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L’attacco a Nadia Toffa

Pochi giorni fa Nadia Toffa ha rilasciato un’intervista nella quale dichiara che per lei il cancro è stato un dono. Non l’avesse mai detto, non l’avesse mai scritto, le hanno augurato le peggior cose. Io sono rimasta allibita. odio
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Hunziker nella bufera

Mi piace Michelle, molto, moltissimo. L’ho sempre vista come una donna capace, caparbia, in gamba, bella, gentile, ironica, alla mano, una di noi pur non essendolo.
Michelle settimana scorsa ha partorito una bellissima bimba, almeno credo, non la si è vista sbattuta sui giornali come Santiago di quella bellona di Belen.
Torniamo a noi, queste è un’altra storia…..
Michelle ha partorito e dopo pochi giorni dal parto è tornata in studio, contenta e felice di poterlo fare. Sta bene, è in forma, ha qualcuno che l’aiuta, perchè non farlo? Se lei se la sente è giusto che lo faccia.

Perchè molte donne si sono scandalizzata di fronte alla sua dichiarazione?
Lei non ha di certo voluto buttare alle ortiche anni di lotte e di riconoscimenti a favore della maternità, del parto e del primo anno del bambino, non sia mai.
Michelle si porta la bimba, si allontana qualche metro, parla, ride, scherza, torna dalla sua bimba, che nel frattempo è ben accudita, che male c’è?
Lei è una mamma privilegiata, lo sappiamo tutti, non lavora in miniera e nemmeno in un campo di riso sotto le intemperie e con i piedi nell’acqua.
Perchè tutte queste polemiche cattive e pungenti?
La maggior parte delle donne che lavorano in proprio devono rientrare al lavoro quanto prima e non certo per una sola ora, anche se vorrebbero starsene a casa a godersi il proprio bimbo. Loro sono costrette, certo, ma non credo che Michelle abbia voluto offendere queste donne o buttar loro in faccia la sua fortuna, i suoi privilegi, rientrando al lavoro ad una settimana dal parto.
Non credo che Michelle abbia voluto creare un precedente con il quale verrà modificata una legge ottenuta dopo anni e anni di battaglie, non era questo il suo intento, come ho letto da qualche parte.
Tornare al lavoro per lei significa entrare in uno studio nel quale si sente a casa, quindi è molto più semplice che per altre mamme.
Comunque Michelle non ha di certo bisogno di essere difesa da nessuno, ma nemmeno di essere attaccata con tanta veemenza gratuita.
Una battaglia bisognerebbe farla nei confronti di quelle donne che utilizzano queste leggi per i motivi sbagliati, ma anche questo è un tasto dolente che non voglio affrontare oggi.
Per la cronaca:
io ho lavorato durante tutta la gravidanza, fino al giorno stesso in cui ho partorito.
Ho finito alle 15, alle 17 avevo il monitoraggio, alle 23.40 ho partorito.
Dopo tre giorni sono uscita dall’ospedale e il giorno dopo ero in laboratorio a lavorare.
Scelta obbligata certo, non avevo a chi delegare il lavoro che io seguivo, ma stavo bene, l’ho fatto e sono fiera di avercela fatta, con sacrificio, ma ce l’ho fatta, ho perso il latte al quarto mese a causa dello stress, ma ce l’ho fatta, non mi sono goduta il mio bambino come ogni mamma vorrebbe fare i primi mesi dopo la nascita, ma ce l’ho fatta….
Adesso quasi piango…ma ce l’ho fatta…..
😉

Vedi un fiore e ricordi…

Stamattina mentre andavo al lavoro sull’uscio di una casa ho visto una pianta bellissima, avrei voluto fermarmi per fotografarla, ma non era possibile, mi avrebbero presa per una ladra, magari.
Nel momento in cui l’ho vista mi è venuta in mente mia mamma, lei amava quel fiore.
A primavera, dopo le prime giornate di sole, sistemava i vasi all’aperto, lungo la scala esterna e dopo un po’ fiorivano in tutta la loro bellezza.

 

Ogni volta che scendevo la scala, mi fermavo a guardarli, erano davvero bellissimi, dei fiori perfetti.
Voglio quel fiore, voglio che illumini le mie giornate ogni mattina, in ricordo di lei.
Ho scoperto che questo fiore si chiama lilium hybrid e ne esistono di molteplici colori, sono uno più bello dell’altro.

L’immagine del fiore l’ho trovata in questo blog ed è esattamente il colore dei fiori che aveva mia mamma.

