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Olimpiadi, come si allenano i cinesi per diventare futuri campioni olimpici…da paura!

Matt Blaken, un giornalista, si è recato nel Nanning Gymnasium, una delle palestre più importanti della Cina, dove bambini di ogni parte del paese vengono allenati, con metodi inconcepibili per noi occidentali, a diventare dei futuri campioni, ha firmato poi un reportage del quotidiano britannico “Daily Mail”.
Ma mentre le tecniche di formazione sembrano estrema agli occhi occidentali, forniscono una spiegazione del perché gli atleti cinesi a Londra 2012 sembrano così facilmente in grado di nuotare, tuffarsi, sollevare e dirigersi verso la vittoria in ogni campo.
I cinesi iniziano ad allenarsi ad un’età incredibilmente precoce, ad un’ età non superiore a cinque fanno faticose sessioni di allenamento fisico. Sono bambini provenienti da famiglie molto povere che puntano tutto sui loro figli per farli diventare campioni olimpici e portare così a casa tanti soldi. Passano la maggior parte del loro tempo in palestra, i maestri sono duri,severi e danno punizioni corporali anche per un semplice errore
Nessun atleta europeo sarebbe in grado di sopportare gli allenamenti durissimi a cui vengono sottoposti gli atleti cinesi fin da piccoli. Vengono plasmati a misura del volere degli insegnanti, piegati fino a quando non diventano elastici e in grado di fare le sequenze atletiche senza sbavature di alcun genere

Nel caso in cui si dimenticassero perché sono lì, un grande cartello sul muro glielo ricorda… ‘GOLD’ che sta per ORO olimpico.La loro missione nella vita è quello di battere gli americani e raggiungere il più alto gradino del podio.Il lato oscuro dello sport: gli allenamenti shock dei bambini cinesi “predestinati” a diventare campioni


Il lato oscuro dello sport. La sofferenza più estrema dietro un oro olimpico.

Io non sottoporrei mai mio figlio a certe sessione sportive. E’ vero che sport è anche disciplina, ma qua esageriamo!!
Ieri ho chiesto a mia cognata:
“Le stai seguendo le Olimpiadi?”
e lei..
“Che Olimpiadi?”
Ahahahahahahahah…

Robbie Williams annulla l’esibizione alle Olimpiadi 2012

Robbie Williams diventerà presto padre e non vede l’ira che nasca la sua bambina. Il cantante ha deciso di non partecipare alla cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici di Londra in programma il 12 agosto ad Hyde Park perché la moglie Ayda Field dovrebbe dare alla luce la loro primogenita proprio in quei giorni.

L’ex Take That sta vivendo davvero un momento felice e sembra aver finalmente trovato il proprio equilibrio. La coppia ha annunciato la gravidanza lo scorso mese di marzo, sono spoasati da due anni.
Proprio nei giorni scorsi il cantante ha postato su Twitter una foto della moglie che mette in bella vista il pancione accompagnata da un messaggio che in pochissime esprime tutta la gioia e l’orgoglio che riempiono il cuore del cantante: “Ecco le mie due ragazze!” .

Robbie avrebbe dovuto esibirsi sul palco delle Olimpiadi e cantare il celebre brano “Life on Mars” di David Bowie, questo impegno però non gli avrebbe assicurato la presenza al momento della nascita della sua piccolina, quindi Robbie ha annullato l’impegno di lavoro.
Eh bravo il neo papà!!!

Crescere un atleta olimpico, mamme da medaglia

Oggi è un campione olimpico, tre medaglie d’oro nel suo palmarès, di cui due ai Giochi Olimpici di Pechino, ma all’inizio della carriera Ryan Lochte non la prendeva così seriamente, gli piaceva farsi cacciare dagli allenamenti. Il suo problema? Sua mamma era l’allenatrice.

“Quando aveva quattro o cinque anni, Ryan partecipò alla sua prima gara e sconfisse un bambino di 9 anni – racconta la mamma Ileana – Dopo quella vittoria, lo vedevo giocherellare in giro e mi domandavo: ‘Mi prendi in giro? Devi darci dentro! Io sono molto competitiva’”.

L’importanza deol gioco di squadra. Questa la lezione di vita che Rudy Fernandez ha imparato sul campo. Medaglia d’argento ai Giochi di Pechino 2008 con la sua squadra, la Spagna, la sua prossima sfida saranno le Olimpiadi di Londra 2012.
“Devo ringraziare mia madre per il giocatore che sono oggi, perché sul campo da basket devi portare le cose che impari nella vita quotidiana. Preferisco passare un pallone così un compagno è felice ed essere un buon compagno di squadra, così posso aiutare la squadra a vincere. E’ ciò che mi ha insegnato la mia famiglia” aggiunge il cestista spagnolo.
“Se vuoi andare alle Olimpiadi, vai per vincere la medaglia d’oro, non così tanto per andarci”: questo l’insegnamento che Margie Walsh ha trasmesso alla figlia Kerri Walsh. E così è stato. Kerri, giocatrice statunitense di beach volley, ha portato a casa ben due ori olimpici. Nel 2004 ad Atene e nel 2008 a Pechino.
“Mia mamma è una forza della natura. La porto sempre ad ogni partita – racconta Kerri, che lei stessa ha due figli – Voglio il suo cuore, la sua tenacia, il suo impegno a vincere ad ogni costo. Sono cose che penso di avere”.
La madre di Kerri le è stata accanto anche nei momenti duri, come quando prima delle Olimpiadi di Sydney nel 2000 le trovarono un livello sospetto di testosterone. Ma dopo nuovi test, risultò che Kerri non aveva assunto nessuna sostanza e continuò i Giochi Olimpici.
E riguardo alla sua esperienza di mamma dice “Se potessi essere la madre dei miei figli come la mia è stata per me, sarei una mamma fantastica. Voglio essere una leonessa per i miei figli”. 

Crescere un’ atleta olimpico, mamme da medaglia

Cresciuta in un piccolo villaggio dell’India, Kavita Raut è ora l’orgoglio della sua nazione grazie al suo talento da atleta. Dalle strade sterrate del suo paese fino alla medaglia di bronzo ai Giochi del Commonwealth nel 2010. La prossima grande sfida di Kavita saranno i Giochi Olimpici di Londra 2012.

Dietro ogni campione olimpico c’è una madre che lo ha sostenuto da sempre.
Come nel caso di Matteo Tagliariol, oro nella spada ai Giochi Olimpici di Pechino, uno degli schermidori più premiati nella storia recente dello sport italiano. Matteo ha sacrificato parte della sua gioventù” racconta mamma Francesca “Chi era attorno a lui era consapevole della sua bravura, mentre lui aveva qualche dubbio”. Proprio a superare i momenti difficili il sostegno della famiglia è fondamentale. “Il 2003 è stata l’anno più difficile. Ha avuto la tentazione di mollare, rinunciare a tutto. periodo di riflessione. Abbiamo parlato a lungo e alla fine sono riuscita a fargli capire che quella era la sua vita”.

Crescere un atleta olimpico, non è cosa da tutti, ci vuole molta costanza e determinazione anche da parte dei genitori. Confortarli in caso di sconfitta e spingerli se vogliono arrendersi, perche si sa che ce la possono fare, non è facile, è un comportamento che può essere frainteso e creare incomprensioni, ma alla lunga le risposte arrivano e allora si esulta!!!
Brave mamme, bravi figlioli!!