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Bambina down arrestata per blasfemia in Pakistan

Rifta Masih, una bambina cristiana di undici anni affetta da sindrome di Down, è stata arrestata giorni fa in un quartiere povero di Islamabad dopo che alcuni vicini l’hanno accusata di blasfemia per aver bruciato pagine del Noorani Qaida, il manuale per imparare a leggere il Corano. La popolazione locale, senza attendere una verifica dell’accaduto, si è abbandonata ad atti di violenza su persone e cose, costringendo molti cristiani del quartiere a fuggire verso zone più sicure, infatti, i cristiani residenti nell’area Umara Jaffar di Islamabad, la stessa in cui vive Rimsha, sono stati “minacciati da estremisti”, tanto che 300 persone hanno abbandonato le proprie abitazioni per timore che venissero date alle fiamme. La popolazione, dopo aver sporto denuncia, avrebbe fatto pressione sulla polizia per procedere all’arresto. La piccola, residente a Mehrabadi, alle porte della capitale, è stata presa in consegna dagli agenti della polizia e trasferita in un riformatorio per due settimane in attesa che un giudice decida la sua sorte. Rifta è indagata per blasfemia, avendo “dissacrato il Corano” ed è perseguita in base all’articolo 295-B del Codice penale, che prevede appunto pene fino all’ergastolo.

Le leggi sulla blasfemia in Pakistan sono durissime e comportano pene che vanno dall’ergastolo alla pena di morte per chi è ritenuto colpevole di aver offeso o insultato il Corano o il Profeta Maometto.

Il mese scorso un disabile mentale musulmano è stato bruciato vivo a Bahawalpur, nel sud del Paese, dopo essere stato accusato di blasfemia. Una folla gli ha dato fuoco, come punizione “per aver profanato il Corano”.
Fra il 1986 e l’agosto 2009, mille persone sono state incriminate in base a questa legge, mentre oltre 60 sono state linciate dalla folla prima del processo o uccise da individui armati. Folle o individui che qualcuno continua a indottrinare e fomentare.

Non ho parole di fronte ad una tale assurdità.
Mi ritengo fortunata ad essere nata da questa parte del mondo, dove non vi sono leggi così estremiste e illogiche, dove la vita conta di più di una pagina di un libro, per quanto sacro possa essere.
Se un bambino qualsiasi in Italia bruciasse le pagine della Bibbia, nessuno farebbe nulla, al massimo gli arriverebbe uno scapellotto perchè poteva causare un incendio.

AGGIORNAMENTO IN DATA 09/09/12
 Il tribunale di Islamabad ha accettato la richiesta di libertà dietro cauzione per la bambina cristiana Rimsha Masih, accusata di blasfemia, ed in carcere dal 16 agosto scorso. ponendo come condizione il pagamento di una cauzione di 500.000 rupie pachistane (4.141 euro).

Forse l’hanno liberata perchè la notizia è apparsa sui giornali e molti si sono interessati alla vicenda, altrimenti sarebbe finita come tutte le altre volte

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Chirurgia estetica per bambini Down, il Comitato di bioetica è contrario

Vi sono genitori che sottopongono i propri figli affetti da sindrome di Down ad interventi di chirurgia estetica per eliminare i tratti somatici caratteristici della malattia. Si tratta di casi isolati ma presenti, anche in Italia. Il Comitato Nazionale di Bioetica ha dato parere negativo a questa pratica attraverso il report “Aspetti bioetici della chirurgia estetica e ricostruttiva”.