 

 

 

Lettera a mia mamma

Io e Ma

Ciao Ma, come si sta là?
Troppi anni son passati da quando non ci sei più, eppure mi sembra ieri che sei andata lassù.
Perchè? Come mai sembra che il tempo si sia fermato?
Come mai il mio dolore è uguale se non più intenso e il mio cuore non si è rassegnato?
Come mai sento ancora così tanto la tua mancanza?
Dicono che il tempo allevia le ferite. A me non sembra proprio possibile.
Mi manchi ancora tremendamente, mi manchi da sempre.
Hai lasciato dietro te un vuoto incolmabile, un vuoto palpabile.
Hai lasciato dietro te una vita ancora da vivere, piena di esperienze uniche.
Vorrei che tu fossi qui, vorrei che vedessi i tuoi nipoti, vorrei che condividessi con me, con noi, il tuo tempo, il tuo broncio, il tuo sorriso, il tuo sguardo di disapprovazione sempre sul tuo viso.
Vorrei che la vita fosse andata in maniera diversa, vorrei che tu non ti fossi persa in discussioni inutili, in rimproveri sterili.
Vorrei che mi avessi amata di più, accettata di più, rispettata di più, nelle mie scelte, nelle mie strade percorse, nelle mie indecisioni, nelle miei prese di posizioni.
Vorrei molte cose, ma ormai tutto si è compiuto, tu non ci sei più in questo mondo a te ormai sconosciuto.
Arrivederci Ma.

La mia mamma era…

La mia mamma era una tipa tosta. Era nata all’inizio della seconda guerra mondiale, quando c’era penuria di cibo, i papà erano in guerra e le mamme si occupavano di tutto.
Mia mamma aveva 3 sorelle e 7 fratelli, lei era la quarta, quindi responsabilizzata sin da subito.
Mia mamma da giovane allevava i bachi da seta, era brava, poi cominciò a fare la magliaia, ma non le piaceva. Voleva fare l’infermiera, era il suo sogno, ma la nonna non l’ha mai lasciata andare, i maschi studiavano, le femmine aiutavano in casa e lavoravano.
Mia mamma si è sposata a 22 anni, l’hanno dopo ha avuto mio fratello, dopo 4 anni sono nata io, ma la voglia di fare l’infermiera non le era passata.

Quando ho iniziato ad andare alla scuola materna, mamma si è iscritta alla scuola di infermiera, allora lo si diventava in un anno, un corso intensivo, lavoro in corsia sin da subito.
La ammiro per ciò che ha fatto, due figli, un marito, la casa, lo studio e il lavoro. E’ stata brava, è stata determinata, ce l’ha fatta. Lavorava in un noto ospedale, nel reparto di pediatria, le piaceva, anche se era difficile conciliare il tutto, ma papà l’ha sempre aiutata molto e noi….noi siamo cresciuti.
Il suo carattere era troppo forte per me, mi prevaricava, mi comandava, ci scontravamo, me nemmeno tanto, io cedevo, non sono forte, mi arrendo, combatto poco per me stessa.
Mi son sposata, me ne sono andata, ci siamo allontanate, voleva comandare ancora e io tenevo le distanze.
Ha capito? Non lo so, ma avanzando con l’età un po’ si era ricreduta su di me, sulla famiglia che avevo creato e ha cominciato ad avvicinarsi, a parlarmi di più. Mi diceva che voleva trasferirsi vicina a casa mia, forse anche perchè avevamo scoperto che mio papà aveva una malattia degenerativa grave.
Ero felice, per la prima volta stava preferendo me a mio fratello, aveva un debole per lui, era il suo preferito.
Aveva letto la sua cartella clinica, sapeva cosa aveva, sapeva che sarebbe morta da lì a poco, ma non ne abbiamo mai parlato, non siamo riuscite ad entrare nell’argomento, non ci siamo dette addio.
Abbiamo lasciato che i giorni trascorressero, ci siamo tenute compagnia, abbiamo parlato di tutto e di niente. Avrei voluto farti tante domande, sapere di più, dirti che ti volevo bene, ma non ce l’ho mai fatta.
Ti abbracciavo, ma tu difficilmente ricambiavi, non sei mai stata capace, non eri da gesti affettuosi, come non lo è papà e mio fratello. Io sono quella che abbraccia, che bacia, che fa sentire l’affetto con i gesti, voi non lo siete mai stati, fate fatica a lasciarvi andare.
Te ne sei andata due giorni dopo aver compiuto 62 anni, ma il tuo compleanno l’avevamo “festeggiato” un mese prima, ricordo ancora la tua frase: “Ho preparato la torta oggi, non so se arrivo al mio compleanno”. Mi stavi preparando, mi avvisavi in ogni modo, sapevi che sono fragile, che sarei crollata, che una parte di me sarebbe morta con te. Lo sapevi e così è stato.
Piango per tutto ciò che non è stato, per tutto ciò che ci siamo perse, per la complicità che non abbiamo avuto, per la paura che ho sempre avuto di te, per le botte prese, per le occasioni mancate.
Piango perchè mi manchi tanto, perchè ho pregato tanto che non morissi, ma nessuno mi ha ascoltato. Piango perchè mi sono sentita abbandonata, perchè sono orfana di madre, perchè con te se n’è andato il mio passato e un futuro che sarebbe potuto essere diverso, magari migliore o forse no, mi sto solo illudendo.

