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Intenso come un ricordo * Jodi Picoult *


La perdita è più della semplice morte, e il dolore è il grigio mutaforma dell’emozione.


Leggo molti libri che parlano della Seconda Guerra Mondiale, libri e storie che sono ambientate all’interno dei campi di concentramento. Il più delle volte sono scritti dai sopravvissuti, o dai loro parenti, che fanno un lavoro di ricerca dopo aver sentito per molte volte i racconti dei loro cari e non volendo che queste memorie  finiscano per essere dimenticate le fissano su carta e le condividono col mondo.

E’ un libro ben scritto, una storia intensa, drammatica ed emozionante. 


La protagonista è Sage Singer, una ragazza sfigurata in viso in seguito ad un incidente automobilistico in cui sua madre perde la vita. Fa la fornaia di notte cosicchè non debba incontrare gente. Ha un amante, un uomo sposato e con figli, un uomo che non sarà mai suo veramente.
Dopo la morte della madre inizia a frequentare un gruppo di supporto per la rielaborazione del lutto e qui incontra Josef, un insegnante di tedesco novantacinquenne, a cui è appena morta la moglie, un uomo tranquillo e benvoluto nella comunità. Pian piano si conoscono, si frequentano e Josef inizia a parlare del suo passato, della guerra, delle SS, di cui lui ha fatto parte. Chiede a Sage di aiutarlo a morire, cerca redenzione e perdono da lei perchè ebrea.

Nel libro ci sono più voci narranti, i racconti si intrecciano,  i ricordi affiorano, i nodi si dipanano, la verità viene a galla.

Nel leggerlo ho pianto più volte, è un libro molto toccante, che fa vibrare l’anima.

Con questo post partecipo al Venerdì del libro di Homemademamma.

Per non dimenticare, bisogna ricordare..La giornata della memoria

Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.
Elie Wiesel, La notte
 
La nostra voce, e quella dei nostri figli, devono servire a non dimenticare e a non accettare con indifferenza e rassegnazione, le rinnovate stragi di innocenti. Bisogna sollevare quel manto di indifferenza che copre il dolore dei martiri! Il mio impegno in questo senso è un dovere verso i miei genitori, mio nonno, e tutti i miei zii. E’ un dovere verso i milioni di ebrei ‘passati per il camino ‘, gli zingari, figli di mille patrie e di nessuna, i Testimoni di Geova, gli omosessuali e verso i mille e mille fiori violentati, calpestati e immolati al vento dell’assurdo; è un dovere verso tutte quelle stelle dell’universo che il male del mondo ha voluto spegnere… I giovani liberi devono sapere, dobbiamo aiutarli a capire che tutto ciò che è stato storia, è la storia oggi, si sta paurosamente ripetendo.
Elisa Springer, Il Silenzio dei Vivi
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
(Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947)
 
Auschwitz 
Son morto ch’ero bambino
son morto con altri cento
passato per il camino
e adesso sono nel vento.

Ad Auschwitz c’era la neve
il fumo saliva lento
nel freddo giorno d’inverno
e adesso sono nel vento.

Ad Auschwitz tante persone
ma un solo grande silenzio
che strano non ho imparato
a sorridere qui nel vento.

Io chiedo come può l’uomo
uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento.

Ancora tuona il cannone
ancora non è contenta
di sangue la bestia umana
e ancora ci porta il vento.

Io chiedo quando sarà
che l’uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento si poserà.
Grancesco Guccini, spesso interpretata dai Nomadi

Irena Sendler: La vita in un barattolo di vetro

Il 27 gennaio è un giorno speciale, è il Giorno della Memoria, è una ricorrenza internazionale, nata per ricordare tutti coloro che sono stati vittima del nazismo, dell’Olocausto e per ricordare anche coloro che, rischiando la loro vita hanno aiutato a salvarsi decine, centinaia  o migliaia di persone.

Irena Sendler è una di queste persone, di questi angeli. Irena nacque nel 1910 a Varsavia in Polonia. Nel 1939, quando scoppiò la II Guerra Mondiale Irena lavorava nel sociale e iniziò sin da subito a proteggere gli amici ebrei. Nel 1940 entrava nel ghetto con varie scuse relative al suo lavoro, invece il vero motivo era salvare, portando fuori dal ghetto decine di bambini, salvandoli. Arrivò a salvare circa 2500 bambini, facendoseli affidare dai genitori,  creando loro una nuova identità e affidandoli a famiglie cattoliche. Irena scriveva in una lista tutti i nomi dei bambini e, a chi venivano affidati. Nascose all’interno di un barattolo questi scritti, mise il barattolo sottoterra nel giardino di un suo vicino di casa che abitava di fronte ad una caserma tedesca.
Un giorno Irena venne catturata dalla Gestapo e torturata, le ruppero le gambe e le braccia, ma Irena fù forte, fù eroica e non rivelò mai il suo prezioso segreto. Fu condannata a morte, ma un’organizzazione clandestina chiamata Zegota, riuscì a liberarla corrompendo un ufficiale tedesco. 
Una volta finita la guerra Irena si diede la fare per cercare di ricongiungere le famiglie, ma purtroppo molti dei genitori erano morti nei campi di concentramento, erano stati sterminati.
Irena si è spenta a Varsavia il 12 Maggio 2008.
Nel 1999 tre studentesse del Kansas hanno dato vita ad un progetto di sostegno per la conoscenza pubblica di questa vicenda, troverete la storia sul sito irenasendler.org..
E’ stato scritto un libro da Anna Mieszkowska, “Nome in codice Jolanta” , che non mancherò di leggere ed è stato realizzato anche un film interpretato dall’attrice Anna Paquin, “The courageus heart of Irena Sendler”, speriamo arrivi presto in Italia. 
Irena ha salvato un pezzo di umanità, pensate a quei 2500 bambini che a loro volta ne avranno fatti altrettanti e così via…E’ proprio vero, chi salva la vita, salva l’umanità intera.
Irena è un esempio per noi tutte, è stata una donna eroica, una donna coraggiosa, una donna piena d’amore, dobbiamo ricordarla assolutamente!