole e famiglie sul problema dell’obesità e del sovrappeso nei bambini;
– Coinvolgere i genitori e gli insegnanti nella lotta all’obesità fin dalla prima infanzia;
– Combattere la sedentarietà, gli eccessi nutrizionali e gli stili di vita scorretti attraverso una Campagna Educativa sul territorio.

Con questi obiettivi nasce il Network Genitori Pediatri Scuola, a cui partecipano il Ministero della Salute, la Società Italiana di Pediatria e la Società di Pediatria Preventiva e Sociale, che si inserisce nel contesto della Campagna Nazionale di Educazione Nutrizionale “Mangiare bene Conviene”, volta a combattere l’obesità infantile.

I più recenti dati diffusi dal Ministro della Salute sono allarmanti: nel nostro Paese, più di 1 milione di bambini è in sovrappeso o obeso. Questo significa che oltre un bambino su 3, di età compresa tra i 6 e gli 11 anni, ha un peso superiore a quello che dovrebbe avere per la sua età. Inoltre, nel 75% dei casi l’obesità presente nei primi dieci anni di vita si traduce in obesità nell’individuo adulto.

“È indispensabile educare il bambino ad un corretto stile di vita, fin dalla prima infanzia. In questo il Pediatra riveste un ruolo di primaria importanza nel guidare la famiglia verso scelte responsabili e nel favorire una società più consapevole e informata” – ha dichiarato Alberto Ugazio, Presidente SIP – “I dati raccolti in Italia parlano chiaro: è necessario agire fin dai primi anni di vita per combattere l’obesità, una vera e propria patologia che spesso si protrae anche in età adulta provocando gravi implicazioni, come l’insorgenza del diabete e delle malattie cardiovascolari”.

“Se lasciato solo nella lotta all’obesità, il Pediatra è destinato ad ottenere risultati fallimentari.” – aggiunge Giuseppe Di Mauro, Presidente SIPPS – “L’azione congiunta di pediatri, genitori e scuola è l’unica strategia vincente per affrontare efficacemente l’obesità del bambino.”

Il Network GPS si attiverà in due fasi: il reclutamento dei pediatri e il coinvolgimento delle scuole, con il supporto di Editeam per la parte organizzativa ed editoriale.

Nel corso della prima fase verranno coinvolti circa 10.000 pediatri, sparsi sul territorio italiano, a cui verrà inviato un kit di materiale informativo da condividere con i genitori: la Guida* “Allarme Obesità, combattiamola in 10 mosse”; un Poster da affiggere nello Studio Medico per illustrare le 10 mosse vincenti della prevenzione e il Diario Motivazionale, uno strumento di monitoraggio indispensabile a Pediatri e Genitori per individuare il percorso alimentare corretto del bambino.

Nel corso della seconda fase i Pediatri SIP e SIPPS si recheranno nei principali Istituti didattici per incontrare i bambini e coinvolgerli, con il supporto degli insegnanti, in attività ludico-didattiche mirate a guidarli verso stili di vita sani, combattendo così l’obesità.

Ecco le 10 mosse che tutti i genitori dovrebbero mettere in atto per prevenire l’obesità dei bambini:

1) Allattare al seno per almeno 6 mesi

2) Svezzare il bambino dopo i 6 mesi

3) Controllare l’apporto di proteine

4) Evitare bevande caloriche

5) Sospendere l’uso del biberon entro i 24 mesi

6) Evitare l’uso del passeggino dopo i 3 anni

7) Controllare l’indice di Massa Corporea (BMI) prima dei 6 anni

8) Consentire TV e giochi sedentari solo dopo i 2 anni

9) Incentivare i giochi di movimento

10) Preparare porzioni corrette dei cibi

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6 Mamme du 10 cercano risposte sul web

La maggior parte delle mamme italiane (60%), per far stare bene il proprio bambino, cerca le risposte di pediatri e specialisti su internet. A dirlo e’ l’indagine ‘Mamma quanti dubbi’, lanciata con un questionario su Facebook e che ha coinvolto 500 mamme di tutta Italia.