Il documento redatto e firmato dai proff. Lorenzo d’Avack, Laura Palazzani e Giancarlo Umani Ronchi intende instaurare una riflessione In particolare sul fatto che non si tratta di un intervento strettamente terapeutico nè di una necessità del paziente, ma dei genitori per aiutare il proprio figlio a vivere una vita il più possibile priva di pregiudizi. Vengono quindi utilizzate, le parole “accanimento estetico”.
Infatti, non esiste alcuna prova che un’operazione di chirurgia estetica migliori l’accettazione che la persona o il bambino Down ha di sé. Al contrario, alcune ricerche dimostrano come il mutamento d’aspetto spesso sia controproducente. La riconoscibilità della patologia in vari casi aiuta la presa di coscienza circa la propria identità da parte della persona Down, e allo stesso tempo le persone si relazionano con i Down con diverse aspettative.
L’operazione è ritenuta eticamente accettabile se il paziente è ben conscio di rischi e benefici, della necessità di cure costanti e se vi sia un effettivo miglioramento della salute.
Non ho esperienza alcuna con bambini Down, quindi non posso avere un’idea per conoscenza, ma solo superficiale, ma credo che cambiare l’aspetto fisico, non cambi la persona, ma è solo un parere personale.

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Pet Therapy

Con il termine pet therapy (in italiano, zooterapia) s’intende, generalmente, una terapia dolce, basata sull’interazione uomo-animale.
La pet therapy è una co-terapia che affianca una terapia tradizionale in corso. Lo scopo di queste co-terapie è quello di facilitare l’approccio medico e terapeutico delle varie figure mediche e riabilitative soprattutto nei casi in cui il paziente non dimostra collaborazione spontanea. La presenza di un animale permette in molti casi di consolidare un rapporto emotivo con il paziente e, tramite questo rapporto, stabilire sia un canale di comunicazione paziente-animale-medico sia stimolare la partecipazione attiva del paziente.

Si individua l’animale corretto per il singolo paziente in base alle preferenze personali, alle capacità psico-fisiche, all’analisi delle eventuali fobie specifiche, alle allergie ed in base alla risposta emotiva nelle prime sedute.

Gli animali che vengono abitualmente coinvolti nella pet-therapy sono cani, gatti, criceti, conigli, asini, capre, mucche, cavalli, uccelli, pesci, delfini.

La pet-therapy giova ai bambini con particolari problemi, negli anziani, in alcune categorie di malati e di disabili fisici e psichici il contatto con un animale può aiutare a soddisfare certi bisogni (affetto, sicurezza, relazioni interpersonali) e recuperare alcune abilità che queste persone possono avere perduto

Che si tratti di un coniglio, di un cane, di un gatto o di altro animale scelto dai responsabili di programmi di pet therapy, la sua presenza solitamente risveglia l’interesse di chi ne viene a contatto, catalizza la sua attenzione, stimola energie positive distogliendolo o rendendogli più accettabile il disagio di cui è portatore.
La gioia e la curiosità manifestate dai piccoli pazienti durante gli incontri con l’animale consentono di alleviare i sentimenti di disagio dovuti alla degenza, tanto da rendere più sereno il loro approccio con le terapie e con il personale sanitario. Le attività ludiche e ricreative organizzate in compagnia e con lo stimolo degli animali, il dare loro da mangiare, il prenderli in braccio per accarezzarli e coccolarli hanno lo scopo di riunire i bambini, farli rilassare e socializzare tra loro in modo da sollecitare contatti da mantenere durante il periodo più o meno lungo di degenza, migliorare, cioè la qualità della loro vita.
Nelle strutture dove è stato possibile svolgere un programma di pet-therapy, i bambini ricoverati hanno ritrovato il sorriso, erano più tranquilli e hanno superato con maggior serenità il periodo di degenza.

La pet therapy prevede che il bambino si occupi dell’animale, gli dia da mangiare, lo coccoli, lo accarezzi e giochi con lui; non solo: prevede anche che queste attività vengano svolte insieme ad altri bambini, in modo da favorire la socializzazione.Tutto questo permette di migliorare molto la qualità della vita dei piccoli pazienti durante la permanenza in ospedale.La pet-therapy è un’ottimo aiuto per la cura di quei bambini che sono affetti da disturbi dell’apprendimento o problemi psicomotori, da sindrome di Down e autismo.

Per approfondire l’argomento guarda QUI