Questo post partecipa al Giveaway di Francesca, se volete partecipare anche voi parlando della vostra mamma, andate QUI, avete tempo fino al 21 Aprile.

Sono la mamma di…

Quando vieniamo al mondo i nostri genitori ci danno un nome e un cognome che ci accompagneranno tutta la vita, o almeno così pensiamo noi, perchè se sei femmina, ti devi ricredere.
Nel momento in cui mi sono sposata non sono più stata la signorina Sprizzoenergiadatutteleparti, ma ho acquisito per diritto o per obbligo, il cognome di mio marito, che a dir la verità , uso poco, mi piace il mio cognome, mi identifica di più, anche perchè mia cognata si chiama come me e lei è l’originale, il mio è un cognome imposto dalla legge italiana.
Nel momento in cui metti al mondo un bimbo, cambi identità un’altra volta,
già dopo essere uscita dalla sala parto, diventi “La mamma di…”, nessuno ti chiamerà più per nome, nessun estraneo, ovvio.
Quando vai dalla pediatra ti senti dire: “Buongiorno signora, lei è la mamma di….”, non sei più la signora Sprizzoenergiadatutteleparti.
Quando prendi un appuntamento idem come sopra.
Quando inizia la scuola materna, il saluto appena entri è: “Ciao mamma di….”, quasi quasi, se per sbagliano vengono a sapere il tuo nome e ti chiamano, nemmeno ti volti, non sei più abituata.
So che verrà il momento in cui non verrò più identificata così, il bimbo crescerà e io tornerò ad essere la signora Sprizzoenergiadatutteleparti, o forse a quel punto diventerò la signora Sprizzavoenergiadatutteleparti, ma sono sicurà che mi mancherà essere chiamata “la mamma di…” mi mancherà moltissimo, chissà, magari diventerò: “La nonna di…”, ma non credo nell’immediato, almeno spero!

Dedicato a tutte le mamme

Fare la mamma è una roba difficile, per stomaci forti.
Quando sei incinta, non sei più padrona del tuo corpo: dentro di te tuo figlio pretende attenzioni, riposo, cibi sani, risate, serenità… e tu non sei tu.
Tu sei il tuo pancione, tu sei una pancia che cammina e che attrae gli sguardi di tutti,  le mani di tutti e le considerazioni (stupide) di tutti: lo sai che se la pancia è bassa è un maschio? Lo sai che se mangi le cipolle il bambino piange? Lo sai che non dovresti guidare la macchina?
Poi il bambino nasce e tu non sei nemmeno più la pancia che lo conteneva, adesso sei l’attrice non protagonista, quella che nemmeno appare sulle locandine, quella di cui nessuno ricorda il nome. E così, anche se hai ancora il sedere grande come una portaerei, entri in una stanza e diventi improvvisamente invisibile, nemmeno tua madre si ricorda di te, e finisci a far da tappezzeria in casa tua, mentre amici e parenti ti strappano il neonato dalle braccia e se lo rimpallano come un pallone da rugby.

Per fortuna c’è sempre qualcuno che sa fare la mamma meglio di te: ma lo sai che lo vesti troppo o troppo poco? Ma lo sai che il tuo latte non è buono? Ma lo sai che quando il bambino ha l’aria nella pancia devi bere la tisana di semi di finocchio?

Ma una mamma lo sa. Una mamma sa tutto.
Una mamma sa che il legame tra lei e il suo bambino è intenso e profondo e atavico. E’ un legame che nasce da un odore, dal contatto di pelle, da un suono. Un legame che nasce dai tessuti, dai pori, dalle cellule… un legame desossiribonucleico.
Perchè una mamma è mamma tante volte: quando appaiono le due lineette rosa sul test di gravidanza, quando partorisce, quando allatta, quando cambia un pannolino, quando prepara il primo brodino, quando insegna a suo figlio a ridere, a camminare, a parlare, a correre… ad essere una persona.
Una mamma rinasce durante ogni tappa di crescita del proprio bambino.
E quando il neonato è diventato un bimbo grande, una mamma rinasce di nuovo, perchè sa che suo figlio non le appartiene, e che adesso appartiene al mondo a cui lei lo ha consegnato.

Ho trovato questo scritto nel web, mi ha fatto emozionare, spero abbia fatto emozionare anche te.

Per te mamma…

Prenditi un momento per pensare.
Rendi onore e omaggio, dimostra quanto ami colei che chiami MAMMA.
Non c’è sostituto alcuno per lei.
E anche se non sempre la si può considerare la migliore amica, anche se il suo modo di pensare non s’accorda con il tuo, lei è sempre la mamma.
Domandati: hai avuto tempo per star con lei, per ascoltare le sue lamentele, per alleviare le sue stanchezze?
Sii prudente e generoso.
Portale il debito rispetto.
Quando lei avrà lasciato questo mondo, ti resteranno solo bei ricordi di colei che hai chiamato MAMMA.

Trovata nel web