”Pediatra e internet, presi singolarmente – spiegano gli autori dell’indagine – sono le due fonti cui le mamme si rivolgono piu’ spesso quando vogliono informarsi sulla salute del proprio figlio. Al pediatra si rivolge circa il 66% delle mamme, per il web e’ il 60%. Ma il vero picco di preferenze si ha quando queste due fonti di informazione si combinano insieme: una larga maggioranza di mamme, 3 su 4, ritiene che interagire con uno specialista via web sia lo strumento online migliore per avere informazioni chiare e autorevoli sulla protezione e la cura del proprio bambino”.

Sulla scorta di questi risultati e’ nato il portale Crescere Protetti , sviluppato con la consulenza scientifica della Societa’ italiana di pediatria (Sip) e della Societa’ italiana di igiene. ”I pediatri che fanno parte della task force di Crescere Protetti, oltre a garantire una risposta tempestiva alle mamme nel giro di 48 ore sulle tematiche generaliste – spiegano i realizzatori – interverranno anche a rotazione ogni mese durante sessioni di chat live, in cui verranno affrontati gli argomenti piu’ interessanti segnalati dalle mamme stesse”.

”Il pediatra resta la figura piu’ autorevole a cui rivolgersi – dice Alberto Ugazio, presidente Sip – ma il web 2.0 e’ un’ottima opportunita’ per migliorare ulteriormente il rapporto mamma-pediatra, per riuscire a essere divulgativi senza perdere di vista la correttezza scientifica dei contenuti.

Questo progetto e’ un utile strumento per aiutare le mamme nel loro ruolo al tempo stesso bellissimo e impegnativo, nonche’ una piattaforma di dialogo e confronto tra loro e i pediatri”.

La campagna ‘Crescere Protetti’ prevede, oltre al lancio del portale, anche la distribuzione di materiale informativo all’interno degli studi pediatrici. Il progetto e’ stato realizzato grazie al contributo incondizionato di Napisan-Dettol.

“Napisan e Dettol hanno scelto di sostenere questo progetto forti di un impegno nei confronti delle famiglie italiane che da sempre li ha contraddistinti – afferma Patrizio Gregori, brand manager Napisan-Dettol – Abbiamo pensato a un luogo che potesse offrire alle mamme lo stesso senso di sicurezza e fiducia per aiutarle ad affrontare i dubbi e le incertezze relative alla cura e protezione dei loro bimbi e di se stesse”.

Fonte : ansa

Grazie anche alla mamma!

Il sacrificio, la volontà, la forza, la voglia di non arrendersi mai, la tenacia…
e poi i risultati, le soddisfazioni, gli applausi…
Dietro tutto ciò c’è sempre una mamma!

Campagna shock sul tema della violenza sui minori di Save The Children

Si chiama “La circolarità del salotto” (o della camera da letto, o della cucina, a seconda dell’ambiente) ed è la nuova campagna di sensibilizzazione di Save the Children, che mostra come dentro ogni bambino o bambina abusata, sgridata, trattata a strilli ed urli persino dai genitori si nascondano un padre o una madre a loro volta abusanti e verbalmente violenti. Con uno splendido effetto ottico il bambino o la bambina maltrattata si trasformano nel genitore che saranno.

Una campagna shock per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle violenze sui minori. È così che Save the Children intende promuovere una questione scomoda e per lo più ignorata. Sono circa 6 milioni i bambini costretti a lavorare e dall’ultimo rapporto Onu sulla violenza dei minori si stima che i bambini e gli adolescenti che subiscono forme di violenza siano tra i 500 milioni e un miliardo e mezzo. L’abuso sui minori è un fenomeno sempre più dilagante, che si consuma principalmente tra le mura domestiche. Ecco perché la campagna si chiama “La circolarità del salotto”: per ogni bambino violato o abusato si cela un potenziale genitore violento e con un effetto grafico viene mostrato il minore che, crescendo, maltratterà a sua volta.

Un’immagine che disturba e che svela un problema sempre più diffuso, che si consuma spesso nell’indifferenza o nell’omertà. La violenza domestica tende a tramandarsi come fosse una peculiarità genetica e lo dimostrano i dati: il 70% dei bambini maltrattati diventano dei genitori che maltrattano. Claudio Tesauro, presidente di Save the Children, racconta nel dettaglio cosa si intende per abuso, oltre a quello sessuale: “Tra le forme di violenza a cui un minore può essere sottoposto, ci sono anche le punizioni corporali, schiaffi, botte, maltrattamenti inferti con vari mezzi spesso in famiglia, dagli stessi genitori o comunque da adulti che dovrebbero prendersi cura dei bambini. Si tratta di pratiche troppo spesso sottovalutate o addirittura ammesse perché considerate educative. In realtà siamo in presenza di violenze che ledono profondamente il diritto all’integrità fisica e psichica di un bambino e quindi assolutamente inammissibili e da vietare al pari di altre forme di abuso”.

Risale oramai al 2008 la richiesta dell’ente al Parlamento italiano una riforma normativa che vieti espressamente le punizioni corporali, come già è previsto in altri paesi europei quali la Svezia, Norvegia, Finlandia, Austria, Cipro, Danimarca, Lettonia, Bulgaria, Ungheria, Germania, Romania, Grecia e, dal 2007, anche nei Paesi Bassi, in Portogallo e Spagna.

Fonte: yahoo

Pediatri 24 ore su 24

Pediatri disponibili ‘h24’ per tutta la settimana, sabato e domenica compresi, affiancati da specialisti ospedalieri, infermieri pediatrici, nutrizionisti, in ‘case della pediatria’ che diventino il punto di riferimento sul territorio per genitori e bimbi.

Dopo i medici di medicina generale, anche i pediatri guardano all’ h24 come evoluzione del sistema dell’assistenza. Una scelta che puo’ garantire da un lato una risposta ”efficace” alle nuove domande di salute (con la famiglia che cambia e le malattie croniche che incidono sempre di piu’), e dall’altro contribuire a superare gli ingorghi che sempre piu’ spesso si registrano ai Pronto soccorso, cui i genitori si rivolgono nella maggior parte dei casi anche quando non servirebbe.

 I pediatri, riuniti a Roma per il 68° congresso della societa’ italiana di pediatria (Sip), propongono il loro modello di riforma dell’assistenza, che, come ha spiegato all’inaugurazione il presidente Alberto Ugazio, ”e’ il miglior modo per uscire dal pericolo”, in una situazione di risorse sempre piu’ scarse e di numero dei pediatri in caduta libera, ”di abbandonare la pediatria universale e il principio generale che ogni bambino ha diritto ad essere curato dal pediatra”.

L’ipotesi avanzata dai pediatri e’ quella di chiudere i piccoli reparti di pediatria e di far confluire i pediatri ”dall’ospedale alle ‘pediatric home’ dove potrebbero lavorare ”insieme ai colleghi di libera scelta”, rafforzando nello stesso tempo ”i centri di eccellenza e i reparti dei grandi ospedali in grado di offrire un’assistenza pediatrica multispecialistica di alto livello qualitativo”.

Garantendo ai genitori un luogo sempre aperto e sempre disponibile si potrebbe cosi’ anche riuscire a fermare il fenomeno in crescita degli accessi impropri al Pronto Soccorso.

Fonte: ANSA

Troppi antibiotici ai bambini

Farmaci e bambini, in via generale le medicine che somministriamo ai nostri figli sono troppe. Gli antibiotici fanno poi la parte del leone nelle prescrizioni.

Il 9 e il 10 maggio i pediatri si riuniscono a Roma per 68° congresso della società italiana di pediatria (Sip), ma alcuni dati del rapporto “Arno bambini” sono già noti.
La conclusione è che ai bambini vengono date troppe medicine, soprattutto antibiotici, per patologie come l’influenza e il raffreddore che non necessitano sempre di strumenti farmaceutici così importanti. Il rischio è quello spesso paventato negli ultimi anni, la somministrazione non appropriata può rendere più resistenti i batteri.

Antibiotici ai bambini? Si, no, forse! Gli antibiotici sono una categoria di medicinali molto potente e di grande efficacia, vanno quindi somministrati ai bambini (così come agli adulti) solo quando è strettamente necessario e sotto stretto controllo medico.

Quasi sempre i motivi della somministrazione sono rappresentati da malattie dell’apparato respiratorio, quindi faringiti, bronchiti, febbre e a volte anche raffreddori. Ovviamente, non sempre è necessario l’assunzione dell’antibiotico, anche se oggi troppo spesso vi è un abuso. Una recente indagine, condotta su una settantina di medici-pediatri, rivela che hanno prescritto questo farmaco 59 volte su 100 ma solo 36 bimbi dei 59 avevano necessità dell’antibiotico. Di questi 36 bimbi, però, occorre sottolineare che per circa la metà, era veramente indispensabile l’assunzione dell’antibiotico.

Per velocizzare i tempi di guarigione, molte volte gli vengono somministrate delle medicine sotto forma di antibiotico. A lungo andare però, se il bimbo viene spesso “imbottito” di antibiotici, può portare anche all’allergia del farmaco. Inoltre, un abuso dell’antibiotico può portare disturbi gastrointestinali, come mal di stomaco e diarrea, giusto per citarne alcune, a testimoniare l’intolleranza. Ma l’abuso di antibiotici ha conseguenze anche verso la popolazione. I batteri sono facilmente trasmissibili da bambino a bambino, soprattutto se frequentano l’asilo o scuola materna che sia. Ed è proprio questo un altro motivo per cui si ricorre all’uso scorretto dell’antibiotico. Così facendo, aumentano i ceppi di batteri che resistono a questo farmaco.

I farmaci da automedicazione che vengono prescritti ad ogni bambino con una media di 2.7 confezioni. Un numero elevato rispetto agli altri paesi europei che vede gli antivirali al quinto posto dei farmaci più prescritti.
Sui motivi di questo eccesso di prescrizioni i pediatri si interrogheranno nei due giorni di congresso.

Fonte: QUI

Il sorriso del tuo bimbo..effetto droga per te mamma

Vedere un neonato sorridere è una delle cose più semplici e meravigliose a cui si possa assistere, è difficile stancarsene o farne a meno per i genitori, proprio come una droga.
 
 
 
 
 
 
 
Sarà per questo che gli album fotografici dei bebè sono pieni di foto quasi del tutto identiche che riprendono i sorrisi più belli.

Ebbene, una recente ricerca avrebbe dimostrato che le espressioni sorridenti dei più piccoli avrebbere degli effetti simili a quelli della droga, del sesso e del cibo, sul cervello delle mamme.
 
 
 
 
 
 
 
 
Lo studio è stato condotto dai medici dell’ospedale pediatrico del Texas e dai neuroscienziati del Baylor College of Medicine di Houston in Texas e pubblicato sulla rivista Pediatrics.
 
Il sorriso dei bimbi attiva le aree cerebrali della gratificazione, le stesse aree coinvolte in piaceri di diverso tipo, come ad esempio il sesso e le droghe 


Diabete Infantile

A provocare il diabete, è un aumento degli zuccheri nel sangue cui l’insulina, un ormone prodotto dal pancreas, non riesce a far fronte e riportarne la concentrazione nella norma.Questo comporta un’alterazione del metabolismo degli zuccheri (dei grassi, e delle proteine).
I fattori chiamati in causa nell’insorgenza del diabete in un bambino sono: un’alimentazione troppo ricca di zuccheri e non equilibrata nei vari componenti, condizioni particolari legate alla razza o all’ambiente, un difetto delle ghiandole endocrine (in particolare del pancreas) trasmesso come carattere ereditario (cause genetiche).
I sintomi del diabete nel bambino sono: un forte aumento dell’appetito (polifagia) e richiesta da parte del bambino di bere continuamente (polidipsia); inoltre, il bambino, bevendo spesso, urina più del solito (poliuria) e può ricominciare a bagnare il letto la notte anche se grandicello. Inoltre, nonostante mangi molto, il suo peso non aumenta e le condizioni dell’organismo decadono a poco a poco. Il bimbo deperisce e cambia carattere, perde la sua vivacità e diventa triste e scontroso, indifferente a tutto ciò che prima lo divertiva.
Un sintomo caratteristico del diabete infantile è l’acidosi, caratterizzato dalla comparsa di corpi chetonici (acetone) nelle urine oppure da uno stato di malessere con nausee, vomito, mancanza d’appetito e sonnolenza.
La terapia per un bambino diabetico deve raggiungere tre obiettivi: correggere lo squilibrio metabolico, vincere e prevenire l’acidosi, consentire uno sviluppo dell’organismo regolare e conforme all’età.
Questi tre obiettivi si raggiungono con l’insulina e la dieta.
La terapia con l’insulina è una terapia “sostitutiva” con la quale viene fornita al bambino la quantità di insulina che gli manca, affinché il suo organismo possa utilizzare gli zuccheri in modo normale. In genere, si comincia a somministrare al bambino una dose giornaliera più alta per poi arrivare a dargli una dose di mantenimento, vale a dire la quantità d’insulina di cui ha bisogno.
La dieta per un bambino diabetico deve essere controllata, ma soprattutto equilibrata, nei suoi vari componenti: bisogna tener conto della quantità di zuccheri, grassi e proteine di ogni alimento e del valore calorico. Consultando le tabelle degli alimenti, si può stabilire facilmente la quantità di pane, pasta o patate che un bambino può mangiare compatibilmente con il suo fabbisogno. Si consiglia visita del diabetologo.
Fonte QUI

Un segreto per non invecchiare…diventare mamma dopo i 40 anni

L’altro giorno il britannico The Times ha dedicato un’intera pagina a:“Il segreto per non invecchiare: un bambino dopo i quarant’anni”. L’articolo sottolinea che di solito si tende a parlare delle gravidanze nelle donne più grandi solo in termini negativi senza notare quello che c’è di positivo nell’avere un figlio quando l’orologio biologico è quasi arrivato al capolinea: “Le mamme più giovani devono attraversare un campo minato dalle aspettative per decidere se e quando  avere un bambino – è la tesi di Andrea Cornwall, professore di antropologia e sviluppo all’Università del Sussex -. E quando alla fine fanno il grande passo devono dividersi tra carriera e la cura dei piccoli covando un risentimento per il fatto che le tanto decantate relazioni alla pari vengono logorate dai salari diversi, dall’impari lavoro domestico e dalla poca stima di sé. Invece la maternità può essere una nuova e soddisfacente direzione dopo anni nel mondo del lavoro con una carriera avviata e sicura”.
Non v’è dubbio che avere un concentrato di energia di pochi anni che ti corre per casa mantenga giovane sia il corpo che la mente perché ti obbliga a un discreto esercizio fisico e ti consente di avere uno sguardo fresco sul mondo.
Il punto, però, non è se avere un figlio tardi sia o meno un elisir di giovinezza ma accettare il fatto che ognuno/a ha i suoi tempi, che la vita si è allungata, che non sempre il grande amore si incontra a venti anni. Quando di anni ne hai quaranta sei meno irrequieta, più saggia e valuti le cose con la leggerezza che l’esperienza ti consente. E questo può essere un grande vantaggio sia per le madri che per i figli.

Si tende a parlare delle gravidanze nelle donne più grandi solo in termini negativi, invece quei bambini possono avere una madre con una marcia in più.


Fonte: QUI

Elizabeth Stone

Decidere di avere un figlio è una scelta radicale. E’ decidere di avere per sempre il proprio cuore che cammina per il mondo, fuori dal proprio corpo.